Winter Bunch 2019/Book Log 03/2019

Qui è dove faccio ordine tra i libri letti quest’inverno e mi accorgo che ormai ci sono generi consolidati come il romanzo on-the-road, la saga familiare multi-generazionale, il romanzo holdeniano, il romanzo distopico/catastrofista post-apocalittico, che si affiancano a generi più classici e ampiamente rodati, come il romanzo di formazione e il thriller. In ogni caso c’è il rischio di fare cose rese banali da una tradizione ormai invecchiata, e in ogni caso c’è anche la possibilità di fare cose fresche e originali.

  1. Valeria Luiselli, Lost Children Archive (Knopf)  — 

    9780525520610Romanzo on-the-road, che al classico percorso che da nord-est arriva fino alla frontiera a sud-ovest interseca il nuovo percorso migratorio che da sud degli Stati Uniti procede verso nord. Lungo la strada un concerto di echi di suoni estinti, gli indiani di ieri, i migranti di oggi, e tutto quello che la storia macina sotto il suo aratro. Un romanzo che usa il concetto di frontiera per parlare del concetto di limite, elemento fondativo di molta cultura occidentale, e per mostrare che mappare e archiviare significa includere e raccogliere, più che escludere e limitare. Sullo sfondo c’è anche il confine tra il midwest, placido e piatto, e gli stati del sud, vividi e veraci: vecchio confine che in un certo senso continua a esistere. 

  2. Marlon James, Black Leopard, Red Wolf (Riverhead) 

    A1ZCxsVuOzLLa prima parte di una trilogia fantasy d’autore. Siamo in una terra di mezzo costruita sul folclore africano, non ci sono eroi impavidi e senza macchia, ma un mucchio selvaggio di coraggiosi che somigliano più agli eroi difettosi della Marvel. Una trama ricca e imprevedibile nasconde un sottotesto importante, su schiavismo, rapporti di potere, conformismo e tutto ciò che rende contemporaneo il mondo in cui viviamo.

