National Book Award 2018 — La Longlist

2La Longlist per il National Book Award 2018 continua sulla strade battuta negli ultimi anni e cerca  di disegnare la realtà americana attraverso la scelta di titoli il più possibile rappresentativi di una società in perenne mutazione. Forse proprio per questo suo carattere attuale e contingente che i grandi assenti sono gli autori già in qualche modo affermati e che si muovono in un universo letterario meno legato alla storia: ci si sarebbe aspettati (o almeno io mi sarei aspettato) il maestoso The Overstory di Richard Powers, o anche, perché no? The Largesse of the Sea Maiden, la raccolta postuma di Denis Johnson. Qui sembra invece che si cerchi di dare un’immagine il più esaustiva e rappresentativa possibile di un’America che sta diventando sempre più altro da se stessa. Ci sono due esponenti della New Wave of Native American Literature, rappresentanti della letteratura afro-americana, a onor del vero sempre più ricca e interessante, e una buona dose di narrativa al femminile. Manca la solita immigrant fiction, fino all’anno scorso apparentemente irrinunciabile e sovraesposta con Lisa Ko,  Min Jin Lee, Daniel Alarcón, Carol Zoref. L’unico di quest’anno potrebbe essere il libro di Brandon Hobson, ma siamo in un contesto diverso. Ci sono quattro esordienti, una scrittrice alla sua seconda nomina, e due senior di gran caratura anche se finora un po’ sottovento rispetto ad altri nomi. Manca (e vivaddio, vivaddio, vivaddio) l’ormai abusata “distopia materna” sulla scia di The Handmaid’s Tale. Buon segno. 

9781555978051A Lucky Man/Jamel Brinkley (Graywolf). Uno dei più giovani e pertanto una delle matricole: Jamel Brinkley ha in curriculum le solite pubblicazione di prammatica sulle solite riviste di prammatica e questo romanzo, anzi, questa raccolta di racconti: A Lucky Man sono nove racconti che girano attorno ai temi della paternità, rapporto padre-figlio, mascolinità e rapporti di potere in un mondo segnato da pregiudizi razziali, pregiudizi di classe e nuovi razzismi di genere. Tre tipi di pregiudizi che si intersecano e si alimentano a vicenda. Nota a margine. La Graywolf Press è casa editrice che negli ultimi anni ha pubblicato diverse cose interessanti: Four New Messages di Joshua Cohen, A Little Human di Fiona Maazel e sempre l’anno scorso aveva piazzato tra i cinque finalisti del National Book Award Her Body and Other Parties di Carmen Maria Machado (di prossima pubblicazione anche in Italia).

9781524761684Gun Love/Jennifer Clement (Hogart) Di Jennifer Clement Guanda ha già pubblicato alcune cose qua in Italia, tra cui segnalo una biografia di Basquiat. Scrittrice nata in Connecticut e poi cresciuta in Messico per tornare poi negli Stati Uniti, è tra i dieci candidati al NBA quella che ha il curriculum più lungo, o per lo meno più denso. Gun Love racconta il lato oscuro della Florida, quella dominata dalle armi e da una certa facilità di procurarsele. Fonti attendibili dicono che nonostante il libro possa avere momenti di interesse, finisce per somigliare un po’ troppo a Emma Donoughe.

9781594634512Florida/Lauren Groff (Riverhead). Ormai conosciutissima in Italia, e famosa per aver scritto uno dei libri preferiti di Barack Obama e già candidato al National Book Award nel 2015—Fates and Furies, che però potrebbe essere anche il suo libro meno convincente. Qui Lauren Groff ritorna nel suo elemento naturale: il racconto. Gli undici racconti di Florida sono racconti cupi, tetri, popolati di persone problematiche, per lo più donne, per lo più madri (e ritorna un tema ormai anche fin troppo presente nella recente narrativa americana), accanto a serpenti, paludi, pantere, alligatori, insomma the full nine yards di una ricca flora e fauna che sembra ricordare a più riprese la feroce indifferenza della natura dove l’uomo cerca di edificare una cultura. Cinque racconti sono stati pubblicati sul New Yorker nell’arco degli ultimi due o tre anni. Mi sbilancio: la mia favorita della lista.

