Rainbow Reading #5 — Parte 3, Episodi 10-18.

Dopo aver impersonato, in modo più o meno accurato, una Dorothy in Europa Centrale, e dopo essere stato catturato e interrogato sotto l’effetto dell’amytal da Čičerin, Slothrop incontra Margherita Erdmann, un’attrice minore e mentalmente instabile dei film muti che lavoro sotto il nome di Greta. Slothrop continua a cercare informazioni sui missili e accompagna Margherita/Greta che invece è in cerca della figlia Bianca. Si imbarcano sull’Anubis, una nave che dovrebbe portarli fino a Swinemünde, città sul Mar Baltico che è anche sito missilistico. Sull’Anubis Slothrop incontra altre perversioni, un’orgia, un comandante della Marina Imperiale Giapponese che il giorno dopo tornerà a Hiroshima, e cambierà identità per la quarta volta prima di venir tramortito. Soprattutto in questi episodi Pynchon costruisce alcune coppie dicotomiche, a volte per opposti, altre per complementari altre ancora per contraddittori, che aiutano a individuare alcuni snodi tematici del testo. 

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IMG_2268Per bocca di un personaggio di Wonder Boys Michael Chabon aveva definito Gravity’s Rainbow come quel libro che “ti insegna man mano come devi leggerlo.” Sempre Chabon su Moonglow —forse il suo libro più pynchoniano—parla di un episodio di Gravity’s Rainbow, ossia del lungo episodio centrale in cui compare Franz Pökler, personaggio secondario, ma in un certo senso fondamentale per capire alcuni snodi nevralgici del testo. Franz Pökler è “un giovane ingegnere la cui carriera traccia la storia del volo spaziale in Germania: il periodo del «Razzoporto di Berlino» in epoca Weimar e il romanticismo della Verein für Raumschiffahrt, Frau im Mond e la febbre dei razzi, la militarizzazione della ricerca missilistica seguita all’ascesa di Hitler, Peenemünde e – scoprii con un sobbalzo – Nordhausen, dove a un certo punto capita anche il protagonista del libro, Tyrone Slothrop.” (Michael Chabon, Sognando la luna, trad. it. Matteo Colombo, Rizzoli). Chabon lega Franz Pökler a Willy Ley, scrittore di fantascienza e forte oppositore della missilistica a scopi militari, che fuggì dalla Germania negli Stati Uniti. In verità Pökler è un Ley rovesciato: ingegnere missilistico che lavora allo sviluppo del missile in Germania, ha verso i missili e il programma missilistico un rapporto di ingenuo ottimismo, volendo vederli come una propulsione per un progresso inimmaginabile, un mezzo che un giorno verrà usato “per staccarci dalla terra. Per trascendere… un giorno… le frontiere non avranno più significato. Avremo a disposizione tutto lo spazio interplanetario.” Contro Franz, la moglie Leni, l’abbiamo già incontrata in un bellissimo episodio nella prima parte, dove Pychon in un certo senso la usa per mettere nel libro il nascente femminismo degli anni ’60 e la crescente cultura consumistica, sebbene piuttosto anacronistico per gli anni ’40 dove viene inserito. Per Leni, prosaicamente, i missili “servono… per uccidere la gente.” 

Questa opposizione tra Franz e Leni serve a Pynchon per giustapporre da una parte una visione ingenua e ottimistica, quella che nasce dall’illuminismo settecentesco e giunge a noi attraverso le forche caudine del positivismo ottocentesco: una visione che postula un’umanità perfettamente razionale e che ha la presunzione di poter controllare e manipolare la natura. È la stessa cultura che è poi confluita negli Stati Uniti sotto forma di pragmatismo, quella che ha in qualche modo deificato la tecnologia. Dall’altra parte Leni è la reazione a quel cieco ottimismo, la controcultura degli anni ’60, la Nuova Filosofia della Scienza che stava demolendo l’ultimo baluardo positivista. Emblematica la conclusione dell’episodio, dove un Franz Pökler in crisi visita un campo di prigionia dove viene sopraffatto da “un odore di merda, di morte, di sudore, di malattia, di muffa, di piscio” dei cadaveri “ammucchiati davanti ai forni crematori, gli uomini con il pene penzolante, le dita dei piedi strette a grappolo, bianche e rotonde come perle… il volto di ognuno così perfetto, così unico, le labbra tese nella smorfia della morte, tutto un pubblico silenzioso intento ad ascoltare la battuta finale d’una barzelletta.” Pökler riflette su quanto il suo mondo, fatto di calcoli e di carta, sia distante da quella realtà, quando il suo ottimismo fosse ingenuo, fino al culmine, straziante, una delle pagine più belle mai scritte da Pynchon, a dispetto di chi tende a non voler vedere il suo profonda umanesimo, dove Pökler trova:

una donna distesa, una donna qualunque. Se n’era rimasto una mezz’ora, seduto accanto a lei, a stringerle la mano ossuta. Respirava ancora. Prima di andarsene, Pökler si era tolta la fede e l’aveva infilata nel dito esile di quella donna, richiudendo la mano in modo che l’anello non scivolasse via. Se fosse sopravvissuta, col ricavato dell’anello avrebbe avuto di che pagarsi qualche pasto, o una coperta, o una stanza per la notte, oppure il viaggio per tornare a casa…

Il fallimento di Pökler è il fallimento della scienza ingenua pre-novecentesca, e il prezzo di questo fallimento è anche quello di aver voluto costruire un mondo in cui l’uomo è sempre più un automa, un complesso di ratio. La fede che Pökler dona alla donna distesa è la sua fede perduta in una razionalità che si è dimostrata illusoria.

