Coming Soon

coming-soonIl 2019 è già iniziato da qualche spicciolo, e si è già iniziato a dare anticipazioni su cosa uscirà. Per quanto riguarda la narrativa che viene dagli Stati Uniti, qui sotto ci sono dieci titoli in ordine di importanza secondo me, a partire da uno dei più grandi geni della letteratura del secondo novecento: Robert Coover.

9780393608465Robert Coover, Going for a Beer (W. W. Norton, 2018). Prossimamente La babysitter e altri racconti, traduttori vari, a cura di Luca Pantarotto, NNE — Si scrive Robert Coover, si pronuncia “uno dei più grandi geni della letteratura del secondo novecento.” Non solo un padre fondatore del post-moderno, accanto a Barthelme e Barth, ma il progenitore di molta narrativa americana contemporanea e tra i suoi accoliti, più o meno diretti, ci sono nomi come T. C. Boyle, Jonathan Lethem, Mark Leyner, Rick Moody, David Foster Wallace, Deborah Eisenberg, Lydia Millet fino ai recenti Alexandra Kleeman (sua allieva alla Brown), Sabrina Orah Mark, Rita Bullwinkel e Joanna Ruocco. Going for a Beer è un’antologia che contiene una corposa selezione dalle sue quattro raccolte precedentemente pubblicate più cinque racconti finora editi solo su rivista, tra cui “Goldilocks Variations.” Per chi conosce Coover Going for a Beer potrà sembrare incompleto e approssimativo, e si perde un po’ l’organizzazione interna che hanno le sue raccolte precedenti, tutte incentrate su aspetti particolari del rapporto tra realtà e modo di raccontarla. L’antologia ha però il pregio di mostrare Robert Coover in tutta la sua attualità, come un vecchio albero appena potato che ha ancora rami forti carichi di frutti sani e saporiti. NN continuerà a pubblicare Robert Coover nel corso del 2020, con Huck Out West, ultimo suo romanzo e sequel di Huckleberry Finn, più un terzo titolo che potrebbe essere la riedizione di The Universal Baseball Ass. J. Henry  Waugh Prop., o un altro titolo nella corposa e eccelsa bibliografia di Coover.

destroyamnJeff Jackson, Destroy All Monsters (FSG Originals, 2018). Edizione Italian per Sem  In uscita presumibilmente entro l’anno il secondo romanzo di Jeff Jackson: Destroy All Monsters è l’ultima e definitiva Rock novel, sul modello di Great Jones Street di Don DeLillo e Stone Arabia di Dana Spiotta. Ultima e definitiva perché ambientata in un’America distopica dove è scoppiata una specie di epidemia dove dei fanatici uccidono i membri di rock band mentre si esibiscono nei locali. A essere messa sotto accusa è la facilità e la distrazione con cui oggi consumiamo la musica, più che ascoltarla, capirla e metabolizzarla, ma anche l’eccesso di offerta che va in qualche modo decimata. Il libro, che prende il nome da una band di garage rock di Detroit (due dei cui membri sono morti, uno per suicidio, uno per cancro al fegato) è diviso in due parti che simulano lato A e lato B di un disco. Il primo lato prende il titolo da un pezzo dei Pere Ubu (“My Dark Ages”), il secondo lato, molto più corto e fisicamente posto dall’altro lato del libro che deve essere rigirato come un vinile, prende il titolo da un album di Iggy Pop (“Kill City”). Curiosità macabra: l’epigrafe del libro è dedicata a Johnny Ace, morto mentre giocava a una roulette russa. La leggenda vuole che chi fa una sua cover faccia una brutta fine e pare che l’ultima canzone che Elvis ha suonato prima di morire fosse proprio una cover di “Pledging my Love” di Johnny Ace.

