My Year in Reading 2018

MyYearInReading2018

  1. Richard Powers, THE OVERSTORY (W.W. Norton) — Una specie di Moby Dick 81tN8IGERxLcon gli alberi al posto delle balene, The Overstory è un libro che parte dal biocentrismo per mettere in discussione ogni presunzione antropocentrica che vede l’uomo come un essere privilegiato, destinato alla sopravvivenza in un mondo dove alberi e piante sono più vecchie della cultura creata dall’uomo. Costruito su un’impalcatura che simula la struttura di un albero, The Overstory inizia dalle radici, nove personaggi che rappresentano perfettamente il minestrone etnico e culturale dell’America oggi, vengono presentati dapprima individualmente e poi nelle sezioni successive intrecciati nella Corteccia dell’albero fino a creare la Chioma e ridiventare Semi. Richard Powers riesce a amalgamare con inusuale maestria cultura scientifica e umanismo in un romanzo che come nessun altro sa interrogare il mondo contemporaneo.
  2. Ling Ma, SEVERANCE (Farrar, Straus and Giroux) — Romanzo apocalittico 816a7b6oK2L-4sulla scia dei recenti Zone OneThe Flame Alphabet. Siamo nel 2011, quando il movimento Occupy Wall Street! che denunciava una catastrofe economica, viene accantonato da una catastrofe biologica, una febbre asiatica che trasforma gli esseri umani in una specie di automi, quasi degli zombie. Un parallelo con The Walking Dead è inevitabile, ma Severance suggerisce che a renderci automi sia già un’economia che ci domina con una serie di marche, bisogni indotti e strategie di mercato. Interessante come Ling Ma inserisca una sotto-trama sull’identità culturale dei figli di immigrati. di mercato. Interessante come Ling Ma inserisca una sotto-trama sull’identità culturale dei figli di immigrati.
  3. Ottessa Moshfegh, MY YEAR OF REST AND RELAXATION (Penguin) — 513uyAYdssL._SX329_BO1,204,203,200_
    Un’innominata e anonima ragazza ventenne, orfana di genitori e con una vita ridotta al minimo si trova a dover affrontare un vuoto interiore. Invece di cercare di riempire quel vuoto con la roba futile che il mondo sembra offrirle, decide di immergersi in quel Niente e prendersi un anno di riposo assoluto dalla vita, ossia dormire per un anno intero con l’aiuto di fantomatiche pillole prescritte da una bizzarra e stranamente indulgente dottoressa. Finisce per cancellare a poco a poco il mondo esterno, in un’operazione filosofica non dissimile da quelle di Cartesio e di Berkeley. [Edizione italiana: prossimante Feltrinelli, trad. Gioia Guerzoni]
  4. R. O. Kwon, THE INCENDIARIES (Riverhead) — The Incendiaries è il  EWJ27WT66QI6RO3LYHFWSHYUAI-1romanzo d’esordio di R. O. Kwon, ma pensato, scritto, riscritto e ripensato nell’arco di una decina di anni. Il mondo è quello di Players e Mao II, ma anche quello di American Pastoral. Si parla di religione, di fanatismo, di come alcune persone perdono la fede mentre altre conoscono momenti di conversione fulminea e totale. Narrato da tre diversi punti di vista: quello di chi ha perso la fede, quello di chi la scopre, e quello di chi la trasforma in fanatismo, il punto di forza di The Incendiaries è senza dubbio lo stile con cui è scritto: frasi ellittiche, veloci, capitoli che iniziano in terza persona e scivolano subito nella prima offrendo un’interessante traslazione del punto di vista su un mondo—quello dell’intimità delle convinzioni personali—che non si riuscirà mai a comprendere appieno. Uno dei migliori esordi dell’anno. [Edizione italiana, Gli incendiari, prossimamente per Einaudi]
  5. Jeff Jackson, DESTROY ALL MONSTERS (FSG) L’ultima e definitiva destroyamnRock’n’Roll novel. Ultima e definitiva perché ambientata in un’America dispotica dove è scoppiata una specie di epidemia dove dei fanatici uccidono i membri di rock band mentre si esibiscono nei locali. A essere messa sotto accusa è la facilità e la distrazione con cui oggi consumiamo la musica, più che ascoltarla, capirla e metabolizzarla. Il libro, che prende il nome da una band di garage rock di Detroit, è diviso in due parti che simulano lato A e lato B di un disco. Il primo lato prende il titolo da un pezzo dei Pere Ubu (“My Dark Ages”), il secondo lato, molto più corto e fisicamente posto dall’altro lato del libro, prende il titolo da un album di Iggy Pop (“Kill City”). [Edizione italiana prossimamente per Sem]
