My Year in Reading 2019

1. Salvatore Scibona, The Volunteer (Penguin) 

coverThe Volunteer segna una marcata sterzata in territori DeLilliani: qui siamo in zona Libra, Underworld o anche Players. La storia inizia con un bambino di cinque anni abbandonato all’aeroporto di Amburgo nel 2010. Si tratta del figlio di Elroy Heflin, un giovane militare che ha prestato servizio in Lettonia, Kuwait, Afghanistan. Doveva portarlo con sé negli Stati Uniti, ma all’improvviso decide di abbandonare il figlio in aeroporto. Ma Il Volontario Dwight Elliot Tilly, nome de guerre per così dire di Eugene Frade, soprannominato the Volunteer, o Vollie, dai suoi stessi genitori, vendendo fin da subito la sua ostinazione a vivere. Frade diventa Volontario di fatto, e si arruola nell’esercito per il Vietnam. Combatte a Dong He e Keh Sanh, ma viene coinvolto in un’azione strategia segreta degli USA in Cambogia. Diventa Volontario per la seconda volta quando accetta di scomparire e rinascere sotto il falso nome di Dwight Elliot Tilly, e prestare servizio per una misteriosa agenzia di intelligence in una missione nel Queens degli anni ’70. Assisterà a azioni ai limiti estremi della moralità, sospese tra la banalità del male e la difficoltà di essere veramente liberi e scegliere volontariamente il bene. Passerà una vita clandestina, tra i rimasugli di una comune in New Mexico e i casi della vita che lo riporteranno a quell’indissolubile legame con i chiaroscuri morali dell’agenzia di intelligence per cui è stato strumento, volontario ma anche in un certo senso inerte. Diventerà patrigno, tutore legale, rinnegato, confuso osservatore della nuova Vietnam nel Medioriente del nuovo millennio e si chiederà fino alla fine quanto possiamo veramente essere volontari e responsabili delle proprie azioni, quanto possiamo essere individui libri al di sotto della Famiglia, della Patria, o di qualche altra oscura Agenzia in un mondo dove il male deriva comunque da scelte umane.

2. Jesse Ball, The Divers’ Game (Ecco)

9780062676108_2e71aun altro romanzo etereo, surreale, rarefatto e profondamente morale di uno degli scrittori più interessanti dell’ultima generazione. The Divers Game torna un po’ alle atmosfere cupe e filosofiche di A Cure for Suicide, dopo le parantesi per certi versi più vicine alle forme narrative classiche di Census e How to Set a Fire and Why. The Divers’ Game inizia come un romanzo distopico: siamo gettati in un mondo nuovo che Ball ci costruisce lentamente attorno. Scopriamo che il mondo è diviso tra Pat e Quads, che nei Quads ci sono esseri umani immigrati e accolti con molte riserve, che sono costretti a vivere segregati, insieme a delinquenti, che vengono marchiati e vengono mutilati del pollice, e che i Pat, i nativi, possono agire contro di loro con dei gas che possono addormentare, irritare, ammalare o anche uccidere. In questo mondo i concetti di bene, giusto, violenza vengono ricreati seguendo linee spaventosamente nietzschiane e relativiste. Ma subito il romanzo si trasforma in una favola acida, a metà strada tra Carrol e Beckett, con zoo dove tutti gli animali sono morti e strani riti che sembrano usciti da Attraverso lo Specchio che però sfociano nella violenza più efferata, e termina come una sorta di allegoria filosofica, densa e profonda, capace come poche altre cose di esplorare i confini tra ordine sociale, violenza e responsabilità.

3. Jeff VanderMeer, Dead Astronauts (MCD)

91bh9jVbRZLUn prequel di Borne che dovrebbe essere anche l’ingresso per una nuova striscia di romanzi che continuerà con Hummingbird SalamanderDead Astronauts è VanderMeer al culmine della sua poetica. Qui troviamo tre astronauti morti (una donna dall’età indefinita, un mutaforme e un misterioso uomo con un passato problematico) ma anche vivi, un po’ come tre gatti di Schrödinger in una realtà aliena, dove le coordinate spazio-temporali non sono quelle comuni e tutto sembra un nastro di Möbius.  I tre sono impegnati in una lotta contro una fantomatica Compagnia che opera nel settore delle bioingegneria e avrebbe causato una rivoluzione genetica e popolato il mondo di strani esseri (salamandre giganti, strane anatre, behemot, volpi azzurre). VanderMeer mescola diversi generi, incastonandoli in un perno sci-fi che opera da piattaforma girevole. Soprattutto Dead Astronauts è una summa di anti-realismi che sembra mostrare come l’unico vero realismo sia il realismo stuprato e contorto di certa narrativa di genere: con questo VanderMeer riesce a disegnare un mondo altamente inospitale, difficilmente comprensibile, come modello di quello che con ogni probabilità sarà il mondo che il cambiamento climatico ci sta costruendo sotto i piedi.

4. Valeria Luiselli, Lost Children Archive (Knopf)

lostchildrenLibro fortemente voluto da Robin Desser della Knopf, e primo libro “americano” per la scrittrice messicana, scritto direttamente in inglese per un’editore statunitense, Lost Children Archive riprende i fili del precedente lavoro di Valeria Luiselli, il reportage Dimmi come va a finire, e le tecniche narrative di Storia dei miei denti, e costruisce un testo fatto di non detti, di silenzi, di porzioni di testo trovato e di frammenti grafici sparsi. Il libro ripercorre un doppio viaggio: quello classico da Est a Ovest dei protagonisti, una madre, un padre, la figlia di lei, il figlio di lui, che compongono una famiglia ipercontemporanea composta da matrigna, patrigno, sorellastra e fratellastro. Una specie di macedonia umana che può per certi versi rappresentare la ricchezza della mescolanza etnica che esiste negli Stati Uniti. A questo viaggio da Est a Ovest, tipico dell’immaginario classico americano, fa da controcanto il nuovo viaggio da Sud a Nord della comunità ispanica. Il risultato mostra anche una patina metanarrativa che indaga possibilità e estensione della finzione nell’era di auto- e non-fiction. Soprattutto il risultato è un testo raffinato, calibrato, totalmente privo di sbavature, nonostante una discutibile coda in forma flusso di coscienza. Da leggersi insieme al saggio The End of the Myth di Greg Grandin.