boatbuilder_hires_smallerThe Boatbuilder/Daniel Gumbiner (McSweeney) Ed ecco la seconda matricola. Nato nella California del Nord, Gumbiner si è trasferito in Nevada dopo essersi laureato a Berkeley ed essere stato editor per McSweeny e ora per The Believer. The Boatbuilder è la storia di Eli “Berg” Koenigsberg, un “digital refugee,” un rifugiato digitale, che dopo essere uscito da una dipendenza da oppiacei decide di lasciare il suo lavoro alla CLEANR, un’azienda informatica di San Francisco, e riscoprire la semplicità rurale e autentica della California Settentrionale. Qui incontra Alejandro che gli insegna i segreti per costruire una barca. Un po’ Walden, un po’ Il vecchio e il mare, l’originalità non sembra certo essere il punto di forza di The Boatbuilder.

where-the-deadWhere the Dead Sit Talking/ Brandon Hobson (Soho) Il primo dei due scrittori nativo-americani in lista. Brandon Hobson è membro della Cherokee Nation Tribe in Oklahoma e è al suo quarto libro, anche se forse il suo primo romanzo con uno spiccato carattere nativo-americano: un romanzo di formazione scritto sul punto di impatto tra la cultura nativa e la cultura “bianca” diventata quella ufficiale per autocertificazione, dove un adolescente nativo-americano, Sequoyah, viene dato in affido a una famiglia americana, Harold e Agnes Troutt, che hanno in affido un altro ragazzo bianco, George, affetto da una qualche forma di autismo, e Rosemary, un’altra nativo-americana. I suoi precedenti titoli lo hanno visto passare dalla flash-fiction di The Levitationist (2006), alla novella Deep Ellum (2014), al romanzo (apparentemente molto interessante) Desolation of the Avenues Untold (2016) che racconta di come i cittadini di Desolation, Texas, si siano convinti che Born Chaplin nasconda i sex-tapes di Charlie Chaplin: ricorda un po’ Running Dog di Don DeLillo, e c’è chi ha definito Hobson “il Pynchon dell’Oklahoma,” e per me quello di Pynchon è un nome che non deve essere pronunciato invano. In sostanza più interessante il precedente libro di questo, ma whatever. Nota a margine: Roxane Gay ha dato un giudizio un po’ freddino.

9781616207601An American Marriage/Tayari Jones (Algoquin) ossia il libro che uscirà per Neri Pozza (Un matrimonio americano), ma anche il libro che Oprah Winfrey ha scelto per il suo Oprah’s Book Club. Quando l’editor scelse il titolo, An American Marriage, Tayari Jones aveva dubbi, perché le sembrava un titolo da bianchi americani e protestanti, e pare che Pearle Cleage, sua mentore in Atlanta, le abbia poi detto: “Il Connecticut è uno stato piccolissimo, cosa ti fa pensare che l’aggettivo americano abbia a che fare più con ciò che accade lassù che con ciò che accade in Atlanta, Georgia?” L’idea per la trama le è venuta da una conversazione origliata in un centro commerciale, nella quale una donna vestita benissimo ha detto al suo compagno dall’apparenza più ordinaria: “Roy, sai bene che tu non mi aspetteresti per sette anni.” An American Marriage ruota attorno alle vicende di una coppia—Roy, nome ripreso dalla conversazione origliata, e Celestial—che si vede costretta a dividersi perché il marito viene accusato e punito per un crimine che non ha commesso. Così a naso: uno dei probabili finalisti. Uno dei probabili vincitori. Quando Oprah parla…

9780735223523The Great Believers/Rebecca Makkai (Viking) Rebecca Makkai è una scrittrice di padre ungherese, nipote di Ignácz Rózsa, scrittrice e attrice ungherese. Si tratta di una vecchia conoscenza qua in Italia. O per lo meno lo è per chi si ricorda di The Borrower, il suo primo romanzo portato in Italia da Piemme (L’angolo dei lettori ribelli) qualche anno fa. The Great Believers è costruito su un flashback: Fiona, ormai cinquantenne nella Parigi degli anni ’10, cerca di ricordare e onorare la memoria degli amici che ha perso nell’olocausto dell’Aids nella Chicago degli anni ’80. Ma non solo: ci sono molte riflessioni sull’arte, oltre che sulla morte, riferimenti sull’attualità (Bataclan) e sulla memoria come custode del dolore e delle vite altrui. Sembra che Rebecca Makkai tenti di intersecare il valore di un’opera d’arte, calcolato in tempo e in sedimenti emotivi, con il dolore e l’emotività dei ricordi che misurano il valore che diamo a eventi e persone del nostro vissuto.