  6. Jesse Ball,  CENSUS (Ecco) Una road novel in un’America distopica (o quasi): y648-2un medico, rimasto vedovo dalla moglie, con una malattia terminale e con a carico un figlio affetto di sindrome di Down, decide di abbandonare la professione e, per l’ultimo anno della sua vita, lavorare come addetto al censimento che lo porterà, insieme al figlio, a visitare una serie di città anonime per un estremo occidente scarno e essenziale. A essere censiti sono tipi umani, tipi di relazioni, stimoli e cattive reazioni emotive, e il libro finisce per costruire una mappa delle varietà umane che tutte insieme si legano in una società. Vincente il modo in cui Jesse Ball usa una storia personale (la morte del fratello affetto da sindrome di Down), per costruire una storia che esce dai confini dell’autobiografismo per diventare universale. [Edizione italiana: Censimento, trad. it. Guido Calza, NNE]
  7. Nick Drnaso, SABRINA (Granta) Una graphic novel che è anche la prima Drnaso_sabrina_covergraphic novel a essere stata selezionata per il prestigioso Man Booker Prize, sebbene non sia la prima graphic novel a essere stata presa in considerazione per un premio letterario importante. E per delle buone ragioni. Sabrina unisce la distopia alla paranoia di un mondo contemporaneo controllato e dominato da false notizie, costruisce un mondo scarno, essenziale, simile ai paesaggi desolati della trilogia dell’incomunicabilità di Antonioni, e mostra come per ricostruire un’umanità in un mondo che sembra recidere drasticamente ogni forma di connessione umana, basti, per dirla con Wallace, credere “che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza.” [Edizione italiana Sabrina, trad. it. A. Cresti, Coconino]
  8. Leslie Jamison, THE RECOVERING (Little, Brown) — Non un memoir ma anche 51Ff09aQgXL._SX320_BO1,204,203,200_un memoir, The Recovering è per un terzo racconto autobiografico, per un terzo saggio su come la natura umana sia soggetta a sviluppare dipendenze e come ne esce, e un terzo trattato di letteratura su come l’alcolismo (ma in generale la dipendenza da qualche sostanza) è stato trattato nelle letteratura anglo-americana del Novecento (da autori come Jean Rhys, Charles Jackson, John Berryman, Raymond Carver, Malcolm Lowry, David Foster Wallace e altri). La cosa interessante è come i racconti, le storie che affollano gli scantinati degli incontri degli AA rappresentino una metafora per la letteratura, che è un insieme di storie che raccontiamo a altri per dar loro qualche strumento in più per creare del senso dalla caoticità dell’esperienza quotidiana. [Rinascere, trad. it. Laura Serra,  Mondadori, 2019]
  9. cover-8Melissa Broder, The Pisces (Hogart) — Siamo nell’era delle sirene e dei tritoni, protagonisti l’anno scorso del libro di Alissa Nutting (Made for Love), e quest’anno del film The Shape of Water e del romanzo di esordio di Melissa Broder, aka #SoSadToday. The Pisces è un onesto libro midcult in cui la protagonista si trova a affrontare un vuoto interiore e l’ansia di dover essere vivi in un mondo caotico e troppo veloce. L’elemento vincente di The Pisces è che ansia e depressione non vengono in nessun modo intellettualizzate, ma rese umanizzate, desacralizzate e quindi in certo senso rese più vere nel loro orrore quotidiano. Per quanto leggero il libro nasconde alcune strutture interessanti: il coro greco delle compagne di terapia, riferimenti a Sartre (L’inferno sono gli altri) e in generale all’esistenzialismo, tutto però stemperato da una fortissima dose di auto-ironia e acre leggerezza.
  10. Rae DelBianco, ROUGH ANIMALSB (Arcade) — Tra Grit lit e western A189Plokv0L-1contemporaneo, ambientato nel deserto dello Utah, che diventa per l’occasione il fulcro di una simbologia costruita con intelligenza a partire da Blood Meridian di Cormac McCarthy e finisce per rigenerare una teodicea non dissimile dalla metafisica  della realtà male di Malebranche. Qui Wyatt, giovane ragazzo spaesato orfano dei genitori e con una sorella a carico, si trova coinvolto in un mondo spietato fatto di cartelli della droga, violenza umana e indifferenza della natura, e soprattutto con una ragazzina che ricorda una versione più grezza del Giudice Holden. Romanzo ambizioso, sporcato da qualche ingenuità stilistica, ma che riesce comunque a aggiungere un sottotesto importante a una storia densa e veloce.