Ma questa non è l’unica opposizione dicotomica nel testo. Già la prima parte del libro era costruita per dicotomie: Slothrop/Prentice, Mexico/Pointsman, Scienza/Misticismo. Ora arrivati a metà libro, il libro ci sta insegnando che quelle coppie sono strutturali. In un episodio altrettanto importante per capire i percorsi di Gravity’s Rainbow c’è una contrapposizione tra Beethoven e Rossini che sembra riprendere la coppia Apollineo vs. Dionisiaco, ma in realtà riprende molto l’opposizione tra stile italiano e tedesco operata da Stendhal nella sua biografia di Rossini (e date le tante occorrenze della musica di Rossini nel testo è lecito supporre che Pynchon fosse a conoscenza di quel testo): da una parte c’è Rossini, caldo, semplice, non sofisticato, per certi versi irrazionale, con un’enfasi sulla melodia e derivazioni comiche (opera buffa), dall’altra Beethoven, presentato come freddo, austero, razionale, meccanico, con un’enfasi su ritmo e armonia e un predominio della tragedia.  Sempre Stendhal definisce poi l’enfasi sulla complessità armonica come “una disciplina scientifica,” una tecnica meccanica,” e quindi Beethoven ridurrebbe l’emotività in virtù di una presunta conoscenza scientifica. Rossini, d’altra parte, è puro idealismo, libertà, trascendenza. Quindi: da una parte una ricerca di empatia (Rossini) e dall’altra un’alienazione resa culturalmente fascinosa (Beethoven), cioè ancora, da una parte un nuovo umanesimo e dall’altra uno scientismo tecnocratico che tende a obliterare sempre di più il lato umano. O ancora, da una parte si lascia aperta una porta per il caso e libertà, e dall’altra si chiude tutto in un sistema razionale di rapporti di causa-effetto.

Le stesse proporzioni e le stesse forze in gioco sono in un’altra dicotomia che troviamo completata in questo trancio centrale della terza parte: quella tra Čičerin e Enzian, che tra l’altro in sostanza costituiscono due di quattro vertici di un vero e proprio quadrato aristotelico insieme a Blicero (incontrato in un episodio della prima parte) e Džaqyp Qulan. Blicero sottomette Enzian, così come Čičerin sottomette Džaqyp. Enzian è un Herero colonizzato e cresciuto in un mondo non suo (l’Europa), come Qulan è il “fedele compagno chirghisio” di Čičerin che resterà sempre un “indigeno infantile.” Sulla diagonale, Čičerin e Enzian sono i contraddittori: Čičerin è presentato come un agente dell’ordine, il suo compito è quello di procedere a una sorta di unificazione linguistica dell’Asia Centrale, e, dopo un parallelo tra alfabeto e molecole, Čičerin viene presentato come una “supermolecola gigante.” Čičerin è l’araldo “di quella mania linguistica, tipicamente germanica, di voler dare un nome a tutto, di dividere il creato i frammenti sempre più minuti, di analizzare, di separare in modo sempre più disperato il nominate dal nominato, ricorrendo perfino alla matematica combinatoria… il gioco insano, interminabile, ingannevole di un chicco che si serve delle parole anziché delle molecole.” In un certo senso Čičerin si oppone all’entropia, quindi al disordine. Enzian, fratellastro di Čičerin, esponente degli Schwarzkommando, che ormai abbiamo capito essere un segnaposto per la comunità afro-americana, è invece incarnazione della libertà, della ricerca di emancipazione, anche a costo della morte (e quindi entropia, intesa come morte termica—lo scopo di Enzian, scopriremo, è impossessarsi di un V-2 e diventarne parte del carico esplosivo). Enzian e Qulan sono emblemi dei colonizzato, come Blicero e Čičerin lo sono dei colonizzatori. In un altro episodio il Narratore ci porta nel sottomarino trafugato dagli anarchici argentini (dove ritroveremo Squallidozzi, incontrato nella seconda parte), e dove, tramite un riferimento al cinema e al poema epico Martin Fierro, Pynchon elaborerà la sua visione dell’ingerenza occidentale che tutto vuole trasformare in occidente, fino a inglobare ogni differenza etnica.

Tornando a Slothrop, che avevamo lasciato tramortito e interrogato da Čičerin, ora lo vediamo risvegliarsi e incontrare la mentalmente instabile Margerita Erdmann, starletta del cinema muto che ha lavorato in “una dozzina di film horror vagamente pornografici.” Anche qui Pynchon costruisce un reticolo di coppie e di casi fortuiti: Margherita crede di avere concepito la figlia Bianca con l’attore Max Schlepzig (l’alter ego di Slothrop a Potsdam) in un film, Alpdrücken. Franz Pökler crede di aver concepito la figlia Ilse proprio seguendo l’eccitazione in seguito alla visione di quel film. Casi separati che una mente paranoica, cioè ultrarazionale, può vedere interconnessi e che sfruttano delle labili linee di causa-effetto. Da questo momento in poi, però, Slothrop inizia a dismettere la sua paranoia e a entrare nello stato, parimenti pernicioso, dell’anti-paranoia “in cui niente è collegato con niente” (probabile riferimento a The Waste Land di Eliot, dove ai versi 301-2 si può leggere “I can connect nothing with nothing”). Per il resto della parte centrale della terza parte, Slothrop continuerà il suo viaggio verso Swinemünde in cerca di informazioni sul V-2, mentre Margehrita/Greta lo accompagnerà in cerca della figlia Bianca. Ci saranno altre scene orgiastiche, citazioni dell’Orfeo, una lenta discesa (di Slothrop) verso l’annichilamento (cambierà un’altra volta identità quando si sbarazzerà del costume da Rocketman per indossare un abito che “gli va a pennello”), ma tutto questo nella prossima nota. 

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