Rainbow Reading #4 — Parte 3, Episodi 1-9.

La terza parte di Gravity’s Rainbow vede Slothrop nella Zona, cioè nell’Europa centrale liberata dai nazisti e occupata da truppe russe e americane. Va da metà maggio fino al 6 Agosto del 1945, ossia la Festa della Trasfigurazione, ma anche il giorno in cui l’Enola Gay sgancerà la bomba su Hiroshima. Seguendo la suddivisione delle fasi del romanzo eroico, qui il nostro eroe (Slothrop) mette in pratica le sue potenzialità mature in una serie di avventure, ossia 1) arriva a Nordhausen, da qui va a Berlino e Potsdam; 2) incontra Margherita e Bianca Erdmann e si dirige verso Swinemünde; 3) a Swinemünde incontra finalmente Čičerin e si compie il suo destino di preterito. In tutto sono 32 episodi, un numero che nella Kabbala è associato con l’acquisizione della saggezza. Il primo segmento della terza parte (episodi 1-9), sono una riscrittura piuttosto accurata del Mago di Oz, citato in esergo. 

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IMG_2161In un’intervista del 2017 Michael Chabon ha confessato di inserire almeno un easter egg pynchoniano in ogni suo libro. Su Wonder Boys, per esempio, c’è proprio un riferimento a Gravity’s Rainbow, lì presentato come il tipo di libro che “ti insegna, man mano, come devi leggerlo.” Se si ha la pazienza di arrivare alla terza parte di Gravity’s Rainbow, si inizia a capire come questo libro ti dica davvero come devi leggerlo via via che lo leggi, e si iniziano a vedere le strategie narrative di Pynchon. Nella seconda parte si sono innescati alcuni elementi cardine: la paranoia (Slothrop diventa sempre più paranoico) e il citazionismo (tutta la prima parte nasce da una riscrittura di King Kong e contiene una selva di altri riferimenti interstestuali). In questa terza parte si consolidano quegli elementi—Slothrop diventa sempre più paranoico e con lui anche altri personaggi sviluppano una paranoia per complotti o cospirazioni—e si fanno sempre più dense le citazioni interstestuali—che, come prima e più di prima, vanno al di là del mondo della letteratura, fino a cinema, televisione, musica, fumetti, e ogni genere di rappresentazione della realtà ritenuta alta, media o bassa (ammesso che una tal divisione gerarchica abbia qualche senso).

Ora, la seconda parte era innescata su una citazione di King Kong posta in esergo, e la prima scena altro non era che la riscrittura della famosa scena del gorilla che rapisce Ann Darrow, solo che al posto del gorilla c’è la piovra gigante Grigori. La terza parte, almeno nei primi episodi, è una riscrittura (e anche accurata) de Il mago di Oz, a partire dalla frase citata in esergo, che è la prima frase che Dorothy dice al cagnolino Totò quando dal Kansas si trovano magicamente gettati nel magico mondo di Oz: “Totò, ho l’impressione che non siamo più in Kansas.” 