  11.  Denis Johnson, THE LARGESSE OF THE SEA MAIDEN (Random House) — 

    cover-4The Largesse of the Sea Maiden più che un libro postumo è un ultimo libro, una conclusione, e contiene racconti pensati per confluire in una raccolta, due dei quali già pubblicati in riviste: “The Largesse of the Sea Maiden” sul New Yorker nel 2014 e The Starlight in Idaho su Playboy nel 2017. Nondimeno la raccolta ha la strana e inquietante peculiarità di sembrare un vero e proprio testamento di Denis Johnson, e non solo perché è uscito poco dopo la sua morte: i cinque racconti formano una specie di lettera di commiato, per temi e argomenti trattati, come se Denis Johnson stesse ripensandosi per trarre un bilancio di ciò che è stato come scrittore e come essere umano. A legare i cinque racconti è il tema dell’invecchiamento, della mortalità, della necessità di fare un rendiconto finale dei rimpianti e rimorsi accumulati in vita. [Prossimamente in Italia per Einaudi]

  12. 9780735219441Sigrid Nunez, The Friend (Riverhead) — libro vincitore del National Book Award, e per degli ottimi motivi, The Friend è un monologo interiore di un’anonima scrittrice residente a New York che elabora il lutto per la morte di un suo amico e mentore insieme al vecchio alano arlecchino che riceve in custodia. Un tono confidenziale che accompagna con calore una serie di riflessioni sulla letteratura e sulla morte, sul ruolo del maschilismo in narrativa, su come vivendo costruiamo il ricordo che sarà di noi.  [Prossimamente in Italia per Garzanti]
  13. 9781594634512Lauren Groff, Florida (Riverhead) — La Florida vista da una scrittrice nata nelle terre del nord, e che diventa occasione per riflettere sull’indifferenza della natura, su come il mondo sia pericoloso, disordinato, persino ostile. Un paio di racconti deboli e forse un po’ fuori posto, ma anche alcuni dei racconti migliori di Lauren Groff, come “Above and Below,” che per certi versi ricorda le atmosfere di Arcadia e mostra come l’unica cosa necessaria contro i pericoli del mondo sia la costruzione di un embrione di comunità, e “Salvador,” squisito racconto sui pericoli inattesi della natura. [Edizione italiana: Florida, trad. it. Tommaso Pincio, Bompiani]
  14. Lisa Halliday, Asymmetry (Simon & Schuster)  asymmetry-9781501166761_hrLibro chiacchierato per le ragione sbagliate, ma apprezzato per quelle giuste, Asymmetry è un romanzo costruito su tre novelle apparentemente scollate ma che vengono poi legate insieme in un interessante e intelligente struttura che ricorda quella di un accordo (dominante – tonica – ritorno arricchito sulla dominante). Tema comune alle tre parti e che le tre parti saldano insieme è lo smarrimento di dover crescere in un mondo caotico e quasi incomprensibile, smarrimento subito dalla protagonista della prima parte, raccontato dal protagonista della seconda e interpretato da quello della della terza parte. [Edizione italiana: Asimmetria, trad. it. Federica Aceto, Feltrinelli]
  15. Jonathan Lethem, The Feral Detective (Harper) — y648-3dopo aver scimmiottato Pynchon sul precedente libro, Lethem torna se stesso e torna nella California del sud in questo suo undicesimo romanzo. Per certi versi è una rivisitazione dei suoi libri d’esordio, Gun, with Occasional Music per la struttura della storia e Amnesia Moon per alcuni luoghi. Tre cose da notare: è una detective novel narrata non dal detective, ma dalla ragazza che lo assume; è forse la prima volta che Lethem costruisce una protagonista femminile e è uno dei primi romanzi ambientati nell’Era Trump, vera protagonista occulta.
