American in translation 2018.

I migliori americani tradotti in italiano nel corso del 2018 (secondo me)

 1/ C. E. Morgan, Lo sport dei re (trad. it. Giovanna Scocchera,   Einaudi)

9788806195311_0_0_547_753Il Grande Romanzo Americano in carica, o anche la riscrittura di un Grande Romanzo Americano, cioè di Luce d’agosto di Faulkner: Lo sport dei Re finisce come inizia Luce d’Agosto, nell’incendio,  e giunge lì attraverso la stessa strada che fece Faulkner: Joe Christmas, bianco di presunte origini nere, diventa qui Allmon Shaughnessy, nero di padre bianco e irlandese. Attorno a lui il mondo dei Forge, che è un mondo fatto di discriminazioni razziali e di genere, di lotte per la sopravvivenza camuffate sotto uno strato di civilizzazione e di libertà compresse da una determinazione ambientale e genetica. C. E. Morgan tocca questioni razziali e di genere, senza appiattirle sulla dimensione sociale e politica, ma risolvendole con gli strumenti della genetica e della biologia. A volte la prosa le scappa un po’ di mano e perde tempo a descrivere minuziosamente i colori di un tramonto d’agosto in Kentucky, ma whatever: Capolavoro.

 2/ Denis Johnson, Jesus’ Son (trad. it. Silvia Pareschi, Einaudi)

Prima di morire Denis Johnson è riuscito a completare la sua 9788806225858_0_0_0_75ultima raccolta, uscita postuma, The Largesse of the Sea Maiden, che ha tutta l’aria e l’atmosfera cupa di un testamento intellettuale. Ritorna anche Donald Dundun, personaggio che ha avuto il suo battesimo proprio in Jesus’ Son, vero e proprio manifesto della narrativa onesta e avvinazzata di Johnson. Prende il titolo da Heroin dei Velvet Underground, e descrive in un certo senso il mondo figlio di quel disco, tra feste in fattoria, hangover che non passano mai, cieli blu e scelte sbagliate. Si dice che questi racconti non siano altro che una serie di ricordi confusi che Denis Johnson ha messo nero su bianco su un libro per pagare le tasse.

 3/ Ben Marcus, L’alfabeto di fuoco (trad. it. Gioia Guerzoni, Black Coffee)

9788894833065_0_0_547_752Un romanzo catastrofista speculativo che illustra la portata del linguaggio, e come senza linguaggio, unico strumento che consente una piena relazionalità umana, rischiamo di tornare a uno stato di natura animale, e da qui  di ridurci a puri oggetti in un mondo fatto di altri oggetti. Senza linguaggio non ci sarebbe comunità, non ci sarebbe politica, non ci sarebbero relazioni umane e smetteremmo di essere umani. Un libro scritto con un linguaggio scarno, essenziale, incalzante, per un sottotetto che dialoga con Wittgenstein, ma anche con la teoria degli atti linguistici di Austin e Searle. Qualcosa di più qui.

 4/ Jesse Ball, Censimento (trad. it. Guido Calza, NNE)

9788899253851_0_0_547_751Un padre nei suoi ultimi giorni di vita e un figlio affetto da sindrome di Down si ritrovano in un ultimo viaggio in un’America scarnificata, metafora di un Occidente ridotto ai suoi elementi costitutivi: i tipi di umanità che tutti insieme definiscono cos’è e cosa può essere l’uomo, le relazioni umane che si legano o si slegano in un tutto più o meno coeso, il bisogno di creare una comunità per sopravvivere. Qualcosa in più qui.

 5/ Celeste Ng, Tanti piccoli fuochi (trad. it. Manuela Faimali, Bollati Boringhieri)

9788833929033_0_0_0_751Un caso letterario negli Stati Uniti, rimasto in classifica per quasi un anno, più o meno passato sotto silenzio qua in Italia, Tanti piccoli fuochi è il risultato di un distopico al presente ambientato in una città modello, Shaker Heights, Ohio, dove tutto è programmato, e la saga familiare. Sebbene all’inizio soffra un po’ di un lieve effetto Desperate Housewives, il libro si assesta presto sull’analisi di un rapporto tra madre e figlie per aprirsi a raggiera su una serie di considerazioni sulla vita nel mondo contemporaneo, tra libertà e limitazioni autoimposte, ambiente e carattere sociale, conformismo e ribellione. Un piccolo gioiello.

 6/ Nick Drnaso, Sabrina (trad. it. Stefano A. Cresti, Coconino Press)

drnaso_sabrina_coverUna graphic novel che è stata anche nominata per il Man Booker Prize, ma soprattutto un racconto che coglie in pieno il bisogno di ritornare umani in un’epoca in cui realtà virtuali virali e incontrollabili hanno creato un mondo in cui gli esseri umani sono riusciti solo a allontanarsi dagli altri, a recidere ogni contatto mediante la parvenza di una condivisione compulsiva a distanza di una vita virtuale. Drnaso mostra come quell’inferno di isolamento volontario possa essere risolto da quella che Wallace aveva chiamato “la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza” che riavvicina le persone senza che siano costrette a esprimere emozioni tramite le faccine gialle di una serie di emoticon. Qualcosa in più qui.

 7/ Joshua Cohen, Un’altra occupazione (trad. it. Claudia Durastanti, Codice)

9788875787479_0_0_0_75In realtà sto ancora aspettando il Grande Romanzo Post-Moderno che Cohen pare destinato a dover scrivere. Il problema è che è talmente predestinato che potrebbe anche dimenticarsi di scriverlo. Moving Kings non ha gli eccessi (quasi infantili) che sciupano un po’ Witz (paginate scritte senza punteggiatura) e il pur lodevole Book of Numbers (un eccesso di trucchetti visual writing), ma difetta di qualcosa e alla fine sembra una prima parte di un romanzo più corposo. Costruito su una triplice metafora—le mosse dei Re negli scacchi, il libro dei Re e il libro dell’Esodo—Moving Kings descrive il mondo dove magazzini, soffitte e cantine diventano un subconscio materiale dove stipiamo i detriti delle nostre vite, un’archeologia esistenziale che richiama l’idea di flâneur di Benjamin e che si fa metafora per chi perdendo lavoro, reddito e casa, perde anche sicurezza e identità.

 8/ Jesmyn Ward, Salvare le ossa (trad. it. Monica Pareschi, NNE)

9788894938005_0_0_0_75Il primo capitolo della trilogia di Bois Savage, continuato l’anno scorso con “Sing, Unburied, Sing,” e entrambi i libri han vinto il National Book Award. Qui siamo alla vigilia dell’uragano Katrina e in compagnia di Esh Batiste che racconta la sua famiglia, il luogo, l’eterno conflitto tra natura e cultura da cui nasce l’uomo. Molto Faulkner, un tocco di Barry Hannah e una innervatura classica con il mito di Medea da cui prende vita il libro. Una scrittura che alterna  registri più propriamente classici con vezzi e toni contemporanei, fin dall’epigrafe, dove accanto a un passo del Deuteronomio c’è un verso di un pezzo di Oukast. 

 9/ Tiffany McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa (trad. it. Luca Olivieri, Atlantide)

91hg5iygyzlScritto come un contorcano a Paradise Lost di Milton, The Sun That Merged Everything inizia con Auytopsy Bliss, che nel 1984 invita il diavolo nella sua città in cui è giudice, Breathed, Ohio, e diventa un uragano di metafore che mescola e trita saga familiare, razzismo, religione, ristrette mentalità provinciali, metafisica del male in un caleidoscopio che ricorda e aggiorna i migliori esempi southern gothic. Un esordio di una giovanissima scrittrice americana che sembra già un classico di un’altra epoca. Sorprendente.

10/ Lauren Groff, Florida (trad. it. Tommaso Pincio, Bompiani)

9788845296390_0_0_547_75una raccolta un po’ discontinua che forse sarebbe stata migliore con un paio di racconti in meno (e dico anche quali: “Per il dio dell’amore, per l’amore di dio,” “Cacciatori di fiori” e “Storie di serpenti”) Per il resto una manciata di osservazioni sulla Florida come campo di indagine dove osservare il bestiario umano e usare come modello in scala per un mondo fatto di pericoli da affrontare (“Fantasmi e vuoti”), fragilità e errori con cui convivere (“Salvador”), paure e ostacoli da superare (“Sopra e sotto”).

Menzioni speciali:

Siri Hustevdt, Le illusioni della certezza (trad. it. Gioia Guerzoni, Einaudi)

9788806236915_0_0_547_75Che in realtà è la traduzione della seconda parte di Women Looking at Men Looking at Women, e la dimostrazione di come Siri Hustvedt abbia le idee molto più chiare del marito Paul Auster. Qui Siri Hustvedt cerca di fare chiarezza sul problema del rapporto mente-corpo, per quanto può, con gli strumenti in verità un po’ smussati che le hanno fornito le “scienze” umanistiche. Si muove però con una certa disinvoltura partendo da Cartesio e Kant, passa da Frege e arriva fino a Husserl, Nagel e i più recenti risultati nella filosofia analitica e nelle neuroscienze. Non è Damasio, ma  come prima approssimazione divulgativa va più che bene, senza prendere troppo sul serio l’idea bislacca della cultura umanista come veicolo epistemologico.

Rachel Cusk, Resoconto (trad. it. Anna Nadotti, Einaudi) 

9788806236564_0_0_547_751Primo capitolo di una trilogia che poi continuerà con Transit e si chiuderà con i riferimenti a Medea di Kudos (e un finale che non davvero non poteva essere migliore). Paragonata, con qualche ragione, a Knausgård, Outline è un felice ibrido tra narrazione orale, auto-fiction obliqua e riflessioni metafisiche. Rachel Cusk parte dall’idea che l’uomo sia per natura un animale narrativo, che vive di storie. In Outline la protagonista è una sorta di codice maieutico, una funzione capace di catturare le storie altrui nel tragitto da Londra a Atene, mentre la sua storia, la sua biografia resta sempre un po’ adombrata.

William T. Vollmann, I fucili (trad. it. Cristina Mennella, minimum fax)

9788875219826_0_0_547_75Sesto capitolo della serie dei Sette sogni di Vollmann, e è un altro ipnotico e surreale ibrido tra romanzo storico e memoir, dove Vollmann diventa Captain Subzero, una specie di reincarnazione di Franklin che morì nel tentativo di trovare il passaggio a nord-ovest. I due piani—quello di Franklin e quello di Subzero che si innamora di Reepah, una donna inuit—si fondono e confondono in una struttura che simula l’effetto del sogno, tema ricorrente in tutti i libri della serie.

 

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