Avevamo lasciato Slothrop entrato in possesso di alcuni documenti sul V-2. Da questi documenti apprende di un ingegnere missilistico, Franz Pökler, che ha lavorato nella stazione di Mittelwerke nella regione di Nordhausen, di un intrigo tra case farmaceutiche e finanzieri, di come Laszlo Jamf abbia sintetizzato il misterioso Imipolex G, del dispositivo S-Gerät 11/00000, di come soprattutto, il padre di Slothrop abbia “venduto” Slothrop a Jamf perché potesse usarlo per degli esperimenti in cambio del denaro necessario per farlo studiare a Harvard. Ora. Seguendo quelle tracce Slothrop arriva nella Zona, a Nordhausen in Germania, la zona effettivamente divisa tra sfere di controllo statunitense e russo. La guerra è finita (siamo a maggio del 1945), ma Pynchon continua a mostrarne le latenze un po’ ovunque. Al suo arrivo incontra Geli Tripping (gaily tripping?), che si presenta come apprendista strega (come Glinda, la Strega Buona del Nord!) e gli dice di fare parte dell’harem scomposto dell’agente segreto russo Vaslav Čičerin (la Malvagia Strega dell’Est?) che ha una donna in ogni città/stazione missilistica nella Germania. Geli e Slothrop entrano subito in sintonia, Geli gli dice anche di sapere qualcosa su quell’S-Gerät 11/00000 (in vendita a Swinemünde) e gli dà in dono un paio di stivali di Čičerin (come la Strega del Nord dà le scarpette rosse della Malvagia Strega dell’Est a Dorothy). In un’analessi a inizio episodio, apprendiamo di come Slothrop sia giunto nella Zona sul tetto di un vagone merci, dove ha incontrato Enzian (un Herero cresciuto in Germania, l’abbiamo già incontrato come “amante” di Blicero in una divagazione nella prima parte e avrà più spazio nel seguito) e il Maggior Duane Marvy, grasso ufficiale dell’esercito americano, rumorosamente razzista (la Perfida Strega dell’Ovest?), che viene gettato giù dal treno da un Enzian  freddo ma esausto del suo razzismo. Enzian, scopriamo in un’importante divagazione sugli Herero, è a comando degli Schwarzkommando in Germania. Una delle fazioni degli Herero, che si fa chiamare Empty Ones (Gusci Vuoti), ha come fine ultimo la sterilità e conseguente autoestinzione dell’intera gene degli Herero. Il programma di Enzian è una vera e propria “macchinificazione”—parola inventata da Pynchon sul modello di immiserazione—che consiste nel voler diventare egli stesso un missile. Ma quella della macchinificazione, o potremmo quasi dire “missilistificazione” è un tema che rimbalza nelle pagine dei primi episodi della terza parte: l’inseguimento nei sotterranei di Mittelwerk è pieno di metafore sui missili, e anche Slothrop “cade come un missile,” Enzian è un Guscio Vuoto che vuole trasformarsi in un missile e creare qualcosa che “non avrà storia,” Slothrop stesso dismetterà gli abiti di Ian Scuffling per prendere l’identità di Rocketman.

Siamo nelle prime pagine del primo episodio della terza parte e già la trama si infittisce notevolmente. E questo è un altro elemento cardine del romanzo: come nella seconda parte si è innescata la paranoia, qui si innesca la difficoltà, la trama si fa sempre più densa, più ricca di divagazioni e di sottostorie, di sottotrame che poi convergeranno. La “fatica” inizia a farsi sentire davvero, soprattutto per i continui cambi di registro che vanno dal tragico al comico al picaresco al teosofico. Quando Slothrop giunge a Mittelwerke, una ex miniera di sale riconvertita durante la guerra in stazione missilistica e ora, a guerra finita, in una specie di attrazione turistica (dove però si cerca di carpire segreti sui missili), all’inizio si mescolano elementi tecnici e messianici—i sotterranei sono a forma di doppia S, che indica il simbolo delle SS, ma anche un doppio fulmine o il segno matematico per il doppio integrale—e poi a mescolarsi sono generi letterari. Qui per qualche motivo Slothrop incontra di nuovo il Maggiore Marvy, che chissà perché si ricorda di Slothrop, lo crede il reporter inglese Ian Scuffling (tanto che Slothrop inizia a sospettare che anche l’accanimento di Marvy sia parte di una cospirazione), e la cosa innesca un inseguimento per i tunnel sotterranei che ha la struttura di una scena di guerra, ma con le finiture di un fumetto western (Marvy viene descritto come un novello Yosemite Sam, “con in testa un enorme Stetson bianco e due calibro 45 automatiche in pugno”— curiosamente una descrizione simile Pynchon la riserverà per uno dei personaggi di Against the Day). Durante l’inseguimento ci saranno trappole, treni in miniatura, testate missilistiche inesplose, Marvy e la sua truppa (i Mothers… che sia un riferimento ai Mothers di Frank Zappa?) cantano limerick erotici con volgari doppi sensi sui missili (e sì, forse il riferimento è proprio a Zappa), e tutti finiscono quasi per desantropomorfizzarsi in missili: la guerra è ovunque anche se finita, la guerra diventa silenziosa, inerte, quasi sterilizzata sotto forma di cartoni animati, di scherzi, di metafore, ma per Pynchon è sempre lì, e per lui sempre importante mostrare come sia diventata un elemento macabro che abbiamo accettato nella nostra vita. 

Slothrop riesce a fuggire a Marvy, ma solo temporaneamente: Geli Tripping gli organizza una fuga a Berlino a bordo di… una mongolfiera pilotata da Schnorp, un contrabbandiere di torte (sic) e nel tragitto viene di nuovo inseguito da Marvy e lì, in aria, si consuma una battaglia a suon torte in faccia. Ancora una volta Pynchon trasforma una battaglia, una scena di guerra, in una parodia che richiama l’estetica slapstick. Si usano generi codificati (western, spionistico, guerra), ma senza mai aderire fino in fondo alle loro regole, che vengono anzi sistematicamente violentate e ribaltate e innestate su un portainnesto (il romanzo) che si muove su un territorio non realistico, o almeno non realistico nel senso comune del termine. Verrebbe da pensare al “realismo magico” e sarebbe un errore perché in Pynchon non c’è niente di magico, quanto di fantastico, nel senso che al termine dà Todorov, ossia di “incertezza epistemologica” nei confronti di ciò che è comunemente considerato reale. Pynchon si serve di elementi di disturbo, di distorsioni della percezione della realtà, di elementi fantastici e sovrannaturali, per mostrare come quello di realtà sia un concetto tutt’altro che pacifico. Se la scienza moderna era tutto sommato una scienza intuitiva, in accordo con il senso comune, Gödel, Einstein e Heisenberg hanno mostrato come quella contemporanea abbia bisogno di un rinnovamento concettuale, un nuovo modo di costruire rappresentazioni di una realtà che è sempre più lontana dal senso comune. 

Gli elementi che mettono a dura prova il realismo di senso comune sono iniziati già nella prima parte del libro, ora, nella terza parte, dopo aver seguito Slothrop a Nordhausen, e da qui a Berlino Pynchon inizia a scalfire quelle ingessature che relegavano il realismo in un mondo lineare, pacificamente ordinato. Perché a Berlino Slothrop incontra due personaggi bizzarri: lo spacciatore Emil “Säure” Bummer (säure significa “acido” in tedesco, e nome e cognome insieme danno un’espressione gergale che negli Stati Uniti significa pressappoco “brutta esperienza con l’LSD,” una cosa tipo “brutto trip”) e Pig Bodine (vecchia conoscenza dai tempi di V) che propone a Slothrop una “missione” a Potsdam: recuperare un carico di hashish (per riprendere il filone Oz-esco: lo Spaventapasseri e il Leone—uno privo di cervello perché sotto gli effetti di un trip perenne, l’altro privo del coraggio necessario per recuperare da solo la droga). Slothrop cambia identità, da Ian Scuffling, reporter di guerra, diventa Rocketman. A Potsdam, luogo della celebre Conferenza di Potsdam tra le grandi potenze dopo la seconda guerra mondiale, e siamo proprio a ridosso del periodo (17 luglio – 2 agosto), Slothrop incontra un mondo quasi surreale, fittizio, con tanto di una Casa Bianca in miniatura, un presidente Truman: a eventi reali si mescolano eventi irreali, Slothrop non sa più cosa sia reale e cosa no, e Pynchon riesce ancora una volta a mettere in discussione i metodi classici di rappresentazione della realtà. A sottolineare tutto: Slothrop incrocia lo sguardo con Mickey Rooney, un attore, cioè una persona abituata per professione a fingere realtà diverse. 

Ci sono tutti gli elementi del Mago di Oz: la Strega del Nord (Geli Tripping), la Strega dell’Ovest (Marvy), la Strega dell’Est (Čičerin), lo Spaventapasseri (Säure Bummer), il Leone (Pig Bodine) e l’Uomo di Latta (Enzian). Accanto a questi ci sono elementi storici reali—la Conferenza di Potsdam, il Progetto Hermes della General Electric, la morte di Roosevelt e l’elezione di Truman—che però vengono inseriti in un contesto fantastico, dove da una parte vengono messe in discussione le modalità di rappresentazione della realtà, e dall’altra vengono messe in discussione le regole di costruzione dei generi letterari che, come forme di rappresentazione della realtà, devono cambiare e evolvere per poter essere specchio del nuovo mondo nel quale viviamo. 

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