  16. cover-5Sabrina Orah Mark, Wild Milk (Dorothy a publishing project) —  una raccolta di racconti sulla famiglia e le sue ramificazioni, su come essere madri, padri, figli, figliastri, nonni e tutto ciò che comporta legame di sangue, ma una raccolta che riprende la lezione di Donal Barthelme e di Robert Coover e costruisce un universo fiabesco, surreale, popolato di personaggi ora teneri, ora crudeli, ora fin troppo umani e persino spesso non umani, in un’antropomorfizzazione di oggetti che mostra come per parlare della realtà occorra spesso allontanarsene.
  17. Lydia Kiesling, The Golden State (MDC)cover-6Esordio in narrativa per l’editor di The Millions. Su The Golden State seguiamo per dieci giorni la protagonista, Dafne, mentre abbandona il suo posto nell’amministrazione di una Università del midwest e decide di tornare in California, ai confini tra civiltà e deserto. Una serie di monologhi interiori, flussi di coscienza e incontri con bizzarri personaggi del posto sembrano chiedersi quale sia il vero Golden State: l’estremo occidente dorato della California o il Medioriente dove sorge il sole?
  18. cover-10Rachel Kushner, The Mars Room (Scribner) — Mars Room, trad. it Giovanna Granato (Einaudi, 2019)— Romanzo ambizioso che vuole raccontare il sistema carcerario femminile negli Stati Uniti. Costruito su una precisa istanza realista e nonostante alcune belle pagine e alcune idee interessanti, il libro non riesce a smarcarsi da alcuni cliché quasi televisivi da Orange is the New Black. Interessante la dicotomia tra bello/brutto, buono/cattivo, mostrato/nascosto da cui parte il libro. Belle le inserzioni delle pagine dei diari di Ted Kaczynski e lo sguardo alla musica country come prima testimonianza di una violenza latente nella società.
  19. cover-7Catherine Lacey, Certain American States (Farrar, Straus & Giroux) — Dopo gli esperimenti trasognati di The Answers Catherine Lacey torna alle atmosfere minimali e scarne del suo libro d’esordio, Nobody is Ever Missing. Nei racconti di Certain American States gli “stati” che vengono percorsi non sono tanto gli Stati dell’unione (pur in qualche modo presenti), ma particolari stati d’animo dell’uomo contemporaneo della fine del mondo: solitudine, alienazione, smarrimento, incertezza e tutto ciò che ci fa sentire soli in un mondo anche fin troppo affollato e rumoroso.
  20. cover-9Martin Riker, Samuel Johnson’s Eternal Return (Coffee House Press) — Libro che è una riscrittura di un vecchio romanzo ottocentesco, e che parte dalle fortuite “metempsicosi” di Samuel Johnson che dopo la morte si trova ospite passivo dentro la coscienza di altri viventi fino alla loro morte. In un viaggio che dai primi anni ’60 ripercorre i decenni successivi, assistiamo a come la televisione e in generale il racconto delle vite altrui ci abbia trasformato in contemplatori inerti e ci abbia fatto dimenticare come e quanto la vita sia costituita da noiosa e blanda quotidianità.
  21. 35068940Claudia Dey, Heart-breaker (Random House) — Una madre scomparsa, una figlia appena adolescente che la cerca e una cagnetta fedele che sembra sapere più cose di quante ne dovrebbe sapere che si fa narratrice inascoltata. Tre capitoli che costruiscono un mondo rarefatto e surreale, incastonato nel tempo e nel freddo di un territorio a nord di qualunque cosa, tra riferimenti musicali anni ’80 e un world-making accurato e agghiacciante.
  22. image-4Randy Kennedy, Presidio (Touchstone) — Presidio è il ritorno alle atmosfere western classiche dei romanzi di Louis L’Amour, ma traslate nel Texas di inizio anni settanta, e viste con gli occhi di un cinico ladro di macchine e del fratello che per sbaglio rapiscono una bambina mennonita. Vecchie storie che si mescolano con le origini dell’America di oggi, tra truffatori, texani iper-sportivi, reverendi in crisi di vocazione che si riciclano camionisti. Una prosa cristallina, solida, veloce veicola una storia che però procede con lentezza e mostra qualche calo di tensione, ma nel complesso è un libro più che riuscito.
  23. 9780812997415Gary Shteyngart, Lake Success (Penguin) —  Barry Cohen è uno speculatore finanziario,  ebreo, repubblicano moderato, marito di una donna indiana. Dopo un guaio finanziario che potrebbe commissionarlo e un litigio con la moglie, decide di prendere un Greyhound da NYC a El Paso, in cerca della fidanzata dei tempi del college, passando per Baltimora, Richmond, Atlanta e gli stati del Sud, con lo sfondo della Convention del GOP dell’estate del 2016, vigilia dell’ascesa di Trump. A venir messo in discussione è tutto il sistema di misurazione che fa coincidere valore e costo, ricchezza e successo, fama e realizzazione personale.