51Ff09aQgXL._SX320_BO1,204,203,200_Leslie JamisonThe Recovering (Little, Brown, 2018) Edizione italiana, Rinascere, trad. it. L. Sara, Mondadori — Di Leslie Jamison giovane e acclamata autrice di non-fiction, già direttrice del programma di scrittura creativa per la non-fiction alla Columbia a solo 30 anni, Mondadori pubblicherà i suoi due libri di saggistica: The Empathy Exams del 2014 e questo The Recovering. Composto per un terzo racconto autobiografico, per un terzo saggio su come la natura umana sia soggetta a sviluppare dipendenze e come ne esce, e un terzo trattato di letteratura su come l’alcolismo (ma in generale la dipendenza da qualche sostanza) è stato trattato nelle letteratura anglo-americana del Novecento (da autori come Jean Rhys, Charles Jackson, John Berryman, Raymond Carver, Malcolm Lowry, David Foster Wallace e altri). La cosa interessante è come i racconti, le storie che affollano gli scantinati degli incontri degli AA rappresentino una metafora per la letteratura, che è un insieme di storie che raccontiamo a altri per dar loro qualche strumento in più per creare del senso dalla caoticità dell’esperienza quotidiana.

Moshfegh2018Ottessa Moshfegh, My Year of Rest and Relaxation (Penguin, 2018). Edizione italiana Il mio anno di riposo e oblio, trad. it. Gioia Guerzoni, Feltrinelli. Un’anonima ragazza ventenne, orfana di genitori e con una vita ridotta al minimo si trova a dover affrontare un vuoto interiore. Invece di cercare di riempire quel vuoto con la roba futile che il mondo sembra offrirle, decide di immergersi in quel Niente e prendersi un anno di riposo assoluto dalla vita, ossia dormire per un anno intero con l’aiuto di fantomatiche pillole prescritte da una bizzarra e stranamente indulgente dottoressa. Finisce per cancellare a poco a poco il mondo esterno, in un’operazione filosofica non dissimile da quelle di Cartesio e di Berkeley. La cosa migliore che ha scritto finora Ottessa Moshfegh.

EWJ27WT66QI6RO3LYHFWSHYUAIR. O. Kwon, The Incendiaries (Riverhead). Edizione italiana: Einaudi. Il romanzo d’esordio di R. O. Kwon, ma pensato, scritto, riscritto e ripensato nell’arco di una decina di anni. Il mondo è quello di Players e Mao II, ma anche quello di American Pastoral. Si parla di religione, di fanatismo, di come alcune persone perdono la fede mentre altre conoscono momenti di conversione fulminea e totale. Narrato da tre diversi punti di vista—quello di chi ha perso la fede, quello di chi la scopre, e quello di chi la trasforma in fanatismo, il punto di forza di The Incendiaries è senza dubbio lo stile con cui è scritto—frasi ellittiche, veloci, capitoli che iniziano in terza persona e scivolano subito nella prima offrendo un’interessante traslazione del punto di vista su un mondo—quello dell’intimità delle convinzioni personali—che non si riuscirà mai a comprendere appieno. Uno dei migliori esordi dell’anno.

cover-4Denis Johnson, The Largesse of the Sea Maiden (Random House). Edizione italiana per Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi— The Largesse of the Sea Maiden più che un libro postumo è un ultimo libro, una conclusione, e contiene racconti pensati per confluire in una raccolta, due dei quali già pubblicati in riviste: “The Largesse of the Sea Maiden” sul New Yorker nel 2014 e The Starlight in Idaho su Playboy nel 2017. Nondimeno la raccolta ha la strana e inquietante peculiarità di sembrare un vero e proprio testamento di Denis Johnson, e non solo perché è uscito poco dopo la sua morte: i cinque racconti formano una specie di lettera di commiato, per temi e argomenti trattati, come se Denis Johnson stesse ripensandosi per trarre un bilancio di ciò che è stato come scrittore e come essere umano. A legare i cinque racconti è il tema dell’invecchiamento, della mortalità, della necessità di fare un rendiconto finale dei rimpianti e rimorsi accumulati in vita.