5. Marlon James, Black Leopard, Red Wolf (Riverhead)

A1ZCxsVuOzLBlack Leopard, Red Wolf da una parte soddisfa ampiamente chi ha imparato a apprezzare Marlon James con History of Seven Killings, ma forse potrà deludere gli amanti del fantasy. Ci vuole un bel po’ prima che il personaggio principale venga definito e ancora un po’ di pazienza prima di entrare nel vivo della prima quest, ma una volta superato il rodaggio, Black Leopard, Red Wolf mette in azione un ingranaggio che non si ferma più. Questa prima parte della trilogia Dark Star inizia con il protagonista, Red Wolf, o Tracker, un segugio con un occhio di lupo e un fiuto metafisico, che racconta la sua storia al suo carceriere, ricordando il racconto di Ulisse a Alcinoo. Red Wolf è stato incaricato di trovare un misterioso bambino scomparso per i territori del Nord di un regno fantastico costruito in larga misura sul folclore africano. Se da una parte ci sono ovvi richiami a Tolkien (si crea una compagnia in cerca di qualcosa), e di Martin (sullo sfondo assistiamo a una realpolitik per la contesa di un trono), la particolarità di BLRW è che sa costruire dei personaggi più simili agi eroi sbilenchi e discutibili della tradizione fumettistica della Marvel più che a quella classica-mitologica.

6 . Ben Lerner, The Topeka School (Farrar, Strauss and Giroux) 

Lerner2019Ideale terzo capitolo di una trilogia inziata con Leaving the Atocha Station—dove l’alter-ego di Ben Lerner, Adam Gordon si trova  con una borsa di studio a Madrid nel 2004, dove dovrebbe lavorare a un suo lungo poema sulla guerra civile americana mentre segue a distanza le dinamiche dell’occupazione statunitense dell’Iraq—e continuata con 10:04—dove Adam Gordon si barcamena tra impegni accademici e blocchi dello scrittore tra l’uragano Irene del 2011 e l’uragano Sandy del 2013. In entrambi i casi si ha un curioso e intelligente ibrido tra fatti e finzioni, elementi autobiografici e nel caso di 10:04 anche di elementi metanarrativi. Su The Topeka School ritroviamo lo stesso Adam Gordon, però qui è adolescente negli anni ’90 a Topeka, Kansas, dove è studente liceale con l’Ivy League nel suo destino (Columbia, come Ben Lerner), fa parte della squadra di dibattiti del liceo (come Ben Lerner), è aspirante poeta (come Ben Lerner), e figlio di una psicanalista attiva nel femminismo (come la madre di Ben Lerner). Tutti questi elementi autobiografici si amalgamano in una elegante struttura cerebrale, un autentico meccanismo preciso e perfettamente sincronizzato costruito attorno al tema della Mascolinità Tossica, fino al culmine, nell’ultima parte del libro, quando incontriamo un Adam Gordon adulto coinvolto in qualche modo con le strutture patriarcali e razziste che hanno innescato il risentimento maschile su cui Trump ha fatto leva, vero obiettivo occulto dell’intero libro, che in questo modo si inserisce nella lista, sempre più corposa, dei romanzi dell’era-Trump. 

7. John Kenney, Talk to Me (Putnam’s & Sons) 

40000573._UY400_SS400_Un romanzo sulle derive della società nell’Era dell’Informazione. Ted Grayson, famoso anchor man, è vittima di un caso di shaming a causa di un video diventato virale che finisce per rovinare una carriera trentennale. La trama è esile ma il libro riesce a mostrare e spiegare con estrema lucidità e raffinata ironia come la società dominata dal duepuntozerismo ci trasforma in mostriciattoli, sempre pronti a giudicare, colpevolizzare, martirizzare e lapidare chiunque mostri una qualunque debolezza umana. E questo avviene tanto a livello individuale che corporativo, con intere redazioni di nuovi servizi di informazione che si sono trasformate in cacciatori di sensazionalismi da dare in pasto a moralisti per autocertificazione in servizio permanente.

8. Snowden Wright, American Pop (Morrow)

coverWright da buon nativo del Mississipi ha incastonato proprio nello Stato della Magnolia una storia che tocca due secoli, dal primo al secondo centenario degli Stati Uniti. I Forster, famiglia alquanto Forrest Gump-iana protagonista della saga, avrebbero creato una fortuna con una bevanda gassata, la Panola Cola, ideale terza via fittizia tra la Coca Cola di Pemberton e la Pepsi Cola di Bradham (due prodotti del sud, rispettivamente nati in Georgia e North Carolina). La Panola Cola del libro diventa così una metafora per la cultura del sud degli Stati Uniti, ma un po’ per tutta la cultura più squisitamente statunitense, ossia il pop in tutte le sue manifestazioni, dal jazz formato canzone al punk al rap alle serie tv. Curioso come dal Midwest in poi la coca cola venga familiarmente chiamata POP. Quella di American Pop è una storia disconnessa, raccontata a sussulti e singhiozzi, che salta da decennio a decennio, da personaggio a personaggio, da generazione a generazione, e che riesce a proiettare le radici dell’America del Sud sull’America tutta, e le dinamiche culturali dell’America di ieri in quella di oggi.