  24. cover-11Ben Marcus, Notes from the Fog (Knopf) — Alcuni racconti molto belli, altri onestamente impegnativi per una raccolta che in più di un’occasione ricorda un George Saunders più tetro. Quasi tutti i racconti hanno a che fare con malattie, o indisposizioni, o difficoltà o con qualche farmaco o rimedio per queste. Altri riguardano la costruzione di un mondo simulato in cui si mettono in evidenza le imperfezioni e le indeterminazioni del vivere quotidiano.  “Cold Little Bird” è uno dei suoi racconti migliori. [Prossimamente in Italia per Black Coffee ?]
  25. 51NVyaRBHqL._SX324_BO1204203200_-2Andrew Martin, Early Works (Farrar, Straus and Giroux) — Mosquitoes riscritto per la generazione dei millennials, ossia i minimalisti del nuovo millennio, che si destreggiano tra mancanza di ideali, di cultura, di responsabilità e sfoggio di arte pretenziosa e vuota. La struttura della storia, un triangolo aperto che si risolve in un quadrilatero di relazioni complicate, ricorda un po’ Two Against One di Frederic Barthelme, ma anche questo ritradotto per i tempi odierni.
  26. 91lKQ1w00DLTommy Orange, There There (Knopf) Quando l’hype è superiore al merito. There There  è un romanzo corale che vuole raccontare la ricerca dell’identità perduta di una generazione di nativi-americani che si trovano a vivere a contatto con le nuove tecnologie. Un eccesso di trucchi narrativi scolastici e una forte somiglianza a Love Medicine di Louise Erdrich offuscano un originale punto di vista sull’identità non solo indiana ma americana tutta. [Prossimamente in Italia per Frassinelli]
  27. heads-of-the-colored-people-9781501167997_hr-1Nafissa Thompson-Spires, Heads of the Colored People (Atria/37 Ink) — I racconti di Heads of the Colored People sono molto legati ai tempi che stiamo vivendo hic et nunc. I personaggi qui racchiusi sembrano un’evoluzione Millennial, o Xennials, Centennials dell’umanità descritta su Negroland da Margo Jefferson. Qui non c’è tanto traccia di subordinazione razziale, di ingiustizie sociali, di ghettizzazione, qui c’è il rapporto tra afro-americani e nuovi modelli sociali liquidi, nuove tecnologie, nuove dittature, nuove emarginazioni.
  28. Oyinkan Braithwaite, My Sister, The Serial Killer (Thicker Than Water) — Un racconto lungo costituito di tanti brevi capitoli. La protagonista e io narrante è Korede, un’infermiera con una sorella, Alooya, che per qualche strano motivo ogni tanto sente l’impulso di uccidere il suo fidanzato. Korede diventa confidente e involontaria complice di Alooya, e racconta in capitoli rapidi e precisi cosa significhi farsi martire per le colpe e i peccati di una sorella. La storia riesce a amalgamarsi perfettamente con uno sguardo critico sulla Nigeria contemporanea, sfondo nitido e mai invadente, e a mostrare un taglio religioso ben nascosto nella metafora centrale, ma ha forse il problema di essere scritta in uno stile a volte troppo basico.
  29. AnimalsEatEachOther-Copy-2Elle Nash, Animals Eat Each Others (Dzanc) —  Animals Eat Each Others   mette in scena una relazione a tre tra una ragazza, un tatuatore satanista e sua moglie neo-mamma e illumina i confini più bui dell’animo umano. È un libro che cerca di raccontare gli effetti della dissoluzione del sogno americano su chi non ha più niente da sognare. Donne e uomini privati di speranze concrete che diventano sempre più simili a animali, liberi e promiscui come animali, in cerca di un capobranco come animali e come animali si fanno marchiare a sangue da tatuaggi.
  30. 36474763Kristi Coulter, Nothing Good Can Come from This (FSG Original) — Nothing Good Can Come from This raccoglie una serie di pezzi che raccontano le disavventure di Kristi Coulter con l’alcolismo. A metà strada tra saggistica e finzione, il libro contiene alcuni brevi racconti accanto a saggi analitici, spesso il tono dominante è l’autoironia sul modello di So Sad Today di Melissa Broder. Il risultato è un libro sincero che mette in luce le fragilità della natura  umana.