Unknown-1Amy Hempel, Sing to It (Scribner). In uscita per Sem, che in realtà ha da poco ripubblicato l’antologia dei racconti di Amy Hempel, Reason to Live, che nel 1985 fu indebitamente bollata come minimalista. In realtà Amy Hempel trascende il minimalismo, e i suoi racconti, non solo quelli di Reason to Live ma anche quelli di raccolte successive come At the Gates of Animal Kingdome, sono spesso costruiti su coraggiose manipolazioni sul linguaggio che rappresentano entità astratte e universali più che stati di cose minimi. Nonostante alcuni capricci squisitamente statunitensi, quei racconti riescono ancora, dopo trent’anni a descrivere l’Occidente in cui viviamo. Sing to It è la nuova raccolta di Amy Hempel dopo  quattordici anni, da The Dog of the Marriage del 2005. ancora una volta racconti minimali, lontani dalle pose di certo minimalismo sterile fortunatamente scomparso. Qui ci sono 15 racconti,  tra cui pezzi brevissimi, come “Sing to It,” il racconto che dà il titolo alla raccolta, che è un “drabble” di 115 parole, racconti brevi come “Chicane” (già pubblicato sull’antologia Best American Short Stories del 2017) e una novella di 60 pagine, “Cloudland.”

Ward2017Jesmyn Ward, Sing, Unburied, Sing. Edizione italiana Canta, Spirito, Canta, trad. it. Monica Pareschi, NNE. Il secondo libro di Jesmyn Ward e il secondo con cui vince il NBA. Seconda parte della Trilogia di Bois Sauvage, forse non bello quanto Salvages the Bones, Sing, Unburied, Sing  inizia lento, e per tutta la prima metà il libro si limita a far vivere i personaggi, li fa crescere, li fa sonnecchiare, poi a metà esatta prende forma, decolla e diventa un libro che parla dei fantasmi che ci portiamo dietro e dentro, di spettri, di morti sospesi nei rimorsi di chi è rimasto vivo, parla del tempo che “annienta le cose: arrugginisce i macchinari, invecchia gli animali fino spellarli e spennacchiarli, e avvizzisce le piante” e del dolore che “divora una persona finché non ne rimane che ossa e pelle e un sottile strato di sangue.” Ancora una volta Jesmyn Ward mescola registri stilistici aulici e popolari, fin dall’esergo, dove accanto a Eudora Welty e Derek Walcott cita Dizzy Wright.

Khong2017Rachel Khong, Goodbye Vitamin! (Henry Holt) Edizione italiana per NNE. Rachel Khong è un’altra delle sempre più numerose voci della narrativa asiamericana, ormai quasi un piccolo esercito che tra nomi nuovi e meno recenti ha: Yiyun Li, Weine Wang, Lisa Ko, Celeste Ng, R. O. Kwon, Ling Ma e chissà quanti ne arriveranno ancora. Goodbye Vitamin! è un libro leggero ma con inaspettate profondità, divertente ma anche triste e occasionalmente cinico che mostra quanto sia spaventoso non essere ricordati da chi ci è vicino ma viene allontanato da una malattia come l’Alzheimer. Scritto sotto forma di diario, per scandire in modo ancora più spietato un tempo che passa ma che scordi in un lento inesorabile oblio.

9780735219441Sigrid Nunez, The Friend (Riverhead) Edizione italiana per Garzanti — libro vincitore del National Book Award, e per degli ottimi motivi, The Friend è un monologo interiore di un’anonima scrittrice residente a New York che elabora il lutto per la morte di un suo amico e mentore insieme al vecchio alano arlecchino che riceve in custodia. Un tono confidenziale che accompagna con calore una serie di riflessioni sulla letteratura e sulla morte, sul ruolo del maschilismo in narrativa, su come vivendo costruiamo il ricordo che sarà di noie come l’arte possa essere medicina e creazione di una memoria postuma.

cover-10Rachel Kushner, The Mars Room (Scribner) Edizione italiana per Einaudi — Romanzo ambizioso che vuole raccontare il sistema carcerario femminile negli Stati Uniti. Costruito su una precisa istanza realista e nonostante alcune belle pagine e alcune idee interessanti, il libro non riesce a smarcarsi da alcuni cliché quasi televisivi da Orange is the New Black. Interessante la dicotomia tra bello/brutto, buono/cattivo, mostrato/nascosto da cui parte il libro. Belle le inserzioni delle pagine dei diari di Ted Kaczynski e lo sguardo alla musica country come prima testimonianza di una violenza latente nella società. Rachel Kushner è sicuramente una delle voci più ambiziose della nuova narrativa americana, due volte finalista per il National Book Award e una volta del Man Booker Prize, proprio con The Mars Room.

