Ci sarà una volta in America. Loomings 2019

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Fall 2018. Si iniziano a vedere i contorni del 2019 e nel 2019 ci saranno un paio di cose molto interessanti. Tipo Bret Easton Ellis in qualità di se stesso, il nuovo presumibile fallimento di Eggers, la svolta young adult di Rivka Galchen, il ritorno di Salvatore Scibona, Ben Lerner che si stacca dalla metanarrativa (sembra) e il secondo ibrido storico di Julie Orringer.

 

 

 

 

The Parade/Dave Eggers (Knopf – 19 Marzo 2019)

dvggrs1A breve uscirà la traduzione italiana di The Monk of Mokha di Dave Eggers, che non è un romanzo, ma un reportage su Mokhtar Alkhanshali, magnate yemenita del caffè che insegue il presunto sogno americano nell’era Trump, e sui reportage Eggers è sempre abbastanza credibile. Anzi, è credibile solo sui reportage e affini, visto che il suo unico libro che valga veramente la pena di leggere, A Heartbreaking Work of Staggering Genius era in realtà un memoir, sebbene con delle forti iniezioni funzionali. L’idea di questo The Parade sembra promettente: Four e Nine—nomi in codice “Clock” e “Chaos” —vengono incaricati di costruire un’autostrada che connetta i villaggi sperduti con la capitale di un lontano paese appena uscito da una guerra civile, e per farlo devono usare una nuova macchina chiamata RS-90. Nel farlo però incarnano i loro soprannomi e sembrerebbe assistano al caos che distrugge la regolarità pianificata. L’idea sarebbe anche buona, ma avendo Eggers il difetto di essere Eggers e di scrivere cose approssimative e tirate via tipo The Circle, o librettini con forti sentori new-age come le sue ultime uscite, c’è la concreta possibilità che The Parade sia un’altra delle sue solite sòle.

White Privileged Male/Bret Easton Ellis (Knopf – 2019 inoltrato)

dnocev2uyauefbp2Probabilmente il libro che genererà più attesa degli altri. Si tratta in realtà di una raccolta
di saggi vari di varia estrazione: trollate su Twitter, trascrizioni dei suoi Podcast, altre trollate su Twitter. Perché ormai BEE è una star dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, a metà strada tra l’alt-right hipsterina di Millo Yiannopoulos e un involontario stand-up comedian. Famosi i suoi tweet contro David Foster Wallace, contro Alice Munro, contro Salinger, contro Breaking Bad, contro i pop-corn al cinema. Diciamolo pure: BEE è l’unico scrittore della sua generazione di minimalisti che è riuscito a sopravvivere a se stesso. McInerney (che pur aveva smesso di giocare al minimalista per scrivere un gran libro come The Last of the Savages) è diventato la parodia di se stesso e si è ridotto a scrivere frasette sui vini; Tama Janowitz è scomparsa e nessuno sembra volerla cercare, Leavitt ha smesso di essere minimalista quasi subito e è diventato David Leavitt, di altri non si ricordano nemmeno i nomi se non una volta ogni dieci anni in presenza di un qualche evento catalizzatore, tipo la morte di John Hughes, regista più o meno legato a quella farsa letteraria, o quando qualcuno ha la brutta idea di riesumare quel cadavere ormai decomposto. Bret Easton Ellis ha invece dato l’estrema unzione al suo passato il momento in cui ha lanciato i suoi podcast con Kanye West per ospite, o quando in occasione della morte di Ted Hughes, regista malgré lui accomunato alla combriccola “brat pack,” invita Molly Ringwald sul suo podcast, e sparge definitivamente le ceneri  di un’epoca che non si è lasciata molto dietro.