  31. 36348514Laura Van Den Berg, The Third Hotel (Farrar, Straus and Giroux) — Una meditazione sul lutto travestita da racconto quasi horror, con un dopllegänger o un fantasma o un’illusione di qualcosa. In realtà è una meditazione metafisica sui confini della realtà, sulle paure umane e sulla percezione umana dell’io e degli altri. apparentely a meditation on grief disguised as an almost horror story with a sort of a ghost, or doppleganger or what it is. Actually a metaphysical meditation on the bounds of reality, on human fears and of human perception of the self and of others.
  32. 519EeAZf1eL._SX327_BO1204203200_Sergio De La Pava, The Lost Empress (Pantheon) —  Relativamente famoso per essersi autopubblicato il suo libro d’esordio (A Naked Singularity), Sergio De La Pava torna con un libro in cui un’ipotetica figlia del proprietario dei Dallas Cowboys riceve in eredità la squadra di football, ma non quella dell’NFL, i Paterson Pork dell’IFL, Indoor Football League. Purtroppo The Lost Empress continua a avere gli stessi difetti e continua a essere DFW-esco nel senso dell’umorismo, DFW-esco nel linguaggio, DFW-esco nel modo in cui vuole incastonare nella storia dei riferimenti alle scienze e alla filosofia, ma Sergio de la Pava lo fa come può farlo un avvocato e il risultato è gradevole, ma infantile e goffo.
  33. Aja Gabel, The Ensemble (Riverhead)The Ensemble annoda insieme le vite dei quattro protagonisti, membri di un quartetto d’archi, da quando hanno ancora venti anni per pochi anni a quando ne hanno pochi più di quaranta, documenta la difficoltà di avere una soddisfacente vita privata quando si hanno velleità artistiche da curare e nutrire, il ruolo dell’arte come perfezionismo, il talento come predestinazione e allenamento visto come matrice per le dinamiche che trasformano degli estranei in amici
  34. Chris Offutt, Country Dark (Grove Press) — Country Dark ha tutti gli elementi Grit Lit al posto giusto: racconto degli stati del sud o, come in questo caso, del midwest visti senza romanticismo e nostalgia, senza chiari di luna e magnolie, ma per mezzo di moonshine e Lucky Strike, povertà, violenza e una cinica e rassegnata assenza di regole. Peccato che il risultato sembri molto un episodio di Justified lasciando un senso di già fatto e già visto. [Edizione italiana, Country Dark, trad. it. Roberto Serrai, minimum fax]
  35. Laura Adamczyk, Hardly Children (FSG Originals) —  I dieci racconti di Hardly Children catturano quel fragile momento che separa la spensieratezza dalle responsabilità da giovani adulti, molti hanno a che fare con bambini, altri con “piccoli adulti naïf,” ci sono due racconti meta-narrativi. Racconti poetici, rapidi, scritti con uno stile incisivo. Qualche incertezza, ma buona la prima.
  36. Rita Bullwinkel, Belly Up (A Strange Object)— Racconti che mostrano  un largo uso di linguaggio, spesso  costruiti su universi semantici e linguistici più che su trame, e popolati di personaggi strani, figli del weird di VanderMeer ora rinfrescato nei racconti di Laura Van den Berg, di Alissa Nutting, Alexandra Kleeman o Amelia Gray. [Edizione italiana prossimamente per Black Coffee]
  37. Daniel Gumbiner, The Boatbuilder (McSweeney) — non molto più di un compitino ben fatto ma con poca originalità su un tema ormai abusato: un giovane uomo che lavorava nella Silicon Valley entra in crisi d identità dopo aver sviluppato una dipendenza da psicofarmaci e cerca di trovare un nuovo contatto con la natura. Il solito luddismo tecnologico un po’ travestito.
  38. Brandon Hobson, Where the Dead Sit Talking (Soho) — Un romanzo di formazione dalle tinte molto dark, ma anche un romanzo che indaga l’identità nativo-americana a partire dagli anni ’80 nel midwest di un’America che stava già iniziando a dimenticare le sue origini.
  39. Caleb Johnson, Treeborne (Picador) — Treeborne è una saga familiare in salsa southern gothic ambientata a Elberta, Alabama, nel corso di ottanta anni, dal 1929 fino ai giorno nostri, anche se gran parte degli eventi narrati avvengono nel 1958. A raccontare tutto è Janie Treeborne, terza generazione.
