National Book Award — The 2019 Longlist

Finisce l’estate, inizia l’autunno, e al cambio di stagione puntuale puntuale c’è la longlist per il National Book Award, quest’anno con un paio di scelte ovvie e qualche sorpresa. Cinque esordienti e cinque veterani. Sette donne e tre uomini. Un ex-vincitore. 

My two cents, i finalisti saranno: Marlon James, Susan Choi, Laila Lalami, Helen Phillips e (purtroppo) Colson Whitehead.

coverTaffy Brodesser-Akner, Fleishman is in Trouble (Random House) — Taffy Brodser-Akner è una giornalista, ha scritto per riviste glamour come GQ e si è spesso occupata di cultura pop, con un profilo su Britney Spears e Damon Lindelof. Fleishman is in Trouble è la sua prima incursione nel mondo del romanzate, e il titolo richiama subito alla mente alcuni titoli famosi del passato (Rabbit at Rest, ma tutta la serie di Rabbit Angstrom), e titoli recenti (Eastman was Here di Alex Gilvarry). Il romanzo pare essere una storia urbana su matrimoni falliti e tentativi di ricostruirsi una vita: Toby Fleishman, epatologo appena separato dalla moglie si trova alle prese con un mondo in cui i rapporti interpersonali vengono ormai filtrati da dating app e modalità di socializzazione troppo strane per chi non è più troppo giovane. La storia è raccontata da una vecchia amica di Toby, ex-giornalista rinata come casalinga, anche lei presumibilmente indaffarata a ricalibrarsi entro una nuova vita. Si parla di umorismo e incisività. C’è la sensazione che sia solo un libro di una giornalista più che di una scrittrice.

coverSusan Choi, Trust Exercise (Henry Holt and Co.) — Probabile candidato alla vittoria che probabilmente non vincerà. Susan Choi insegna a Yale e è un’esponente della nuova leva autoriale asiatico-americana (R. O. Know, Yiyun Li, Rachel Kong, Celeste Ng per fare pochi nomi più o meno recenti). Il suo primo libro, The Foreign Student vinse l’Asian American Literary Award, i successivi sono stati nominati per il Pulitzer (American Woman) e il PEN/Faulkner (A Person of Interest). Trust Exercise sembra avere una trama piuttosto semplice e banale: romanzo di formazione adolescenziale che segue Sarah e David a partire dal periodo liceale negli anni ’80 fino a tre decenni dopo. Alla base c’è una relazione sentimentale tra due persone di impari estrazione sociale), ma sottotraccia c’è uno sviluppo per niente scontato, che interseca in modo intelligente biografia e finzione,  risultando spesso spiazzante, come nota Ron Charles nella sua recensione per il Washington Post.

coverKali Fajado-Anstine, Sabrina & Corina (One World) — La giovanissima Kali Fajado-Anstine è scrittrice dalla discendenza complicata: chicana in parte filippina, ebrea e anglosassone. I racconti di Sabrina & Corina sono tutti ambientati in Colorado, lo stato nel quale è cresciuta l’autrice, dichiarata estimatrice di Kent Haruf, che ha negli ultimi anni ha legato indissolubilmente il suo nome al Centennial State. Ma il Colorado di Kali Fajado-Anstine è vissuto da una mescolanza di razze, e soprattutto da una mescolanza tra tradizione e novità, tra rurale e gentrificazione, tra patriarcato e l’esigenza di dare una voce al femminile, dicotomia che secondo l’autrice viene fotografata in una sua forma statica dall’arte del racconto, che ha lo scopo e il compito di tramandare la memoria. Oltre a avere endorsement importanti (Sandra Cisneros e Joy Williams), Kali Fajado-Anstine ha già un contratto per due romanzi storici a venire. Un’esordiente di sicuro interesse.

A1ZCxsVuOzLMarlon James, Black Leopard, Red Wolf (Penguin) — Decisamente il libro più ambizioso della lista, e non solo perché si tratta del primo capitolo di una trilogia fantasy. Marlon James ha già ampiamente dimostrato il suo valore di scrittore, con questo progetto riesce a spingersi al di là e al di fuori della sua sfera di competenza. A onor del vero si tratta di un romanzo che come fantasy ha fatto storcere il naso a molti amanti del genere, e impiega un po’ di tempo e troppe pagine per entrare nel vivo delle quest tipiche dei fantasy, ma una volta ingranato il meccanismo il libro gira da solo, grazie a alcuni personaggi memorabili, città immaginarie costruite con grande perizia visionaria, e un mondo costruito a partire dal folclore e la mitologia africana. Forse paga un po’ il pegno del raffronto con altre famose serie fantasy (Il signore degli Anelli, per la bizzarra compagnia che si mette in viaggio, e Il trono di spade per gli innesti di real politi comunque presenti), ma resta un romanzo che quasi non ha difetti. Se non si fosse capito: personalmente spero vinca lui. Da noi prossimamente per Frassinelli.

coverLaila Lalami, The Other Americans (Pantheon) — già finalista per il Pulitzer con The Moor’s Account, Laila Lalami usa su questo nuovo libro nove diverse voci per ricostruire la frammentata realtà culturale statunitense. Tutto parte da un incidente nel quale muore Driss Guerraoi, e la figlia Nora rimasta orfana, che da una parte si trova a fare i conti con i resti della sua famiglia, e dall’altra cerca di spingere la polizia a trovare l’assassino di suo padre. Il romanzo si apre a ventaglio tra discendenze magrebine, veterani che hanno combattuto in Iraq e immigrati che si trovano schiacciati tra una tradizione non più loro e la ricerca di una nuova identità in un paese non sempre ospitale. 

coverKimberly King Parsons, Black Light (Vintage)— Altra giovane esordiente, la texana Kimbelry King Parsons pare raccontare con un linguaggio elegante e raffinato i piccoli interstizi provinciali di uno Stato che è in realtà una vera e propria Repubblica. Storie di uomini e di donne, di sentimenti e di desideri, di paure e di occasionali felicità. Storie che parlano di semplicità e apparente normalità (licei, la soffocante presenza della religione in uno stato come il Texas, primi esperimenti sessuali) e mostrano come la presunta normalità nasconda di fatto un lato grottesco. 

coverHelen Phillips, The Need (Simon & Schuster) — Dall’autrice di Some Possibile Solutions e di The Beautiful Bureaucrat arriva un nuovo romanzo che mescola suspence e speculazione. Qui troviamo Molly Nye, una paleobotanista che scopre un fossile apparentemente disconnesso da ogni forma di vita conosciuta e alcuni altri strani oggetti: una Bibbia dove Dio viene identificato al femminile, un soldatino con la coda di scimmia e altre cose simili ma diverse per qualche particolare a quelle del mondo che conosciamo. Molly entra in una fase di “esaurimento apocalittico,” soprattutto per  la paura che quelle strane scoperte possano causare danni al figlio piccolo. In sostanza è un distopico materno che però sembra essere costruito su premesse sensibilmente differenti dalle troppe distopie materne degli ultimi anni: tutte noiose allo stesso modo. Di Helen Phillips c’è da fidarsi.

coverJulia Phillips, Disappearing Earth (Knopf) — Un altro esordio. Due piccole sorelle di 8 e 11 anni scompaiono dalla penisola di Kamchatka nella Russia nord-orientale, e questo innesca un thriller nel quale gli ultimi capitoli pare rammendino insieme le parti centrali, sparse tra desolazione, opportunità perse, fragilità, l’impatto emotivo della perdita e altre cose. 

coverOcean Vuong, On Earth We’re Briefly  Gorgeous (Penguin) — Ocean Vuong è un poeta americano di origini vietnamite e On Earth We’re Briefly Gorgeous è il suo debutto in narrativa. La premessa è che raccontarsi storie serva per mantenere viva la memoria, dove i ricordi possono assumere la forma di una seconda possibilità, un riscatto di occasioni perse. Il romanzo è semi-autobiografico e ha la forma di una lunga lettera di un figlio, Little Dog, alla madre analfabeta, nella quale il figlio cerca di raccontare la sua formazione americana e di ricucirla con la tradizione persa e resuscitata sotto forma di racconto e ricordo. 

coverColson Whitehead, The Nickel Boys (Doubleday) — La NIckel Academy del libro è una versione nemmeno poi tanto fittizia della Florida Dozier School for Boys, aperta a inizio ‘900 e chiusa nel 2011, una scuola di formazione e di avviamento professionale come la Nickel Academy del libro, dove giovani problematici erano accolti per essere separati da cattive compagnie per “ricevere un’educazione fisica, morale e intellettuale, essere riformati e recuperati per la comunità.” Anche gli eventi del libro sono parzialmente reali: Elwood, adolescente che subisce la sua storia di formazione, è al tempo stesso testimone e vittima di un’educazione che era solo una scusa per picchiare, seviziare, violentare e quasi torturare dei ragazzi, fino anche alla morte. Come il precedente libro però anche questo soffre di un eccessivo distacco. La storia viene raccontata con una voce impersonale, ripulita, quasi asettica. Elwood è un personaggio talmente rifinito e perfezionato che sembra più un ideal-tipo che il protagonista di una storia, cosa che fa perdere al libro quasi tutto il suo potenziale emotivo. Qualche snodo narrativo accende un po’ una trama troppo esile e sbrigativa. Nonostante i difetti, è un libro che potrebbe anche vincere il National Book Award. Da noi I ragazzi della Nickel (trad. it. Silvia Pareschi, Mondadori)

 

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