  3. Snowden Wright, American Pop (Morrow)
    y648The Great Southern American Novel: una saga familiar multigenerational che dagli anni ’20 arriva fino alla fine del millennio scorso e passa in rassegna le fondamenta della cultura pop americana, attraverso le vicende di una famiglia fittizia, quasi Forrest Gump-iana che avrebbe creato un’ipotetica bevanda rivale della Coca Cola. La storia americana esplode e si ricompone in un bozzetto che tocca guerre, razzismo, conservatorismo, innovazione, ambizione, tradizione e tutto ciò che viene usato per dare un vestito agli Stati Uniti di ieri come di oggi.
  4. Halle Butler, The New Me  (Penguin) —
    36342706._SR1200,630_Dopo un esordio promettente ma decisamente acerbo (“Jillian”), Halle Butler riesce a correggere i suoi errori e a scrivere un ottimo romanzo holdeniano, dove la protagonista mette in discussione se stessa e la realtà, e forma un ideale terzetto insieme alle protagoniste di My Year of Rest snd Relaxation di Ottessa Moshfegh d The Pisces di Melissa Broder. 
  5. Taylor Jenkins Reid, Daisy Jones & The Six (Ballantine)
    40597810._UY475_SS475_Costruito come un documentario postumo che racconta le vicende dell’incontro tra la cantautrice Daisy Jones e la rock band The Six negli anni ’70, attraverso stralci di interviste e testimonianze, “Daisy Jones & The Six” è una specie di contorcano a “A Star is Born,” sebbene poi prenda una direzione totalmente diversa. Sincero e diretto come una bella canzone pop, Daisy Jones riesce a raccontare come pochi altri libri la difficoltà di essere autentici in un mondo sempre più schiavo delle apparenze.
  6. John Kenney, Talk to Me (Putnam’s & Sons) —
    40000573._UY400_SS400_Un romanzo sulle derive della società nell’Era dell’Informazione. Ted Grayson, famoso anchor man, è vittima di un caso di shaming a causa di un video diventato virale che finisce per rovinare una carriera trentennale. La trama è esile ma il libro riesce a mostrare e spiegare con estrema lucidità e raffinata ironia come la società dominata dal duepuntozerismo ci trasforma in mostriciattoli, sempre pronti a giudicare, colpevolizzare, martirizzare e lapidare chiunque mostri una qualunque debolezza umana. E questo avviene tanto a livello individuale che corporativo, con intere redazioni di nuovi servizi di informazione che si sono trasformate in cacciatori di sensazionalismi da dare in pasto a moralisti per autocertificazione in servizio permanente.
  7. Lauren Wilkinson, American Spy (Random House) — 
    americanspyUn ibrido di genere, che mescola noir, thriller, romanzo storico, blaxploitation e che riesce a parlare di temi assolutamente attuali in modo obliquo. American Spy tocca non solo questioni politiche (l’ingerenza degli Stati Uniti nelle dittatura altrui), ma anche questioni razziali e di genere oltre che più alte questioni etiche sull’opportunità di porre dei confini alla libertà e alla fede in qualcosa. Uno dei migliori esordi dell’anno.
  8. David Bowman, Big Bang (Little, Brown) —
    bowman2019Un’accorata introduzione di Lethem apre il terzo e postumo romanzo di Bowman, che si autoproclama Nonfiction Novel. I protagonisti sono personaggi chiave della cultura pop e politica degli Stati Uniti, Burroughs, Howard Hunt, il senatore McCarthy, fino a Hendrix e DeLillo che cavalcano il decennio che porterà all’omicidio di Kennedy. Come molti romanzi postumi, anche Big Bang mostra i segni dell’approssimazione un po’ caotica, ma resta una lettura affascinante e divertente.
  9. Siri Hustvedt, Memories of the Future (Simon & Schuster) — 
    siri2019In parte autobiografia obliqua che sembra seguire la storia personale di Siri Husvedt, dal Minnesota alla Columbia di New York,  in parte romanzo speculativo su tempo e memoria, e su come ci costruiamo un’identità tra tempi e spazi con alcuni innesti di metanarrativa. Come sempre interessanti le parti filosofiche e scientifiche che, ahimè, come spesso accade con i coniugi Auster-Hustvedt, restano un po’ fumosi e si fanno dispersivi e inconcludenti.
  10. Karen Thompson Walker, The Dreamers (Random House) — 
    walker2019Romanzo distopico/apocalittico sulla scia di Station Eleven di Emily St. John Mende e del recente Severance di Ling Ma, ma decisamente meno convincente. Una misteriosa epidemia colpisce un college negli Stati Uniti e provoca un sonno forzato che può causare la morte. Interessanti ma poco incisive le parti in cui si applica il Trolley Problem a momenti di catastrofismo dove occorre reinventare e ricostruire una società, confusionario e fuorviante il riferimento ai sogni. Un po’ un’occasione sprecata.
  11. Kristen Roupenian, You Know You Want This (Scout Press) —
    Prima raccolta per roupenian-2019Kristen Roupenian, aka “quella di Cat Person,” che raccoglie cose già uscite su riviste. C’è da dire che quell’hype si era formata dal basso, creata da un mouth-to-mouth innescato da un racconto sul New Yorker. La curiosità però era nata, e si trattava di vedere se Kristen Roupenian avesse qualcos’altro da dire oltre quel racconto e a conti fatti sì, nonostante un paio di riempitivi, qua ci sono racconti che ruotano attorno a un tema comune, ben fatti e promettenti.
  12. Maryse Meijer, Rag (FSG) —
    coverDopo l’esordio Heartbreaker (FSG, 2016) che raccoglieva una manciata di racconti tenuti insieme da un argomento comune (il rapporto tra Natura e natura umana e i loro soprusi reciproci), Maryse Meijer conferma il suo talento con una nuova breve raccolta  che per certi versi amplia e completa quella prima raccolta giustapponendole una manciata di storie che ruotano attorno alle dissonanze tra natura umana e natura animale e che toccano la narrativa di genere, dal noir, all’horror.
  13. David Means, Instructions for a Funeral (FSG) —
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     David Means torna a fare quello che sa fare meglio, ossia scrivere racconti. Instructions for a Funeral raccoglie 14 racconti pubblicati nel corso degli anni ’10 in varie riviste. Ci sono i tre racconti pubblicati sul New Yorker (“El Morro,” “The Tree Line, Kansas 1934,” e “Two Rumination of a Homeless Brother”), il racconto pubblicato sull’antologia Best American Short Stories 2013, e altri racconti apparsi sui vari Vice, Zoetrope, Paris Review, Oxford American, BOMB e compagnia pubblicante, e tutti ruotano attorno a diversi modi di vivere il cambiamento: paternità, matrimonio, dipendenze, persino la morte nel racconto che dà il titolo alla raccolta. Una eccessiva attenzione al linguaggio ha però spesso come risultato quello di appesantire delle storie che avrebbero bisogno di una maggior linearità.

  14. Sam Lypsite, Hark (Simon & Schuster) —hark-9781501146060_hr

    Hark è un “romanzo comico su cose assolutamente poco divertenti,” come lo stesso Lipsyte lo ha definito. Hark Morner è un ex comico che inaspettatamente lancia la nuova moda della “mental archery,” un’arte che comprende pose da yogi e aforismi vaghi. A seguirlo ci saranno una ventenne che finanzia il nuovo movimento, un terapeuta matrimoniale e un uomo di mezz’età con un matrimonio fallito sulle spalle e insieme costruiranno una satira dell’America moderna, incastrata tra recenti traumi e speranze future. Sebbene Trump non venga mai citato, Hark è un libro che parla dell’era Trump. Lo fa con leggerezza, con un umorismo più ricercato che trovato e il risultato è una serie di frammenti da stand-up comedy che non riescono a amalgamarsi in un romanzo. 

  15. Raymond Strom, Northern Light (Simon & Schuster) —
    northern-lights-9781501190292_lgMinnesota. Anni ’90. Shane è in cerca della madre che lo ha abbandonato tra l’adolescenza e l’ignoto della maturità in un mondo che lo costringe a crescere tra bulli, droghe e buoni sentimenti. Una storia semplice e lineare, che è un modo innocuo per dire noiosa e banale, e dove gli anni ’90 promessi restano uno sfondo sbiadito e fumoso. Ben scritto, ma tutto sa di già fatto, già visto, già letto. Buone le intenzioni, modesti i risultati.

 

 

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