Book Log 08/2019: Furst, Obreht, Russo.

Tra i pochi libri letti durante Agosto: il ritorno un po’ loffio di Richard Russo, un romanzo storico che racconta come gli anni ’70 abbiano ucciso gli anni ’60 e preparato il nuovo millennio e un western immaginifico ripensato da una giovanissima e interessantissima scrittrice serbo-americana.

coverRichard Russo, Chances Are… (Knopf) — Una riscrittura moderna dei Tre Moschettieri, Chances Are..  si apre in un piccolo college nel New England, nel 1969, proprio durante la lotteria per la coscrizione militare per il Vietnam. Tre amici, Lincoln, Teddy e Mickey aspettano di sapere il loro destino. Russo introduce con metodo i tre amici: Lincoln è un ragazzo dell’Ovest di famiglia conservatrice; Teddy è un ragazzo del midwest, figlio della classe media; Mickey è un ragazzo del Nord-est, figlio della classe operaia. Nel 2015, Lincoln è un agente immoboliare repubblicano moderato, Teddy gestisce una piccola casa editrice e Mickey è un musicista rock. Lincoln è Athos, il più pacato e riflessivo, Teddy è Aramis, il più delicato, debole e umbratile, quasi un uomo di chiesa mancato,  Mickey è il chiassoso e robusto Portos. Nel 2015 si ritrovano a Martha’s Vineyard per una rimpatriata e lì insieme dissotterrano dalla tomba della memoria il ricordo di Jacy Calloway, ragazza dello stesso college dei tre eroi che tutti e tre eroi amavano senza troppe speranze. Jacy è scomparsa dal 1971, e nel 2015, per una fortuita serie di eventi, tra ricordi e rimpianti, i tre si ritrovano a ricostruire la sua scomparsa con l’aiuto di un ex poliziotto in pensione, Joe Coffin. Purtroppo i continui salti tra presente e passato non nascondono una banalità di fondo: tre uomini maturi, nei primi anni della loro vecchiaia, non riescono a capire quanto infantile e passeggera fosse la loro infatuazione di ventenni, e finiscono per essere dei cliché più che personaggi veri e propri— lo scapestrato del nord-est, il pacato e timido mid-westerner e il conservatore dell’ovest—e tutti e tre si trovano a dover in qualche modo reagire all’ascesa del trumpismo durante le primarie repubblicane, anche se questo è un tema che rimane troppo laterale. Tutto è troppo preciso e schematico per sembrare verosimile, e sarebbe molto più efficace se non avesse voluto essere tanto efficace. Alla fine Richard Russo continua la sua missione di menestrello della mascolinità dell’uomo contemporaneo, lo fa senza troppa convinzione, con qualche lunghezza di troppo e forse aveva già detto quello che aveva da dire nei suoi libri precedenti.

coverJoshua Furst, Revolutionaries (Knopf) — Una saga familiare incastonata su un romanzo storico che tratta gli anni ’70, visti come il ponte che ha disatteso le illusioni della rivolte degli anni ’60 e preparato per le nuove forme di emancipazione, multiformi, frammentate e contaminate del nuovo millennio. Tutto è raccontato dal figlio di Lenny Snyder, Freedom Snyder, che dalla sua mezza età racconta quello che ricorda degli anni ’70, quando non era ancora adolescente, il che rende tutta la storia in un certo modo inaffidabile, e molto, per stessa ammissione del Freedom Snyder narratore, è più inventato che ricordato, o ricostruito con il sedimento che quegli anni hanno lasciato. E quel sedimento è presente non solo nello sfondo dato dagli occasionali riferimenti alla musica dell’epoca o alle serie televisive dell’epoca, ma anche del ruolo che nell’impianto funzionale hanno alcuni personaggi storici: Allen Ginsberg, William Kunstler, Bobby Seale e soprattutto Phil Ochs, qui dipinto con estrema cura. La parabola di Lenny Snyder, da “inventore” dell’intero movimento hippie di fine anni ’60 a cocainomane arrestato e fuggito, condannato, rilasciato, e soprattutto maschilista e narcisista, è la parabola delle illusioni della controcultura che dai fiori al posto dei cannoni degli anni ’60 è arrivata a essere un mosaico di difese di interessi più o meno personali e in conflitto tra loro. Le droghe non sono più simbolo di protesta e di fantasia, ma diventano commercio e giogo. La musica non è più collante e voce per movimenti di protesta ma sottofondo per pubblicità (qui è importantissima la figura di Phil Ochs, soprattutto quando viene messo a confronto con Dylan). Alla fine quella libertà che cercava Lenny Snyder fino a trasformarla nel nome di suo figlio, “si è atrofizzata in un nulla.” Letto insieme alla prima parte di The Fortress of Solitude di Lethem e magari a Eat the Document di Dana Spiotta costruisce un interessante quadro degli anni settanta visti dalla memoria collettiva del nuovo millennio. 

coverTéa Obreht, Inland (Random House) — Cammelli, arabi, turchi, fantasmi e gente che vede e parla con i fantasmi in un far west immaginario e immaginifico, dove alla reale violenza e asperità della vita nel XIX secolo si aggiunge un tocco di surreale che accentua i caratteri quasi mitologici che il Far West ha finito per avere, fino a diventare, per certi versi, un modo per sottolineare le radici meticce dell’America di oggi. Il libro è composto da due linee narrative apparentemente slegate: una segue Lurie, un giovane orfano, ex profanatore di tombe, delinquente occasionale e cammelliere che racconta rivolgendosi al suo cammello Burke la storia del suo sofferto viaggio ai confini tra l’America e il niente, seguito dai suoi fantasmi oltre che da uno sceriffo che non accenna rese. Ne esce un novello Huck Finn, forse più simile all’Huck Finn recentemente rieleaborato da Robert Coover che a quello originario. L’altra linea narrativa racconta una giornata, da mattina a notte, di Nora, moglie di un modesto direttore di un piccolo giornale in Arizona e le sue difficoltà per mantenere in piedi una famiglia, tra efferatezze, lutti e soprusi in una piccola città che sta per essere fagocitata da un indifferente e incerto progresso. Le premesse per un gran libro ci sono tutte, peccato che un’eccessiva lentezza, soprattutto nella parte di Nora, frustrano un po’ quelle aspettative, parzialmente recuperate in un finale inatteso.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: