Book Log #2/2020

immagine del 14-03-20 alle 10.29Emily Nemens, The Cactus League (Farrar, Straus and Giroux) — Emily Nemens, già editor della Paris Review, esce con un romanzo sul baseball che in realtà non è sul baseball, e forse neanche un romanzo. Siamo a Scottsdale, in Arizona, dove un improbabile giornalista sportivo vuole profilare Jason Goodwyn, l’eroe fittizio del libro, esterno sinistro della fittizia squadra dei Los Angeles Lions, ma finisce per smarrirsi dietro le vite di un’accolita di comprimari che in qualche modo sfiorano la vita di Jason Goodwyn. I nove capitoli mimano i nove inning di una partita di baseball, e ciascuno forma una novella esemplare sull’equilibrio tra speranze e delusione che a un certo punto diventa la vita di tutti: quella delle ricche e annoiate mogli dei giocatori di baseball, come quella di Tamara Rowland, splendida quarantenne che di mariti giocatori di baseball ne ha avuti due e da due ha divorziato, o le speranze di William Goslig, una giovane promessa del baseball che potrebbero diventare le delusioni di Michael Taylor, l’allenatore dei battitori che ritorna in Arizona per scoprire che casa sua è stata saccheggiata e devastata. Nove racconti che insieme formano un curioso romanzo a incastri, sul modello di A Visit from the Goon Squad, e che come quello ha a che fare con i dispetti del tempo che trasformano le speranze in delusioni. Anche qui ciascuno è il protagonista del proprio capitolo e comparsa negli altri, in un gioco delle parti che mostra come una storia personale sia solo una tra le tante.

immagine del 14-03-20 alle 10.30Gish Jen, The Resisters (Knopf) -— Il baseball che invece è ben presente su The Resister di Gish Jen, tanto presente da rendere il libro lento e noioso come una partita di baseball. Si tratta di una distopia ambientata in un futuro molto prossimo di un’America molto simile all’America odierna, tanto simile che la distopia di partenza diventa fin da subito un espediente neanche tanto originale per sottolineare probabili derive di realtà già in atto. Il cambiamento climatico avrebbe sommerso gran parte del paese e una serie di eventi (lasciati impliciti) avrebbe portato a una società governata da un gigantesco sistema di Intelligenze Artificiali chiamato Aunt Nettie (e sospettosamente simile a Alexa). La popolazione è divisa in due macro classi sociali: i Netted, che lavorano e producono ricchezza, e i Surplus, che invece hanno una specie di reddito di cittadinanza. I Netted invidiano i Surplus perché hanno tutto il tempo libero possibile, i Surplus invidiano i Netted perché hanno la possibilità di auto-realizzarsi mediante il lavoro, ma questa è solo una delle tante divisioni ancora in atto nell’America distopica del libro, che è sempre razzista, sessista, elitaria e consumista. In una delle famiglie Surplus nasce Gwen che fin da bambina dimostra di essere una lanciatrice di baseball nata e che una volta cresciuta creerà una lega illegale di Baseball. Ovviamente il baseball è solo una scusa per imbastire una critica alla società occidentale odierna, per mostrare come un eccesso di automatismo e di sorveglianza virtuale, più l’inevitabilità del cambiamento climatico che si porterà dietro un domino di collassi, non può che portare a una società repressiva e quasi Orwelliana. Se da una parte è affascinante come il nuovo mondo viene costruito a macchie di leopardo attorno al lettore, d’altra parte troppi particolari interessanti vengono lasciati impliciti e soffocati da un eccesso di attenzione quasi didascalica su questioni razziali, classiste e sessiste fin troppo riconducibili a quelle che viviamo e vediamo ogni giorno. Il fatto poi che la protagonista del libro—Gwen, capostipite della nuova classe di dissidenti (i Resisters del titolo)—finisca per essere in realtà quasi un personaggio secondario della sua stessa storia, raccontata dal padre tramite lettere e altri documenti, toglie quel poco di interesse che poteva sopravvivere in un racconto in prima persona. Una banalità a monte ha generato un ingolfo a valle.

81tttp+v3wlJoanne McNeil, Lurking. How a Person Become a User (MCD) — Più o meno gli stessi argomenti che Gish Jen avrebbe voluto trattare nel suo romanzo, sono invece trattati nel modo giusto nella raccolta di saggi contenuti in Lurking di Joanne McNeil, che da anni si occupa su vari fronti e in vari modi di arte e tecnologia.  Quello della raccolta dati, della sorveglianza virtuale a opera di smart-device e di connessioni sempre più invasive, è uno degli argomenti più trattati negli ultimi tempi, tanto da diventare oggetto anche di dischi (il bellissimo Microphone Permission di Jasmine Guffond). Joanne McNeil costruisce invece un’interessante storia ragionata degli strumenti tecnologici che hanno cambiato la nostra vita negli ultimi 10-15 anni che parte dalla preistoria di internet senza web e senza mobilità, passa per i primi ora rudimentali motori di ricerca, aggregatori sociali e forum (Altavista, Geocieties, Friendster) per vedere più da vicino i colossi con cui conviviamo oggi (Apple, Google, Amazon, Wikipedia, Facebook, Twitter, Instagram). Lurking  è però organizzato per aree tematiche e non in senso cronologico: nei sette capitoli del libro l’autrice presenta una microstoria dello strumento in esame, e mostra implicitamente come gli strumenti tecnologici che usiamo sono, in effetti, solo strumenti, e come tali soggetti a cambiamenti, miglioramenti o anche estinzione. Così su “Search” parte dai primi ormai defunti motori di ricerca per parlare del colosso di Mountain View, Google, su “Anonimity” parte dall’esperiemento seminale di Stacy Horn, Echo, per parlare di blog, forum, e altre forme di dibattito più o meno anonimo, su “Visibility” e su “Community” traccia il bisogno di avere un’identità pur mantenendo una sorta di distanza quasi anonima, a partire da Friendster, Second Life, My Space, antesignani del social che tutti odiano Facebook, e delle derive turbo-capitaliste di Instagram. Dal quadro che ne esce, vediamo un mondo posticcio, precario, nonostante dia la sensazione di una ferrea solidità: ci affidiamo ai servizi di Google perché in sostanza danno la sensazione di poter durare nel tempo, ma fino a pochi anni quella stessa sensazione forse proveniva dai dinosauri della rete che ora sono solo ricordi sbiaditi.

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