The Riddle of the Paper Lantern/Rivka Galchen (Restless)

rivka_galchen1Pare che la maternità comporti dei mutamenti materiali e funzionali a livello neurologico. Non so se sia dovuto a questo fenomeno biologico, ma Rivka Galchen negli ultimi anni a virato decisamente verso territori narrativi altri dagli esperimenti post-pynchoniani del primo libro (Atmospheric Disturbances, da noi Effetti collaterali dell’amore quando finisce, trad. it. Anna Rusconi, Piemme – 2010) e dagli esercizi di riscrittura della sua prima raccolta di racconti (American Innovations, da noi Innovazioni americane, trad. it. Anna Rusconi, Einaudi – 2016). Nonostante avesse confessato un profondo disinteresse per libri sulla maternità e affini, Rivka Galchen è uscita nel 2016 con Little Labours, ossia una collezione di frammenti, tra flash-fiction e aforismi proprio sulla maternità, e nel 2019  pubblicherà la sua prima incursione in territori Young Adult con The Riddle of the Paper Lantern: la storia di un bambino di 11 anni che vede sua madre scomparire dentro un’enorme lanterna, la segue e si trova in un mondo fatato la cui unica forma di vita sembra essere Downer, un tristissimo elefante bianco. Nei libri precedenti spiccava la qualità fantasiosa e giocosa di Rivka Galchen, qualità che probabilmente potrà sbocciare completamente qui.

The Topeka School/Ben Lerner (FSG)

Ben LernerBen Lerner, poeta prestatosi alla letteratura, ha finora prodotto due esempi di meta-auto-narrativa, ossia un cortocircuito metanarrativo di quell’odiosa moda di scrivere auto-fiction (tanto che uno dei libri più chiacchierati dei quest’anno è Asymmetry, un altro esempio degli stessi cortocircuiti tra auto- e meta-narrativa). Questo The Topeka School sembrerebbe uscire da quella gorgo e raccontare la vita di Adam Gordon, studente all’ultimo anno di liceo a Topeka, aspirante poeta, e nonostante questo anche uno dei ragazzi più popolari della scuola, e del suo rapporto con i genitori (la madre una famosa autrice femminista, il padre un autorevole psichiatra. A un certo punto Adam incontra il suo deuteragonista, Darren Eberheart che pare lo porti in giro nei lati nascosti della vita familiare, della realtà cittadina e dei problemi di identità. Sembrerebbe che Ben Lerner si sia affrancato da quegli esercizi accademici sulla narrativa e abbia iniziato a affondare le mani nella materia viva. Sembrerebbe: perché anche Ben Lerner è di Topeka, Kansas, e anche Ben Lerner a diciotto anni era un aspirante poeta. 

The Flight Portfolio/Julie Orringer (Knopf – Maggio 2019)

unknown1Di Julie Orringer sono già stati pubblicati sia How to Breath Underwater (Come ho imparato a respirare sott’acqua, trad. it. Stefano Bortolussi, Frassinelli – 2004) che The Invisible Bridge (Il ponte invisibile, trad. it. Alessandra Montrucchio e Cristina Mennella, Einaudi – 2012), ma non pare abbiamo avuto tanto seguito. Questo The Flight Portfolio per certi versi si muove nello stesso immaginario del precedente The Invisible Bridge, e è un ibrido tra romanzo storico ambientato durante la seconda guerra mondiale e biografia romanzata di Varian Fray (sul modello di Blonde di Joyce Carol Oates o Isadora di Amelia Gray): un giornalista americano che nel 1940 era andato a Marsiglia per prestare soccorso a artisti e scrittori minacciati dal nazismo, tra i quali Hannah Arendt, Max Ernst, Marcel Duchamp  e Marc Chagall. 

The Volunteer/Salvatore Scibona (Penguin – Marzo 2019)

scibona-carlos-ferguson-croppedmore-21Salvatore Scibona, nato a Cleveland da genitori di origini italiana, era uno dei 20 Uder 40 selezionati dal New Yorker. Era nella quota “non esattamente americano che fa letteratura americana,” insieme a Chimamanda Ngozi Adichie, a Gary Shteyngart, Dinaw Mengestu, Daniel Alarcón e ad altri scrittori che un po’ affollavano quella lista. Il suo corale e epico The End (da noi La fine, trad. it Beniamino Ambrosi, 66th and 2nd – 2011) è forse il libro più lirico tra quelli pubblicati dagli autori selezionati dal New Yorker. Negli ultimi dieci anni: il silenzio, inframezzato dalla pubblicazione di una manciata di racconti. A fine inverno uscirà questo The Volunteer, incentrato sulla figura di un giovane americano che si arruola nei Marines per il Vietnam e che innesca una catena di storie che spalmerà il libro per quattro generazioni, tra guerra in Cambogia, il Queens, il New Mexico e l’attualità.

 

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