9. Jen Beagin, Vacuum in the Dark (Scribner)

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Ossia il seguito di Pretend I’m Dead, che fa sperare che sia lunga la saga di Mona, donna delle pulizie arrivata a Taos,  New Mexico tramite California e New England. Se su Pretend I’m Dead avevamo imparato a conoscere la bizzarra e surreale Mona, tra le sue avventure e disavventure con gli occasionali datori di lavoro (Mr. Disgusting, Henry, Betty) e vicini di casa (Yoko e Yoko), qui continuiamo a seguire Mona mentre pulisce sporcizia e rifiuti dalle case altrui e si ritrova sistematicamente a ripulire anche la sporcizia che le persone con entra in contatto si portano addosso. A farle compagnia c’è la sua voce interiore, una specie di amica immaginaria che ha la voce e l’inflessione vocale della presentatrice radiofonica Terry Gross.  Ancora una volta, pulire e mettere a posto diventa metafora per mettere mano al disordine caotico che diventano quasi inevitabilmente le nostre vite. Strutturato in quattro capitoli, come il precedente, ognuno dei quali può benissimo stare sui suoi piedi come novella autonoma, scopriamo lentamente alcune cose del passato di Mona mentre la seguiamo nel suo presente: a casa della non vedente Rose e il marito “Dark” (come lo chiama lei), dai Kosas, Paul e Lena, una coppia ungherese radical chic che si divide tra arte, pillole e un branco di gatti semi-barbari. Torna a Los Angeles, da madre e patrigno, dove incontra Kurt/Curt e ancora una volta incasina e mette in disordine tutta la sua vita mentre cerca di fare ordine nel disordine che sono le vite degli altri. 

10. Leslie Jamison, Make it Scream, Make it Burn (Little, Brown) —

coverDopo una bellissima raccolta di saggi sull’importanza dell’empatia e dopo un bellissimo libro ibrido tra memoir, saggio critico di letteratura e saggio sulle dipendenze, Leslie Jamison torna con una raccolta in verità un po’ confusa. Make it Scream, Make it Burn contiene 14 saggi scritti negli ultimi anni e pubblicati su varie riviste. I saggi sono suddivisi e raccolti in tre parti. La prima parte, “Longing,” analizza il desiderio, la brama per ciò che non si può avere o che non si può essere, o non si è stati, sfruttando una timida dicotomia essere/avere. A dettare il passo il primo saggio “52 Blue”, che racconta per l’appunto della Balena 52 Hertz, unico esemplare di balena che comunica emettendo suoni alla frequenza di 52 Hz, cosa che la rende “la balena più sola al mondo.” Alla brama per ciò che non si può avere, Leslie Jamison contrappone altri saggi sulla brama per ciò che non si può essere con un saggio su  persone che credono in qualche forma di reincarnazione, e uno sui social network come costruttori di un io alternativo e virtuale. Nella seconda parte, “Looking” invece Leslie Jamison mette in evidenza la difficoltà di guardare le cose del mondo, quelle che nascondiamo, che autocensuriamo, e si apre a considerazioni sulla fotografia, sul realismo, sulla miseria del nichilismo che rifiuta l’esistenza di fatti, su come la realtà abbia spesso solo bisogno di meno intellettualismo per essere colta. A queste due parti di natura più saggistica segue una terza parte squisitamente memoiristica e confessionale, nella quale Leslie Jamison si mette a nudo, mostrando limiti e inconvenienti di essere degli esseri umani. Tagliente quanto Joan Didion, ma più empatica, profonda quanto Susan Sontag, ma più calda, intuitiva come Wallace ma più concreta, Leslie Jamison è a tutti gli effetti una delle più interessanti autrici di non-fiction in attività.

11. Halle Butler, The New Me (Penguin)
36342706._SR1200,630_Dopo un esordio promettente ma decisamente acerbo (Jillian), Halle Butler riesce a correggere i suoi errori e a scrivere un ottimo romanzo holdeniano, dove la protagonista mette in discussione se stessa e la realtà, e forma un ideale terzetto Millennial insieme alle protagoniste di My Year of Rest and Relaxation di Ottessa Moshfegh e The Pisces di Melissa Broder. La Millie protagonista di The New Me è una metafora vivente della generazione Millennial con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, le sue ansie spesso ridicole e le sue paure, spesso ragionevoli. Come per Ottessa Moshfegh, ma anche molte altre cronache millennial, il mondo sembra essere cucito sul Realismo Capitalista di Fisher.

12. Lauren Wilkinson, American Spy (Random House)
americanspyUn ibrido di genere, che mescola noir, thriller, romanzo storico, blaxploitation e che riesce a parlare di temi assolutamente attuali in modo obliquo. American Spy tocca non solo questioni politiche (l’ingerenza degli Stati Uniti nelle dittatura altrui), ma anche questioni razziali e di genere oltre che più alte questioni etiche sull’opportunità di porre dei confini alla libertà e alla fede in qualcosa. Uno dei migliori esordi dell’anno. Un altro libro di genere che sfida i confini tra generi, e un altro libro di genere che mostra come per parlare dell’attualità forse siano più articolati e efficaci le strutture della narrativa di genere che le poetiche ariose di certo romanzo borghese.