  40. Fatima Fahreen Mirza, A Place for Us (SJP/Hogart) — Ossia il primo titolo pubblicato da Sarah Jessica Parker per la sua collana presso Hogart. Place for Us è il classico romanzo di immigrazione, sulla scia di moltissimi altri pubblicati negli Stati Uniti negli ultimi anni. L’ambizione di A Place for Us è però quella di ibridare romanzo di immigrazione e saga familiare in cui l’identità personale è il risultato di variabili complesse che comprendono le culture di partenza e l’ambiente in cui vengono trapiantate.
  41. Brittany Terwilliger, The Insatiable (Amberjack Publishing)Alcune buone idee, un pallido parallelo col Faust, alcune blande considerazioni sull’evoluzionismo ai tempi delle corporazioni multinazionali e una trama che alleggerisce e distrae dalle idee generali. The Insatiables è un romanzo sulle dinamiche della vita in ufficio (vedi Then We Came to the Enddi Joshua Ferris) che diventa tentativo di Great Internet American Novel.  Il risultato però non va molto oltre una ritrattazione del Walden, dove i giovani immersi nella tecnologia riscoprono il valore della semplicità.
  42. Akwaeke Emezi, Freshwater (Grove) — Freshwater documenta in un certo senso la storia biologica della sua autrice gender queer. La protagonista del libro è Ada, o l’Ada o altre volte “lei,” una giovane nigeriana che si trasferisce negli Stati Uniti, dove diventa studentessa diligente con una tendenza all’autodistruzione. A Ada fanno da controcanto le voci di un “Noi” costituito da una serie di presunti spiriti che si impossessano e la occupano. Freshwater fa collidere l’immaginario spirituale occidentale (cristiano) e l’immaginario spirtuale africano (igbo), sfuma i confini tra fantasy e autobiografia che è trasfigurata nella storia di auto-creazione sessuale di Ada. [Edizione italiana, prossimamente: Acquadolce, Il Saggiatore]
  43. Jamel Brinkley, A Lucky Man (Graywolf) — I racconti di A Lucky Man girano attorno ai temi della paternità, rapporto padre-figlio, mascolinità e rapporti di potere in un mondo segnato da pregiudizi razziali, pregiudizi di classe e nuovi razzismi di genere. Tre tipi di pregiudizi che si intersecano e si alimentano a vicenda in nove racconti imprevedibili, con snodi inaspettati e originali e che lasciano un discreto lavoro di interpretazione a chi legge.
  44. Bethany C. Morrow, MEM (Unnamed Press) — Su MEM si parla di intelligenze artificiali e loro derivati, confinanti e somiglianti. Qui si immagina un mondo dove la tecnologia ha reso possibile l’estrazione di ricordi, che diventano esseri viventi indipendenti ma che vivranno sempre nel presente del ricordo da cui nascono. Been There Done That.
  45. Maxim Loskutoff, Come West and See (W. W. Norton Company) — I racconti di Come West and See, nonostante siano indipendenti, girano attorno a un medesimo scenario con blandi elementi distopici: siamo in un’America ridivisa da una nuova Guerra Civile, figlia di un movimento separatista o qualcosa del genere. I racconti hanno lo scopo di tratteggiare un campionario di esseri umani che riscoprono o affrontano il senso di comunità. Alcune idee convincenti, altre quasi amatoriali. Molte incertezze.
  46. Leni Zumas, Red Clocks (Little, Brown) — Un altro romanzo “distopico materno” nato dalla costola di The Handmaid’s Tale. Come se ce ne fosse bisogno. Been there, done that. 
  47. Chloe Benjamin, The Immortalists (G. Putnam’s Sons) — Un romanzo corale che si dispiega come i movimenti di una sinfonia in quattro personaggi abbastanza piatti che non riescono ad amalgamarsi troppo con la storia di cui sono ignari testimoni.  I riferimenti a recenti scoperte scientifiche (si parla anche del Bosone di Higgs), restano  solo vaghi accenni che forse avrebbero dovuto avere un maggior respiro. [Edizione italiana Gli immortalisti, trad. It. Enrica Budetta, Rizzoli)
  48. Rachel Heng, Suicide Club (Henry Holt and Co.) —  Un futuro prossimo distopico costruito sull’utopia dell’immortalità. Una setta chiamata Antisanct pone in dubbio i vantaggi dell’eccessiva longevità ottenuta coi progressi della e scienza. Ci sono alcuni elementi interessanti sulla memoria come fonte di identità, ma uno stile piatto e una trama non eccessivamente avvincente lo trasformano in una brutta copia di Le intermittenze della morte.
