Book Log 04/2019

coverGreg Grandin, The End of the Myth (Metropolitan Books)

Un vero e proprio saggio di storia americana che lega le origini di Stati Uniti paradossalmente da una frontiera agli Stati Uniti apparentemente uniti e compatti di oggi, dove le frontiere sembrano essere diventate confini. Grandin mostra come quell’America originaria, dove i vocabolari neanche avevano un significato di “frontiera” contenesse il germe di ciò che è oggi, lacerata da una serie di infiniti confini immaginari interni (West e East coast, midwest e southern states, ma  anche confini più rarefatti come quelli tra bianchi anglo-sassoni e indiani e oggi gli afro-americani). Oggi c’è Trump, due secoli prima c’era Andrew Jackson, presidente schiavista, l’unico che abbia condotto una slave coffle (una parata di schiavi incatenati l’un con l’altro) e che alla domanda ““What’s under the hood?” rispose, “If I can get a good tailor, soon me and all my friends” (velato riferimento pre-KKK). Jackson fu il presidente che sfondò con decisione ogni confine geografico, come alla fine del secolo scorso Reagan fu quello che tentò di sfondare le frontiere economiche, seguendo il motto “Niente è impossibile. Non ci sono limiti per la crescita.” E se Clinton “fu il più grande risultato di Reagan” che “portò avanti il programma repubblicano,” Obama, il presidente odiato da chi amava Jackson, è stato il presidente in un certo modo “cresciuto al di là di un confine.” Un saggio fondamentale per capire gli Stati Uniti di oggi.

coverAngie Kim, Miracle Creek (FSG)
Un legal thriller in perfetto ordine, scritto da una donna ex-avvocato che riesce a gestire con estrema maestria e precisione la parte legale di un romanzo che affonda poi i suoi tentacoli su altri generi. Il risultato è un ibrido noir che sfrutta una classica trama da romanzo giudiziario, sebbene con avvocati un po’ stereotipati e forse troppo simili a avvocati da serie televisiva (qui si a tratti si ha l’impressione di leggere una sceneggiatura di The Good Wife o The Good Fight)  e riesce a intrecciare alcune considerazioni non banali su accettazione e su cosa significa essere immigrati in una terra quasi aliena. C’è un interessante parallelo tra gli immigrati che non riescono a integrarsi completamente e i bambini affetti da malattie debilitanti: “gli immigrati diventano una versione infantile di loro stessi, spogliati della loro fluenza verbale e, con essa, di uno strato di competenza e maturità,” ma tutto viene mescolato e amalgamato sapientemente con la traccia principale: una struttura che pratica una particolare  ossigenoterapia iperbarica (Miracle Submarine) esplode, causando la morte di due pazienti e il grave ferimento di altri due. Si tratta di trovare il colpevole tra un nucleo di persone prive di innocenza.

coverAdam Ehrlich Sachs, The Organ of Sense (FSG)
Dopo una raccolta di racconti molto filosofici, Adam Ehrlich Sachs torna con un romanzo ancora più filosofico. Si tratta di una esofiction il cui protagonista è niente poco di meno che Leibniz, probabilmente il filosofo più sottovalutato di tutta l’età moderna, ma che aveva già preannunciato a modo suo gli sviluppi empiristi che arriveranno da Locke a Hume. Forse non tutti sanno che mentre distingueva tra verità di fatto e verità di ragione, Leibniz si interessava anche agli strumenti che stavano per cambiando e avrebbero cambiato la nostra percezione del mondo esterno: telescopio e microscopio. Qui un Leibniz (neanche troppo) finzionale è incuriosito da un evento astronomico, una curiosa eclissi che nessun astronomo aveva previsto, dovrebbe accadere il 30 giugno 1666. A prevederla è un bizzarro astronomo cieco con tanto di cannocchiale più potente del mondo. Ne segue un delizioso trattato su verità, fondamenti di filosofia, fede, e la distinzione, tutta leibinziana, tra ciò che è vero perché si può vedere, e ciò che lo è anche se non lo si vede.

9781555978273Esmé Weijun Wang, The Collected Schizophrenias (Graywolf)

Un altro tassello nell’auto-fiction americana, e un altro libro autobiografico e confessionale che rifiuta di perdersi in oziose ermeneutiche dell’io. The Collected Schizophrenias parte, come pare ormai essere una consuetudine, da questioni medico-biologiche, qui ovviamente la schizofrenia e i disturbi di natura psichiatrica in generale, e si apre, come pare essere un’altra consuetudine, a considerazioni sulla natura umana. È la stessa cosa che ha fatto Sarah Manguso con la sindrome di Guillarme-Bairré, Leslie Jamison con l’alcolismo e le dipendenze, Melissa Broder con ansia e depressione. Il risultato è un quadro esauriente e minuzioso che non si limita a documentare cosa significa essere schizofrenici in una società come quella nella quale ci troviamo vivere, ma anche come certe malattie vengono trattate in modo da isolare chi le ha e come la cultura di massa tende a vedere quelle malattie. Un testo di auto non-fiction che forse a tratti diventa quasi un trattato di medicina.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: