Piccoli adulti infantili. “Hardly Children” di Laura Adamczyk

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Laura Adamczyk, Hardly Children (FSG Originals – 2018)

Laura Adamczyk è figlia del midwest di confine, di Chicago e l’Illinois. Ha un MFA preso al college di Urban-Champaign ma prima di questo ha avuto una formazione poetica al Knox College di Galesburg (IL), e in effetti i dieci racconti di Hardly Children mostrano una qualità squisitamente poetica e allusiva, scritti tutti con un linguaggio che fa grande uso di allegorie e rapidità. Una buona parte dei racconti è stata scritta mentre Laura Adamcizyk era ancora al college, e un’altra metà è stata scritta dopo il conseguimento dell’MFA. Uno di questi racconti, “Girls,” ha vinto il Disquiet Prize, cosa che comporta la pubblicazione su Guernica, prima vetrina che ha portato alla pubblicazione, quattro anni dopo di questa prima raccolta per FSG Originals, collana della Farrar, Strauss and Giroux che ultimamente sta lavorando con convinzione sulla ricerca di nuovi linguaggi e di un rinnovamento di stili più o meno consolidati.

Questi racconti rimandano all’universo pre-adolescenziale dei primi racconti di Karen Russell, ma senza lo stesso ingenuo realismo magico, altre volte mostrano una qualità quasi surreale, simile a un film di Lantimos o ai racconti di Diane Williams, come nel caso di “Wine is Mostly Water,” in cui il protagonista è parte e  fulcro di un’installazione artistica nella quale viene appeso al soffitto di schiena mediante una complessa serie di uncini, e da quell’altezza riesce a vedere la realtà del suo mondo da una prospettiva insieme distaccata e interna. Molti racconti hanno a che fare con bambini, colti in quel mutevole momento di transizione tra la pubertà e l’adolescenza (“Girls,” “Danny Girl”), altri invece toccano quel momento più lento, più elastico e indefinito che segna il passaggio tra la fase della vita in cui si è giovani e quella in cui si sa di essere all’inizio dell’era delle responsabilità (“Here Comes Your Man,” “Give and Go,” “Black Box”). In ogni caso si hanno esseri umani colti nel loro stato di “smaller, more naive adults.” 

 Su “Give and Go” ad esempio sono espliciti i riferimenti al tempo che passa implacabile e dispettoso, e mette fine a incoscienza e spensieratezza:

In five years, they would be too old. One had already gotten his ankle good and twisted a few months ago, and nobody could make it the full hour anymore without having to sub out. But there they were, clumsy and groping, calling out to each other

Il protagonista lì ha già la promessa di “of a drinking man’s belly, pale skin, and a swirl of dark, wiry hair.” Nel racconto iniziale, “Hardly Children Wanted,” si trova una prima enunciazione della localizzazione umana di molti dei protagonisti dei racconti che seguiranno: “far away…but not far enough”: lontani, da una condizione infantile, naïf, o semplicemente spensierata, ma non abbastanza lontani da essere completamente maturi, adulti o responsabili. È la stessa condizione di uno dei personaggi di “Girls,” che non sa se fidarsi dei ricordi dell’infanzia, perché questi sono ricordi di cose accadute prima che si potessero avere gli strumenti linguistici per dare senso all’esperienza informe che ci cade addosso, e quindi quel senso va costruito a posteriori, sul sedimento dell’esperienza, lasciando gli eventi accaduti sotto una cappa quasi onirica e indefinita. 

A rompere un po’ lo schema ci sono due racconti con una patina metanarrativa: “Gun Control” è un divertissement sulla legge di Chechov (“Se hai un fucile nel primo atto, nel terzo deve sparare”), che è anche una riflessione sui meccanismi che sono alla base della generazione di storie e dei rapporti tra storie fittizie e realtà sciapa. “Intermission” è un racconto che sembra complementare al racconto di Robert Coover con il medesimo titolo contenuto su A Night at the Movies: qui l’azione del racconto è rispecchiata e contrappuntata da azioni che avvengono in un film, fino a che il protagonista non a feeling that the more that nothing happened, the worse it would be when something finally did. Or nothing will happen…The film will just keep going and going until it stops—no climax, no big coming-to-a-head scene, no resolution to take home with her”

In dieci racconti Laura Adamczyk esplora e illustra i confini tra speranze ingenue e la realtà che infrange quelle speranze, tra la perdita dell’innocenza e la necessità di guadagnarsi una maturità responsabile, con un linguaggio sempre fresco, limpido e mai banale.

Percorsi:

Karen Russell, St. Lucy’s Home for Girls Raised by Wolves (Knopf, 2006; Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate da lupi, trad. it. Chiara Brovelli, Elliot, 2008)
Diane Williams, Some Sexual Success Stories Plus Other Stories in Which God Might Choose to Appear (Grove, 1992)
Amelia Gray, Museum of the Weird (FC2, 2010)
Robert Coover, “Intermission” in A Night at the Movies (Scribner, 1987) 
Chanelle Benz, The Man Who Shot My Eye is Dead (Ecco, 2017)

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