Spring Bunch 2019

Qui è dove metto in ordine i libri letti tra aprile e giugno, dove ci sono: un capolavoro di livello Don (DeLillo), un altro etereo, surreale e rarefatto capolavoro di una delle menti più brillanti della narrativa americana più recente, il ritorno di un romanziere che cortocircuita auto- e meta-fiction e in questo caso ritorna un po’ negli anni ’90, un antieroe Roth-iano scritto da una donna e altre cose…

 

  1. coverSalvatore Scibona, The Volunteer (Knopf) — Palesemente un capolavoro. 
  2. Jesse Ball, The Divers’ Game (Ecco)9780062676108_2e71aUn altro etereo, surreale, rarefatto capolavoro di Jesse Ball che inizia come un romanzo distopico, costruito lentamente e a macchie di leopardo attorno alla percezione del lettore, e poi diventa una favola a metà strada tra Carrol e Becket, e finisce come un breve trattato di filosofia morale su ordine sociale, violenza e responsabilità.
  3. Ben Lerner, The Topeka School (Farrar Straus and Giroux)Lerner2019Ideale terzo e ultimo capitolo di una trilogia insieme ai due libri precedenti, Qui ritroviamo Adam Gordon adolescente negli anni ’90, fare i conti con le fondamenta della cultura astratta, cinica e ironica di un’intera generazione, e con quella Mascolinità Tossica che per certi versi è alla base di molte strutture culturali oggi.
  4. Mary Miller, Biloxi (Liverlight)Miller2019Louis uomo solo e divorziato, ha lasciato il lavoro e è in attesa di una eredità che dovrebbe garantirgli un certo quieto vivere. Passa le giornate tra birra ghiacciata e pessimi programmi televisivi, ma decide di rimpiazzare gli affetti persi con un cane, Layla, che innescherà una reazione a catena di eventi che porteranno  brutte sorprese e nuove persone nella vita di Louis, che da  antieroe quasi roth-iano nella sua involontaria e non percepita misoginia, cercherà di capire che vivere significa soprattutto prendersi cura di qualcuno.
  5. Madeline Ffitch, Stay and Fight (FSG)ffitch2019Stay and Fight inizia come il romanzo post-apocalittico meno post-apocalittico che si può pensare: il mondo non finisce, non c’è nessuna carestia, nessuna catastrofe, solo una coppia che decide di ritirarsi in mezzo all’essenzialità dei monti Appalachi, che da post-apocalittico senza apocalisse diventa un romanzo survivalista che mostra come nel mondo che ci ostiniamo a chiamare reale, ormai abbiamo perso le competenze che servono veramente per vivere se dovessimo eliminare tutto ciò che è superfluo o non necessario.
  6. Juliet Escoria, Juliet the Maniac (Mellville House)escoria2019Juliet Escoria non nasconde il lato autobiografico del libro, tanto che la protagonista si chiama Juliet Escoria e è facile ritrovare elementi del suo vissuto sparsi nel racconto. Quello che ne esce è un interessante romanzo di non formazione, o di autodistruzione, che ci proietta nelle oscurità degli anni ’90, tra magliette di Calvin Klein, jeans Guess e JNCO e disagio, esperienze con droghe, sesso, omosessualità ai confini del buon senso, ai confini tra vita e seduzioni della morte. C’è un livello metanarrativo, nascosto e forse anche involontario, che mostra come l’autofiction in ultima analisi sia realtà che sembra finta, esattamente come il realismo quando è ben riuscito è finzione che sembra realtà.
  7. Debora Omassi, Libera uscita (Rizzoli)41cY228g8RLun romanzo dichiaratamente autobiografico, che però sotto forma romanzo che affronta un tema, quello dell’identità, dei confini tra femminilità e pulsioni verso una mascolinità indotta, che forse un’autobiografia avrebbe costretto in confini troppo personali. Barbara Gasser ricerca la sua identità da donna nel mondo più maschile e maschilista che esista, in un ambiente che dovrebbe d’altra parte, annullarti talmente tanto da eliminare le differenze tra uomo e donna.
  8. Esmé Weijun Wang, The Collected Schizophrenias (Graywolf)9781555978273Un altro tassello nell’auto-fiction americana, e un altro libro autobiografico e confessionale che rifiuta di perdersi in oziose ermeneutiche dell’io. The Collected Schizophrenias parte, come pare ormai essere una consuetudine, da questioni medico-biologiche, qui ovviamente la schizofrenia e i disturbi di natura psichiatrica in generale, e si apre, come pare essere un’altra consuetudine, a considerazioni sulla natura umana.
  9. Damon Young, What Doesn’t Kill You Makes You Blacker (Ecco)young2019un’altra autofiction, questa volta dichiaratamente sotto forma di Personal Essays Ripercorrendo la sua vita dall’adolescenza alla presa di coscienza della sua maturità  di scrittore, Damon Young cerca di definire un’identità  afro-americana mediante la ricognizione di un processo di crescita personale in un mondo caotico, multi-etnico, dove si tratta  anche di capire quanto la propria identità   contribuisca alla formazione di un’identità  nazionale.
  10. Adam Ehrlich Sachs, The Organ of Sense (FSG)coverUn  Leibniz (neanche troppo) finzionale è incuriosito da un evento astronomico, una curiosa eclissi che nessun astronomo aveva previsto, dovrebbe accadere il 30 giugno 1666. A prevederla è un bizzarro astronomo cieco con tanto di cannocchiale più potente del mondo. Ne segue un delizioso trattato su verità, fondamenti di filosofia, fede, e la distinzione, tutta leibinziana, tra ciò che è vero perché si può vedere, e ciò che lo è anche se non lo si vede.
  11. Angie Kim, Miracle Creek (FSG)cover Un lega al thriller in perfetto ordine, scritto da una donna ex avvocato che riesce a gestire con estrema maestria e precisione la parte legale di un romanzo che affonda poi i suoi tentacoli in altri generi. Il risultato è un ibrido noir che sfrutta la classica trama del romanzo giudiziario e che riesce a intrecciare alcune considerazioni non banali su accettazione e su cosa significa essere immigrati in terra quasi aliena.
  12. Rachel Eve Moulton, Tinfoil Butterfly (FSG)Moulton2019Buon romanzo horror che ha per protagonista una ragazza poco più che adolescente che finisce in una specie di città fantasma (e qui riferimento a Shining) dove si deve prendere cura di un ragazzino inquietante (e qui riferimento a About a Boy) e a dover affrontare i propri demoni.
  13. Bret Easton Ellis, White (Knopf)ellis2019Divertente da leggere, ma sostanzialmente raccoglie l’attività di troll di Bret Easton Ellis su Twitter con un commentario inacidito. Interessanti le parti sul cinema, chiarisce il suo rapporto con David Foster Wallace, ribadisce la sua antipatia per i millennials. In definitiva un po’ ridondante. Ormai Ellis è ufficialmente entrato a far parte dei “soliti stronzi.”
  14. Simeon Mills, The Obsoletes (Skybound)coverUna versione comedy di Blade Runner, Scritta come il romanzo di formazione in un’America anni ‘90 Dove i robot come gli androidi di Dick sono abbastanza evoluti da potersi confondere con gli umani. Darryl e Kanga Livery sono due robot fratelli che dovranno cercare di sopravvivere in un mondo robofobico.
  15. Dave Eggers, The Parade (Knopf)coverSe esistessero i Razzies per la narrativa americana, Eggers sarebbe difficile da battere.

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