13. Emily Nussbaum, I Like to Watch (Random House)
nussbAl di là del luogo comune, falso oltre che sciocco, che vuole che le serie tv siano la nuova letteratura, la televisione mostra spesso dinamiche e strutture simili a quelle narrative. In una manciata di saggi quasi tutti apparsi sul New Yorker, Emily Nussbaum ci porta a spasso tra le diverse creatività che sono alla base della recente rinascita televisiva, tanto che ormai sempre più romanzi pagano qualche debito di influenza da serie tv e immaginari audio-visivi. In un lungo saggio centrale—“Confessions from the Human Shield”— Emily Nussbaum cerca di fare il punto della situazione su patriarcalismo, nuovo femminismo, movimento #metoo, a partire da Woody Allen, suo “eroe” giovanile e non solo, fino a arrivare a Louis CK e Nanette, cercando di capire come la televisione, ormai una forma di arte al pari, se non al di sopra, di cinema e narrativa, crea, disfa e ricalibra gli strumenti che abbiamo per trarre del significato dall’esperienza quotidiana,

14. David Bowman, Big Bang (Little, Brown & Co.)
bowman2019Un’accorata introduzione di Lethem apre il terzo e postumo romanzo di Bowman, che si autoproclama Nonfiction Novel. I protagonisti sono personaggi chiave della cultura pop e politica degli Stati Uniti, Burroughs, Howard Hunt, il senatore McCarthy, fino a Hendrix e DeLillo che cavalcano il decennio che porterà all’omicidio di Kennedy. Come molti romanzi postumi, anche Big Bang mostra i segni dell’approssimazione un po’ caotica, ma resta una lettura affascinante e divertente. Da recuperare anche gli altri due romanzi di David Bowman, Let the Dog DriveBunny Modern.

15. Amy Hempel, Sing to It (Scribner)
Unknown-1Amy Hempel è stata madrina suo malgrado del minimalismo degli anni ’80 e ora, trent’anni dopo torna con una raccolta di flash- e micro-fiction, una manciata di racconti che potrebbero forse rientrare nelle incerte categorie dei drabble, più una quasi novella nei quali disfa quel vecchio minimalismo nihilistic chic per ricostruire un più interessante e genuino minimalismo non minimalista. Al centro della sua poetica e il filo conduttore dei diversi frammenti di questa raccolta c’è un fiero rifiuto della metafora come motore generatore di senso. Come diceva Umberto Eco, “chi fa metafore, letteralmente parlando mente,” e Amy Hempel costruisce su un rifiuto della metafora una campionario di umanità, dalle cure che un volontario presta a cani destinati alla soppressione fino alla vita reale contrapposta nella sua prosaicità a un’installazione di arte contemporanea in North Carolina. 

16. Susan Choi, Trust Exercise (Henry Holt & Co.)
coverUn libro diviso in tre parti e che per certi versi può ricordare Fates and Furies di Lauren Groff, per come la storia viene in un certo senso rivoluzionata lungo il libro, o Asymmetry di Lisa Halliday, per come seconda e terza parte giocano con la prima a un livello quasi meta-narrativo, ma forse questo tipo di sperimentazione si avvicina più a alcune cose di Dag Solstad, tipo Armand V. o T Singer. Nella prima parte siamo negli anni ’80, in un liceo a indirizzo artistico (il Citywide Academy for the Performing Arts o CAPA) in una imprecisata città di un imprecisata parte degli Stati Uniti. Qui Sarah e David iniziano una complicata relazione affettiva che culmina con una difficile scelta che dovrà fare Sarah. La seconda parte cambia completamente registro e mette in discussione molte delle certezze che il testo ha costruito nella prima parte, costringendo a rivederne alcune dinamiche. Una terza e più breve parte cambia ancora tutto, sfidando ulteriormente quel patto finzionale implicito in ogni opera narrativa.

17. Mary Miller, Biloxi (Liverlight)
Miller2019Louis uomo solo e divorziato, ha lasciato il lavoro e è in attesa di una eredità che dovrebbe garantirgli un certo quieto vivere. Passa le giornate tra birra ghiacciata e pessimi programmi televisivi, ma decide di rimpiazzare gli affetti persi con un cane, Layla, che innescherà una reazione a catena di eventi che porteranno  brutte sorprese e nuove persone nella vita di Louis, che da  antieroe quasi roth-iano nella sua involontaria e non percepita misoginia, cercherà di capire che vivere significa soprattutto prendersi cura di qualcuno.

18. Madeline Ffitch, Stay and Fight (FSG) 

ffitch2019inizia come il romanzo post-apocalittico meno post-apocalittico che si può pensare: il mondo non finisce, non c’è nessuna carestia, nessuna catastrofe, solo una coppia che decide di ritirarsi in mezzo all’essenzialità dei monti Appalachi, che da post-apocalittico senza apocalisse diventa un romanzo survivalista che mostra come nel mondo che ci ostiniamo a chiamare reale, ormai abbiamo perso le competenze che servono veramente per vivere se dovessimo eliminare tutto ciò che è superfluo o non necessario.

19. Domenica Ruta, Last Day (Spiegel & Grau)
9780525510819Un libro post-apocalittico senza apocalisse, dove l’apocalisse è pensata costantemente: si sa che il mondo dovrà finire il 28 maggio ma non si sa di quale anno, in una specie di profezia Maya perenne. Mentre su un satellite un astronauta americano, un astronauta russo e un turista supermiliardario giapponese monitorano la Terra dall’alto, sulla Terra si festeggia il presunto giorno dell’Apocalisse con riti e feste. Come se la costante paura della fine del mondo si fosse trasformata nel suo antidoto, e la certezza di una fine fosse stata trasformata in una finzione.

20. Juliet Escoria, Juliet the Maniac (Mellville House)
escoria2019Juliet Escoria non nasconde il lato autobiografico del libro, tanto che la protagonista si chiama Juliet Escoria e è facile ritrovare elementi del suo vissuto sparsi nel racconto. Quello che ne esce è un interessante romanzo di non formazione, o di autodistruzione, che ci proietta nelle oscurità degli anni ’90, tra magliette di Calvin Klein, jeans Guess e JNCO e disagio, esperienze con droghe, sesso, omosessualità ai confini del buon senso, ai confini tra vita e seduzioni della morte. C’è un livello metanarrativo, nascosto e forse anche involontario, che mostra come l’autofiction in ultima analisi sia realtà che sembra finta, esattamente come il realismo quando è ben riuscito è finzione che sembra realtà.

21. Joshua Furst, Revolutionaries (Knopf)
coverUna saga familiare incastonata su un romanzo storico che tratta gli anni ’70, visti come il ponte che ha disatteso le illusioni della rivolte degli anni ’60 e preparato per le nuove forme di emancipazione, multiformi, frammentate e contaminate del nuovo millennio. Tutto è raccontato dal figlio di Lenny Snyder, Freedom Snyder, che dalla sua mezza età racconta quello che ricorda degli anni ’70: musica e serie tv dell’epoca, personaggi chiave come Allen Ginsberg, William Kunstler, Bobby Seale e soprattutto Phil Ochs, qui dipinto con estrema cura. La parabola di Lenny Snyder diventa  la parabola delle illusioni della controcultura.  Alla fine quella libertà che cercava Lenny Snyder fino a trasformarla nel nome di suo figlio, “si è atrofizzata in un nulla.”

22. Fernando Flores, Tears of the Trufflepig (FSG)
91xriurkYFLFernando Flores è uno dei sempre più numerosi scrittori americani “non americani.” Nato a Reynosa, Tamaulipas in Messico e cresciuto negli Stati Uniti, a Austin, Texas, Fernando Flores ha esordito nel 2014 con Death to the Bullshit Artist of South Texas(Chicago Center for Literature and Photography, 2014, ristampato da Host nel 2018), con le lodi di Sandra Cisneros. Tears of the Trufflepig conferma la sua coraggiosa vena visionaria: qui siamo in un’America distopica, dove le droghe sono diventate legali e sono sorte altre tetre forme di contrabbando e illegalità. Tears of the Trufflepig è uno splendido affresco sospeso tra noir, sci-fi con qualche venatura horror e la nuova narrativa di integrazione razziale e culturale, che racconta i nostri tempi con una freschezza e un’eccentricità immaginifica che ricorda il Lethem di Gun, with Occasional Music (ma anche e per molte ragioni quello di The Feral Detective). Al centro di tutto: una sfasatura tra realtà e rappresentazione da ricucire, tra mondo immaginato e pensato e mondo così come appare là fuori nell’esperienza quotidiana. 

23. Nell Zink, Doxology (Ecco)
doxologyUna saga familiare multigenerazionale che inizia a fine anni ’80 e arriva fino ai tempi di noi contemporanei della fine del mondo. Nella prima siamo negli anni ’90, nel mondo delle fanzine, della cultura DIY, del nascente indie-rock in procinto di avere una sua fisionomia definita. Nella seconda una millennial figlia dei protagonisti della prima si troverà a dover fare i conti con l’ascesa del Trumpismo, il cambiamento climatico e i suoi negatori, in una serie di dinamiche che nella struttura ricordano la controcultura di cui i genitori sono stati attori venti anni prima, sebbene in un contesto diverso.

24. Siri Hustvedt, Memories of the Future (Simon & Schuster)
siri2019In parte autobiografia obliqua che sembra seguire la storia personale di Siri Husvedt, dal Minnesota alla Columbia di New York,  in parte romanzo speculativo su tempo e memoria, e su come ci costruiamo un’identità tra tempi e spazi con alcuni innesti di metanarrativa. Come sempre interessanti le parti filosofiche e scientifiche che, ahimè, come spesso accade con i coniugi Auster-Hustvedt, restano un po’ fumosi e si fanno dispersivi e inconcludenti.

25. Taylor Jenkins Reid, Daisy Jones & The Six (Ballantine)
40597810._UY475_SS475_Costruito come un documentario postumo che racconta le vicende dell’incontro tra la cantautrice Daisy Jones e la rock band The Six negli anni ’70, attraverso stralci di interviste e testimonianze, Daisy Jones & The Six è una specie di contorcano di A Star is Born, sebbene poi prenda una direzione totalmente diversa. Sincero e diretto come una bella canzone pop, Daisy Jones riesce a raccontare come pochi altri libri la difficoltà di essere autentici in un mondo sempre più schiavo delle apparenze.

26. Taffy Brodesser-Akner, Fleishman is in Trouble (Random House)
fleishmanIl titolo richiama classici del passato, tipo la serie Rabbit Angstrom (che ora corre, ora è ricco, ora riposa), o anche alcuni libri recenti, su tutti Eastman Was Here di Alex Gilvarry, e anzi, è proprio con quest’ultimo che Fleishman is in Trouble condivide alcuni temi e scenari: il nuovo ruolo per il sesso maschile in un mondo finalmente ricalibrato, la difficoltà di reinventarsi passata la beatitudine della gioventù, dover fare i conti con la dolorosa perdita di una giovinezza che sembrava perenne. Qui Toby Fleishman, epatologo in carriera appena quarantenne, con quindici anni di matrimonio finito alle spalle e una quasi ex moglie cerca di rigenerarsi usando le nuove dating app che gli illuminano il telefono dall’alba al tramonto. Si trova davanti un mondo nuovo, alieno, forse inadatto alle generazioni precedenti.

27. Nathan Englander, kaddish.com (Knopf)
coverLa prima parte si regge in piedi da sola e da sola potrebbe essere un ottimo racconto di Englander: siamo nel 1999 e troviamo Larry, ebreo ormai secolarizzato che da Brooklyn va a Memphis, Tennessee per la shivah del padre defunto da poco. Restio a farlo, trova un servizio di preghiera on-line, kaddish.com (che pare esistere davvero) e paga perché  qualcuno reciti l’anno di preghiera al posto suo. Vent’anni dopo si mette alla ricerca del suo proxy mourner, cosa che innesca una serie di dicotomie, piuttosto schematiche, tra fede e secolarizzazione, tra rituali e vita reale, tra tradizione e autenticità, e sullo sfondo il mondo sempre più globalizzante delle tecnologie informatiche. Purtroppo è tutto un po’ affrettato e a tratti pretestuoso, e l’effetto è quello di avere tra le mani un ottimo racconto che si è rovinato dalla sua voglia di diventare un romanzo.

