Il ritorno di Huck Finn. “Huck Out West” di Robert Coover.

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Robert Coover, Huck Out West (W. W. Norton – 2017)

Ci sono alcuni personaggi letterari che riescono a uscire dalle pagine del libro che li ha generati e entrare nelle pagine di altri testi, e assumere tramite questo processo di proliferazione una strana forma di realtà. Già Umberto Eco aveva osservato come quei personaggi diventino “in qualche modo collettivamente veri perché la comunità ha fatto su di essi, nel corso dei secoli o degli anni, degli investimenti passionali” e che quando i personaggi fittizi passano da testo a testo, significa che “hanno acquistato diritto di cittadinanza nel mondo reale.” Questi personaggi diventano una forma di mito quando non addirittura di culto, e forse l’ultimo personaggio che è riuscito in tale impresa è stato Hukleberry Finn. Più che un personaggio un archetipo, principio quasi maiuetico di tutta la letteratura americana a venire, come già si era accorto Hemingway in una celebre frase di Verdi colline d’Africa, e non sarebbe nemmeno tanto difficile tracciare delle linee di parentela narrativa tra lui e Holden Caulfield o James Gatsby. Huckleberry Finn è stato anche il generatore, il primo motore immobile di altri romanzi. C’è stato Finn di Jon Clinch incentrato sulla figura di Pap Finn, e c’è The Further Adventures of Huckleberry Finn di Greg Matthews che racconta di come Huck e Jim si siano addentrati nei “Territori” ai tempi della febbre dell’oro. Ultimo tassello, in ordine di tempo, di questo processo di fondazione di un mito moderno è Huck Out West di Robert Coover, che già si era cimentato in un sequel con il Pinocchio vecchio professore centenario che rischia di tornare burattino su Pinocchio in Venice. Mark Twain aveva lasciato Huck Finn e Tom Sawyer in piena adolescenza, quando decidono di fuggire dalla ‘sivilization’ e vivere una vita di avventure. Coover li riprende negli anni tra la Guerra di Secessione fino, grossomodo all’elezione di Ulysses S. Grant e alla realizzazione della First Transcontinental Railroad. Huck è un trenta-quarantenne, stranamente saggio e triste, riflessivo, quasi disilluso.

Huck sta assistendo alla vera fondazione dell’impero che conosciamo, e lo fa con la consapevolezza del bambino diventato uomo, che da bambino ragionava, agiva e pensava da bambino e che da uomo ha dovuto abbandonare “ciò che era da bambino.” Se Tom Sawyer continua a sognare che una vita simile a un romanzo d’avventura, Huck si accorge che  Tom “makes up adventures like he reads out a books, though he cain’t scrupoulous about the consequences, and he maybe does some things he oughn’t,” perché per lui “Life by itself just ain’t enought…. It ain’t got no point and the way it ends makes him mad. So he contrieves up these adventures to get him through it.” Huck ha capito che deve accontentarsi della vita, e che la vita è dispettosa, riottosa, indomita, e che l’unico modo di vincere la guerra contro la vita, è di riuscire ad essere libero da rimpianti.

Al prosaico realismo di Huck, fa da contrappeso il frizzante idealismo di Sawyer, qui chiamato a rappresentare lo spirito del capitalismo più selvatico e brutale, richiamando a volte il cinismo dello Zio Sam di The Public Burning. Tom non cerca la libertà, cerca la conoscenza che dà il potere: quello legislativo (diventa avvocato, o qualcosa del genere), esecutivo ed economico, impara che la legge “makes some folks poor and some folks powerful rich and famous. I want me some a that power” ché “without power, you ain’t nobody, and you ain’t free nuther.”In mezzo ai due, altre due vecchie conoscenze che accettano le loro sconfitte: il vecchio caro Jim, schiavo liberato ma rimasto in qualche modo schiavo di una nuova forma di razzismo, e Becky Thatcher, ridottasi a sbarcare il lunario come prostituta. Entrambi veri prodotti, effetti indesiderati e collaterali del nascente capitalismo.

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Robert Coover

Libertà, potere, ricchezza, gli ingredienti del Sogno Americano in fase REM. E dell’America Coover assisste col suo Huck anche alla sua nascita meticcia: “The sad truth … is that these new emigrants warn’t all decent citizens, come to get rich in honest hardworking American ways. Fact is, many of them was right down thieves, swindlers, highwaymen, rabble-rousers, crooked gamblers, gunslingers, thugs and murderers, and they had to be weeded out like the hateful pests they was”

Molti si sono lamentati del tono poco Twain-iano del libro, ma la prima apparente delusione per un affezionato lettore di Coover è invece il suo carattere poco Coover-iano. Coover ci ha abituato a farci ridere, a dissacrare personaggi della tradizione rivestendoli di grottesco, come ha fatto con Pinocchio, con Richard Nixon, con alcune fiabe nei sequel e fiabe spurie di A Child Again. Qui invece non c’è niente di grottesco, niente ironia né sarcasmo, nessuna violenta parodizzazione. Il tono è pacato, dimesso, quasi umile, decisamente poco cooveriano. Ma è una delusione iniziale e passeggera: qui Huck non è più l’Huck adolescente e spensierato di Twain, è un Huck adulto, che Coover usa come testimone vicario della vera fondazione degli Stati Uniti in una deriva di eventi che ricorda un po’ Piccolo Grande Uomo: Coover lo porta a incontrare le tribù indiane, l’impiccagione dei 39 indiani in Minnesota in seguito alla Guerra del Piccolo Corvo, ad assistere impotente alle nefandezze del generale ‘Hard-Ass’ Custer come il Massacro di Washita River), a fare da guida a una carovana di fanatici religiosi, a sentire sulla sua pelle la violenza dell’uomo bianco, selvaggio e brutale sedicente ‘civilizzatore’ della civiltà meno civile del mondo occidentale. Comprensibile che Coover, ormai ottantenne, non abbia tanta voglia di indossare le solite vesti di satiro: sta scrivendo il suo Grande Romanzo Americano.

Robert Coover, Huck Out West (W. W. Norton – 2017). Prossimamente sarà disponibile una traduzione italiana per NN.

Percorsi:

Mark Twain, Tom Sawyer
Mark Twain, The Adventures of Hukleberry Finn
Greg Matthews,  The Furthers Adventures of Huckleberry Finn
John Clinch, Finn
Robert Coover, Pinocchio in Venice
Umberto Eco, Sulla letteratura

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