9780735219441The Friend/Sigrid Nunez (Riverhead) Sigrid Nunez è una delle candidate senior al National Book Award. Questo è il suo libro, in Italia ha pubblicato qualcosa Neri PozzaL’ultima della sua specie (2006). Di suo mi sento di segnalare soprattutto Sempre Susan, che nonostante il titolo italiano è una biografia in inglese di Susan Sontag. Non so se per per la sua esperienza o se nonostante la sua esperienza, questo pare tra i titoli in lista uno dei più classici come idea, struttura e portata. Qui non c’è tessuto sociale, non c’è un occhio vigile sulla realtà americana o occidentale che cambia, qui c’è una semplice storia di un amico che muore suicida raccontata con tutto il distacco neo-realista di cui si può essere capaci da chi ha ricevuto in eredità insieme al ricordo doloroso dei tempi passati, anche il cane Apollo, un vecchio alano rimasto orfano del suo padrone. Ricorda un po’ il negativo di Timbuktu di Paul Auster, e un po’ sembra voler essere una specie di versione più romanzata di The Year of Magical Thinking di Joan Didion, e probabilmente è proprio un tentativo di scrivere una risposta, un dialogo con quel libro. Uno dei migliori libri in lista.

9780525520375There There/Tommy Orange (Knopf) Ed ecco l’altro e più chiacchierato esponente della New Wave of Native American Literature e un altro dei freshmen, e qui l’hype è altissimo. Tommy Orange è uno dei primi laureati all’Institute of American Indian Arts di Santa Fe, e uno dei primi a pubblicare un libro (c’è anche Teresa Mailhot, con il già più interessante Heart Berries). Il libro già vendutissimo (da giugno ha venduto già quasi 80000 copie), eve il suo titolo There There a una canzone dei Radiohead (citata nel libro), ma soprattutto a una frase di Everybody’s Biography di Gertrude Stein. Il “there there” di Gertrude Stein è un qui che non è più un qui, un qui che è cambiato nel tempo, e che è rimasto per sempre nel sedimento della sua infanzia cristallizzatasi in ricordo. Il “there there” di Tommy Orange è la cultura nativo-americana che viene poi distrutta, sfumata, annacquata dalla cultura normalizzata e omogenizzata. Il punto di forza del libro è il modo in cui Tommy Orange riesce a immergere la tradizione nativa nel tessuto sociale ipercontemporaneo, fatto di società liquida e relazioni virtuali, di nuove tecnologie e nuovi pregiudizi, nuovi -ismi. Il suo punto debole è che paga un debito troppo alto alla Louise Erdrich di Love Medicine, libro di cui There There è molto spesso una specie di replica, sia nella struttura che nell’idea. Per me un libro che non va molto oltre al “libro discreto,” resta comunque uno dei probabili vincitori. Qua in Italia uscirà per Frassinelli.

heads-of-the-colored-people-9781501167997_hrHeads of the Colored People/Nafissa Thompson-Spires (Atria Book/37 Ink/Simon & Schuster) Uno dei libri che mi interessano di più tra quelli in lista. Nafissa Thompson-Spires è insieme a Jamel Brinkley e Daniel Gumbiner e Tommy Orange una delle matricole al libro d’esordio. Non ha l’hype di Tommy Orange, ma i racconti di Heads of the Colored People sembrano qualcosa di fresco e nuovo, anche se troppo legato ai tempi che stiamo vivendo hic et nunc. Il titolo è ripreso da James McCune Smith, un afro-americano abolizionista che usò la forma dei bozzetti per parlare di identità e cittadinanza. I racconti, o meglio, i bozzetti, i testi, i nonsocomechiamarli di Head of the Colored People usano un po’ quella tecnica, portandola però al di fuori della norma ormai consolidata della letteratura nera. I personaggi qui racchiusi sembrano un’evoluzione Millennial, o Xennials, Centennials dell’umanità descritta su Negroland da Margo Jefferson. Qui non c’è tanto traccia di subordinazione razziale, di ingiustizie sociali, di ghettizzazione, qui c’è il rapporto tra afro-americani e nuovi modelli sociali liquidi, nuove tecnologie, nuove dittature, nuove emarginazioni, come nello splendido “Suicide, Watch,” dove la protagonista si chiede quali sia il modo migliore per notificare il suo imminente suicidio agli amici di Facebook e ai seguaci di Twitter. Mi sbilancio: uno dei miei tre libri preferiti della lista, forse il più nuovo e più interessante dei dieci.

Il 10 Ottobre verranno selezionati 5 titoli finalisti. Il 14 novembre verrà annunciato il vincitore, che ho tanta paura sarà Tommy Orange, ma spero sia uno tra Lauren Groff, Nafissa Thompson-Spires e Sigrid Nunez.

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