28. Kali Fajardo-Anstine, Sabrina & Corina (One World)
coverI racconti di Sabrina & Corina sono racconti diversi su un tema simile: il mondo femminile attorno alla comunità ispanica di Denver e dintorni usato per mostrare come la cultura e società americana siano formate anche da elementi culturali ispanici. Ci sono storie tristi, riflessioni sull’abbandono e sull’isolamento culturale. Ci sono racconti macabri, come “Sabrina & Corina,” nel quale Corina è chiamata a truccare il cadavere dalla cugina morta Sabrina perché la bara possa essere lasciata aperta, o ”Julian Plaza,” dove si fanno i conti con una madre che sta morendo di cancro e è una riflessione su come a volte sia impossibile fuggire da una provincia che ti soffoca.  C’è un costante riferimento alla famiglia, alle opportunità di riscatto in un contesto provinciale, alla netta dissonanza tra città moderne e piccoli centri rurali arretrati (come in “Tomi,” dove Nicole, ex galeotta, cerca di abituare il figlio del fratello a crescere senza videogiochi). Non tutti i racconti sono ben riusciti, ma nessuno è noioso o pretenzioso. Una raccolta solida. 

29. Angie Kim, Miracle Creek (FSG)
coverUn legal thriller in perfetto ordine, scritto da una donna ex-avvocato che riesce a gestire con estrema maestria e precisione la parte legale di un romanzo che affonda poi i suoi tentacoli su altri generi. Il risultato è un ibrido noir che sfrutta una classica trama da romanzo giudiziario, sebbene con avvocati un po’ stereotipati e forse troppo simili a avvocati da serie televisiva e riesce a intrecciare alcune considerazioni non banali su accettazione e su cosa significa essere immigrati in una terra quasi aliena. C’è un interessante parallelo tra gli immigrati che non riescono a integrarsi completamente e i bambini affetti da malattie debilitanti: “gli immigrati diventano una versione infantile di loro stessi, spogliati della loro fluenza verbale e, con essa, di uno strato di competenza e maturità,” ma tutto viene mescolato e amalgamato sapientemente con la traccia principale.

30. Karen Thompson Walker, The Dreamers (Random House)
walker2019Un romanzo catastrofista sulla scia dei recenti The Flame AlphabetSeverance e conferma lo stato di salute del genere distopico/apocalittico nella recente narrativa americana. Qui tutto inizia a Santa Lora, una piccola cittadina californiana, dove gli studenti del college locale contraggono una strana malattia che li lascia addormentati fino alla morte per disidratazione. L’epidemia innesca una ricerca delle cause insieme alle solite paranoie complottiste, ma soprattutto sembra focalizzarsi sul bisogno di ricreare un’etica del mutuo soccorso, tra utilitarismo, deontologia e numerosi riferimenti al dilemma del carrello ferroviario. Un finale un po’ moscio e una testarda insistenza sul tema del sogno, peraltro mai approfondito a dovere, non bastano a rovinare un discreto esempio di romanzo catastrofista.

31. Téa Obreht, Inland (Random House)
coverCammelli, arabi, turchi, fantasmi e gente che vede e parla con i fantasmi in un far west immaginario e immaginifico, dove alla reale violenza e asperità della vita nel XIX secolo si aggiunge un tocco di surreale che accentua i caratteri quasi mitologici che il Far West ha finito per avere, fino a diventare, per certi versi, un modo per sottolineare le radici meticce dell’America di oggi. Il libro è composto da due linee narrative apparentemente slegate: una segue Lurie, un giovane orfano, ex profanatore di tombe, delinquente occasionale e cammelliere che racconta rivolgendosi al suo cammello Burke la storia del suo sofferto viaggio ai confini tra l’America e il niente, seguito dai suoi fantasmi oltre che da uno sceriffo che non accenna rese. L’altra linea narrativa racconta una giornata, da mattina a notte, di Nora, moglie di un modesto direttore di un piccolo giornale in Arizona e le sue difficoltà per mantenere in piedi una famiglia, tra efferatezze, lutti e soprusi in una piccola città che sta per essere fagocitata da un indifferente e incerto progresso.

32. Damon Young, What Doesn’t Kill You Makes You Blacker (Ecco)
young2019Ossia ancora, un’altra autofiction, questa volta dichiaratamente sotto forma di “Personal Essays,” e la parentela diretta con un altro recente lavoro di autofiction, Heavy di Kiese Laymon è palpabile e quasi ovvia anche se probabilmente involontaria. Damon Young racconta la sua formazione di uomo afro-americano a Pittsburgh, PA, ripercorrendo la sua vita dall’adolescenza alla presa di coscienza della sua maturità di scrittore e  lega insieme una serie di capitoli nei quali è palpabile l’ansia della ricerca di un’identità nera, cosa che accomuna diverse opere in diversi mezzi:  serie tv come Atlanta , film come Sorry to Bother You e Get Out! o dischi come  LEGACY! LEGACY! di Jamila Woods. Si tratta di definire un’identità afro-americana mediante la ricognizione di un processo di crescita personale in un mondo caotico, multi-etnico, dove non si tratta solo di trovare la propria identità, ma anche di capire quanto la propria identità etnica contribuisce alla formazione di un’identità nazionale americana, e non solo americana: occidentale.