  49. Thomas Pierce, The Afterlives (Riverhead) — Dopo una convincente raccolta di racconti di esordio, Thomas Pierce dimostra di non saper reggere le lunghe distanze e si perda in elementi interessanti che restano appena citati e una trama che dopo un po’ risulta un po’ goffa e pesante. Qui si parla di un uomo che è in qualche modo è tornato tra i vivi dopo esser stato tra i morti, e ora ha una app che gli tiene sotto controllo il cuore e che presumibilmente lo fa vivere con il pensiero fisso della morte in testa.

Menzioni Speciali

 

  • cover-12AA. VV. (a cura di Roxane Gay), Best American Short Stories 2018 (Houghton Mifflin) — Come ogni anno anche quest’anno esce l’antologia che dovrebbe rappresentare il certificato di sana e robusta costituzione dell’arte del racconto. Quest’anno a selezionare i venti racconti è Roxane Gay, e forse c’era da aspettarsi o forse da temere che scadesse anche lei in una lista da “Scuola del risentimento” in stile Freeman. Invece no. Quella curata da Roxane Gay è una raccolta  political- e social-oriented, una lista che prende in considerazione i cambiamenti che stiamo vivendo in questi anni che hanno tutto l’aspetto di essere epocali: Trump in America e una destra che sta avanzando in gran parte del mondo occidentale, flussi migratori sempre più intensi, riscaldamento globale e conseguente negazione di un riscaldamento globale e tanti contenuti  (politici, sociali, filosofici)  che sono un completamento e arricchimento delle istanze estetiche.
  • 9780393608465Robert Coover, Going for a Beer (Norton) — Robert Coover è uno dei più grandi geni della letteratura americana del secondo novecento, un autentico maestro del racconto breve, e un illusionista e un prestigiatore che ha rivoluzionato anche la forma romanzo con capolavori come The Public Burning Pinocchio in Venice. Qui sono antologizzati quasi tutti i suoi racconti, pubblicati nell’arco di sessant’anni in quattro raccolte (Pricksong and DescantsA Night at the MoviesIn Bed One NightA Child Again) con l’aggiunta di una manciata di racconti pubblicati su varie riviste nel corso degli ultimi dieci anni. Si perde un po’ l’unitarietà che le singole raccolte avevano ma si guadagna uno sguardo d’insieme completo e particolareggiato su come Robert Coover sia riuscito con i suoi racconti a creare un ibrido che coniuga tradizionale favolistica e istanze post-moderne, senza mai essere capzioso, intellettualistico o uno sterile sperimentatore. [Edizione italiana prossimamente per NNE]
  • 918nX9PjtALDiane Williams, The Collected  Stories of Diane Williams (Soho) — Con un’introduzione di Ben Marcus, finalmente un’antologia che raccoglie tutti ma proprio tutti i racconti di Diane Williams, dalla prima raccolta, This is about the Body, the Mind, the Soul, the World, Time and Fate del 1990 fino a Fine, Fine, Fine, Fine, Fine del 2016, più qualche spicciolo di  nuovi racconti. Quelli di Diane Williams sono racconti ai limiti della forma racconto-breve, sono più vicini a forme di flash-fiction o micro-story, racconti molto brevi, essenziali, scarnificati che più che raccontare, suggeriscono, insinuano e lasciano che chi legge faccia l’altra metà del lavoro. Quella di Diane Williams una forma di letteratura minimale non minimalista: non c’è la sterilità del minimalismo sdentato post-Ellis e post-McInerney, non c’è la posa insopportabile della paratassi a ogni costo, ma una serie di vignette che dicono esattamente quello che devono dire senza aggiungere niente al minimo necessario. Forse Diane Williams è una delle due fonti primarie di molta produzione breve nella letteratura americana recente: si possono trovare tracce di una sua ispirazione diretta o indiretta su Unclean Jobs for Women and Girls di Alissa Nutting, sui racconti di Laura Van Den Berg, su Gutshtot di Amelia Gray, e forse anche, in forma più surreale, nel recente Wild Milk di Sabrina Orah Mark.

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