91lKQ1w00DLTommy Orange, There There (Knopf)  Edizione Italiana per Frassinelli— Tra i libri che usciranno in traduzione italiana nei prossimi mesi quello che mi incuriosisce di più è There There di Tommy Orange. Più che altro sono curioso di vedere come verrà accolto qua in Italia. Si tratta di un libro più che discreto, esordio di uno dei primi scrittori usciti dall’Institute of American Indian Arts di Santa Fe, candidato al National Book Award, osannato da molti. In America è in rimasto in classifica più per mesi, e ha venduto una cosa come 80000 copie durante l’estate. There There è un romanzo corale che vuole raccontare la ricerca dell’identità perduta di una generazione di nativi-americani che si trovano a vivere a contatto con le nuove tecnologie. Un eccesso di trucchi narrativi scolastici e una forte somiglianza a Love Medicine di Louise Erdrich offuscano un originale punto di vista sull’identità non solo indiana ma americana tutta. Resta da vedere se, come e quanto l’hype d’oltreoceano si sincronizzerà con quella in Italia.

imageKristen Roupenian — You Know You Want This (Scout Press,  2019) Edizione italiana per Einaudi. Kristen Roupenian è a oggi la scrittrice americana nota per “Cat Person” (wikipedia alla mano), ossia il racconto che nel Dicembre 2017 dal New Yorker fece il giro del mondo, diventando il secondo articolo più letto on-line del Nel Yorker, e scatenando una reazione a catena di commenti e chiacchiericci fino a sfociare nei meta-dibattito “perché così tanta gente legge e parla di Cat Person.” Fatto sta che la cosa ha innescato un’asta per la pubblicazione della prima raccolta di racconti di Kristen Roupenian, Jonathan Cape per l’edizione inglese ha sborsato un “high five-figure sum” e negli Stati Uniti la Scout Press pare abbia pagato 1,2 milioni di dollari. Nel frattempo la HBO ha acquistato i diritti per realizzare una serie tv basata su quei racconti.

Altri titoli: Sem ha già iniziato a ripubblicare i libri di David Leavitt, e di David Leavitt pubblicherà anche il nuovo libro, in uscita in USA a ottobre del 2019. Sempre per Sem in uscita la traduzione di How to Behave in a Crowd, di Camille Bordas, scrittrice francese in prestito agli Stati Uniti, dove oltre che scrittrice è moglie dello scrittore Adam Levin (l’autore di The Instructions).  Freshwater di Akwaeke Emezi, per Il Saggiatore che documenta in un certo senso la storia biologica della sua autrice gender queer in un libo con forse una dose troppo alta di pensiero magico.  Belly Up di Rita Bullwinkel, una raccolta di racconti interessante anche se acerba, costruita su un uso creativo del linguaggio, che uscirà per Black Coffee. Sempre Black Coffee ha anche annunciato, dopo l’estate, ci saranno “due graditi ritorni,” tra cui una raccolta e tutti gli indizi portano a Notes from the Fog o Leaving the Sea di Ben Marcus. Si dovrebbero avere (ma qui entriamo nel campo delle congetture): The Feral Detective di Jonathan Lethem, (ultimamente pubblicato da Bompiani. e Nave di Teseo), altro noir sbilenco, questa volta narrato da una protagonista femminile che non è il detective, ma la sua cliente, e ambientato sullo sfondo dell’elezione di Trump. Sempre ambientato nell’era Trump è Lake Success di Gary Shteyngart (finora pubblicato da Guanda), commedia tragicomica che mette in discussione la creazione di valore mediante il successo personale. Probabile ma non certo anche il maestoso The Overstory, uno dei migliori libri dell’anno scorso, di Richard Powers, ossia uno dei migliori scrittori americani in attività, negli ultimi quindici anni in Italia pubblicato da Mondadori. Per NNE tornerà Sarah Manguso con The Two Kinds of Decay, libro in cui racconta la sua odissea con la sindrome di Guillan-Barré e che precede gli altri due, già pubblicati da NNE con i quali crea una specie di trilogia. Sempre per NNE dovrebbe uscire anche Ill Will di Dan Chaon. 

 

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