33. Marise Meijer, Rag (FSG)
coverDopo l’esordio Heartbreaker (FSG, 2016) che raccoglieva una manciata di racconti tenuti insieme da un argomento comune (il rapporto tra Natura e natura umana e i loro soprusi reciproci), Maryse Meijer conferma il suo talento con una nuova breve raccolta  che per certi versi amplia e completa quella prima raccolta giustapponendole una manciata di storie che ruotano attorno alle dissonanze tra natura umana e natura animale e che toccano la narrativa di genere, dal noir, all’horror.

34. Rachel Eve Moulton, Tinfoil Butterfly (FSG)
Moulton2019Un horror quasi perfetto, definito e presentato come un incrocio tra Shining e About a Boy, e sebbene il risultato sia ben lontano da essere un mostro metà King metà Hornby, quei due riferimenti non sono disattesi. Il libro inizia in medias res, con Emma, ragazza di soli diciotto anni ma già qualche orrore di troppo nella sua breve vita, che si trova in viaggio verso il South Dakota in autostop, ma si sa, fare autostop non è mai una scelta saggia e porta sempre in posti brutti. Emma si libera dell’uomo ma finisce in una specie di città fantasma dove si trova a dover affrontare i propri demoni interiori (e qui il riferimento a Shining) e doversi prendere cura di un inquietante ragazzino di otto anni (e qui il riferimento a About a Boy).

35. Adam Ehrlich Sachs, The Organ of Sense (FSG)
coverDopo una raccolta di racconti molto filosofici, Adam Ehrlich Sachs torna con un romanzo ancora più filosofico. Si tratta di una esofiction il cui protagonista è niente poco di meno che Leibniz, probabilmente il filosofo più sottovalutato di tutta l’età moderna, ma che aveva già preannunciato a modo suo gli sviluppi empiristi che arriveranno da Locke a Hume. Qui  Leibniz  è incuriosito da un evento astronomico, una curiosa eclissi che nessun astronomo aveva previsto, dovrebbe accadere il 30 giugno 1666. A prevederla è un bizzarro astronomo cieco con tanto di cannocchiale più potente del mondo. Ne segue un delizioso trattato su verità, fondamenti di filosofia, fede, e la distinzione, tutta leibinziana, tra ciò che è vero perché si può vedere, e ciò che lo è anche se non lo si vede.

36. Esmé Weijun Wang, The Collected Schizophrenias (Graywolf)
9781555978273Un altro tassello nell’auto-fiction americana, e un altro libro autobiografico e confessionale che rifiuta di perdersi in oziose ermeneutiche dell’io. The Collected Schizophrenias parte, come pare ormai essere una consuetudine, da questioni medico-biologiche, qui ovviamente la schizofrenia e i disturbi di natura psichiatrica in generale, e si apre, come pare essere un’altra consuetudine, a considerazioni sulla natura umana. Il risultato è un quadro esauriente e minuzioso che mostra come certe malattie vengono trattate in modo da isolare chi le ha e come la cultura di massa tende a vedere quelle malattie. Un testo di auto non-fiction che forse a tratti diventa quasi un trattato di medicina.

37. Jac Jemc, False Bingo (Farrar, Straus and Giroux)
coverQuelli di False Bingo sono racconti eccentrici, spesso molto brevi e incisivi, e tutti più o meno ruotano attorno a ciò che la società moderna ci chiede di essere. Così sul quasi perfetto racconto iniziale si legge in filigrana il distacco che esiste tra noi contemporanei della fine del mondo, dove ogni persona è quasi interscambiabile con altre. Su Delivery assistiamo da vicino un anziano pensionato che non riesce a smettere di acquistare cose di cui non ha nessun reale bisogno. Loser è il ritratto perfetto della vita dell’adolescente medio stritolato tra la ricerca di consenso altrui e la difficoltà di ottenere quel consenso. Trivial Pursuit mette in mostra gli stereotipi della provincia e del provincialismo. Tutti i racconti hanno una qualità se non horror almeno vagamente inquietante, lasciano la sensazione minacciosa che qualcosa stia per accadere qualcosa di angosciante e spiacevole, ma alla fine è tutto più surreale che sinistro, più un film di Jarmusch o Lantimos che uno di Lynch. 

38. Richard Russo, Chances Are… (Knopf)
coverUna riscrittura moderna dei Tre Moschettieri, Chances Are.. si apre in un piccolo college nel New England, nel 1969, proprio durante la lotteria per la coscrizione militare per il Vietnam. Tre amici, Lincoln, Teddy e Mickey aspettano di sapere il loro destino.  Nel 2015 si ritrovano a Martha’s Vineyard per una rimpatriata e lì insieme dissotterrano dalla tomba della memoria il ricordo di una ragazza dello stesso college che  tutti amavano senza troppe speranze. Purtroppo i continui salti tra presente e passato non nascondono una banalità di fondo: tre uomini maturi, nei primi anni della loro vecchiaia, non riescono a capire quanto infantile e passeggera fosse la loro infatuazione di ventenni, e finiscono per essere dei cliché più che personaggi veri e propri, e tutti e tre si trovano a dover in qualche modo reagire all’ascesa del trumpismo durante le primarie repubblicane.  Richard Russo continua la sua missione di menestrello della mascolinità dell’uomo contemporaneo, lo fa senza troppa convinzione, con qualche lunghezza di troppo e forse aveva già detto quello che aveva da dire nei suoi libri precedenti.

39. David Means, Instructions for a Funeral (FSG)
cover-1David Means torna a fare quello che sa fare meglio, ossia scrivere racconti. Instructions for a Funeral raccoglie 14 racconti pubblicati nel corso degli anni ’10 in varie riviste. Ci sono i tre racconti pubblicati sul New Yorker (“El Morro,” “The Tree Line, Kansas 1934,” e “Two Rumination of a Homeless Brother”), il racconto pubblicato sull’antologia Best American Short Stories 2013, e altri racconti apparsi sui vari Vice, Zoetrope, Paris Review, Oxford American, BOMB e compagnia pubblicante, e tutti ruotano attorno a diversi modi di vivere il cambiamento: paternità, matrimonio, dipendenze, persino la morte nel racconto che dà il titolo alla raccolta. Una eccessiva attenzione al linguaggio ha però spesso come risultato quello di appesantire delle storie che avrebbero bisogno di una maggior linearità.

40. Sam Lypsite, Hark (Simon & Schuster)
hark-9781501146060_hrHark è un “romanzo comico su cose assolutamente poco divertenti,” come lo stesso Lipsyte lo ha definito. Hark Morner è un ex comico che inaspettatamente lancia la nuova moda della “mental archery,” un’arte che comprende pose da yogi e aforismi vaghi. A seguirlo ci saranno una ventenne che finanzia il nuovo movimento, un terapeuta matrimoniale e un uomo di mezz’età con un matrimonio fallito sulle spalle e insieme costruiranno una satira dell’America moderna, incastrata tra recenti traumi e speranze future. Sebbene Trump non venga mai citato, Hark è un libro che parla dell’era Trump. Lo fa con leggerezza, con un umorismo più ricercato che trovato e il risultato è una serie di frammenti da stand-up comedy che non riescono a amalgamarsi in un romanzo. 

DISAPPOINTMENTS:

coverColson Whitehead, The Nickel Boys (Doubleday) — La NIckel Academy del libro è una versione nemmeno poi tanto fittizia della Florida Dozier School for Boys, aperta a inizio ‘900 e chiusa nel 2011, dove giovani problematici erano accolti  per “ricevere un’educazione fisica, morale e intellettuale, essere riformati e recuperati per la comunità.” Anche gli eventi del libro sono parzialmente reali, ma tutto viene raccontato con una voce impersonale, ripulita, quasi asettica. Elwood è un personaggio talmente rifinito e perfezionato che sembra più un ideal-tipo che il protagonista di una storia, cosa che fa perdere al libro quasi tutto il suo potenziale emotivo. Qualche snodo narrativo accende un po’ una trama troppo esile e sbrigativa.

Bret Easton Ellis, White (Knopf)ellis2019Divertente da leggere, ma sostanzialmente raccoglie l’attività di troll di Bret Easton Ellis su Twitter con un commentario inacidito. Interessanti le parti sul cinema, chiarisce il suo rapporto con David Foster Wallace, ribadisce la sua antipatia per i millennials. In definitiva un po’ ridondante. Ormai Ellis è ufficialmente arbasinianamente entrato a far parte dei “soliti stronzi.”

coverSimeon Mills, The Obsoletes (Skybound) Una versione comedy di Blade Runner, Scritta come il romanzo di formazione in un’America anni ‘90 Dove i robot come gli androidi di Dick sono abbastanza evoluti da potersi confondere con gli umani. Darryl e Kanga Livery sono due robot fratelli che dovranno cercare di sopravvivere in un mondo robofobico.

Raymond Strom, Northern Light (Simon & Schuster) 
northern-lights-9781501190292_lgMinnesota. Anni ’90. Shane è in cerca della madre che lo ha abbandonato tra l’adolescenza e l’ignoto della maturità in un mondo che lo costringe a crescere tra bulli, droghe e buoni sentimenti. Una storia semplice e lineare, che è un modo innocuo per dire noiosa e banale, e dove gli anni ’90 promessi restano uno sfondo sbiadito e fumoso. Ben scritto, ma tutto sa di già fatto, già visto, già letto. Buone le intenzioni, modesti i risultati.

Kristen Roupenian, You Know You Want This (Scout Press)
roupenian-2019Prima raccolta per Kristen Roupenian, aka “quella di Cat Person,” che raccoglie cose già uscite su riviste. C’è da dire che quell’hype si era formata dal basso, creata da un mouth-to-mouth innescato da un racconto sul New Yorker. La curiosità però era nata, e si trattava di vedere se Kristen Roupenian avesse qualcos’altro da dire oltre quel racconto e a conti fatti sì: nonostante un paio di riempitivi, qua ci sono alcuni discreti racconti che ruotano attorno a un tema comune, peccato che dopo poche settimane si dimenticano completamente.

Dave Eggers, The Parade (Knopf)cover Pamphlettino geopolitico, ambientato in uno stato sud-africano o mediorientale appena uscito da una silver war, un paese che non viene mai nominato ma che ha tutte le caratteristiche degli “shithole nation” di Trump. Qui due operai devono asfaltare una porzione della strada che dovrebbe congiungere il ricco nord al sud povero del paese, e essere così una fonte preziosa per lo sviluppo economico e democratico del paese. La strada verrà poi inaugurata da una parata (quella del titolo) organizzata dal Presidente che avrebbe portato la pace nel paese. I due operai non hanno nomi, sono tenuti a mantenere un rigido anonimato, e a scegliere un numero da 1 a 10 per nome: Four è la parte razionale, ligia al dovere, soprannominato malgré lui Clock, l’orologio,  Nine è “l’agente del Caos,” sporco, trasandato, che si intromette nella vita locale e spesso si approfitta dell’ospitalità del luogo. Per contrappasso, proprio Nine, agente del Caos, elemento di disturbo, ha il compito di assicurarsi che la strada realizzata non abbia imperfezioni, fino alla fine dei lavori, quando quella strada verrà usata per una parata che sarà una scusa per riprendere la guerra, cosa che in realtà si capiva già a pagina 2. Se esistessero i Razzies per la narrativa americana, Eggers sarebbe difficile da battere.

 

 

 

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