Peripezie di un lettore

Che e come “Holden & Company” sia nato dalle ceneri di un blog è cosa che qualcuno sa già, e infatti la manciata di saggi che lo compongono tradiscono una loro natura discontinua, episodica e sebbene siano stati poi legati assieme in un discorso che ha una sua coerenza, sono forse più godibili se letti singolarmente, senza troppo badare al tutto che compongono.

Un tutto che comunque esiste, e nelle intenzioni è quello di seguire e delineare la fisionomia che ha preso negli ultimi anni il romanzo americano—in particolare quell’animale mitologico del Great American Novel—e fornire un quadro attendibile se non esaustivo della Letteratura Statunintense.

38630002_1061699877319944_1746458746231455744_nIl libro attacca, come promesso dal sottotitolo,  con un bel pezzo su Salinger e su Catcher in the Rye, preso a paradigma e spina dorsale di molti romanzi a venire e che ruoteranno attorno a quella stessa formula: “contrapposizione del singolo a una collettività ipocrita e conformista e conseguente alienazione, ricerca (spesso frustrata) di un più autentico senso dell’esistenza all’interno di un quadro di valori esclusivamente esteriori, illeggibilità dell’individuo in quanto entità autonoma e ben delineata al di fuori di un sistema di relazioni che inevitabilmente ne contaminano l’essenza.” Ne cita alcune incarnazioni (Revolutionary Road, The Bell Jar, Less Than Zero), ma si ferma troppo presto: perché lasciare fuori Harry “Rabbitt” Angstrom ? O non andare più a fondo sul Patrick Bateman di American Psycho(pezzo che on-line esisteva, anzi esiste ancora ed è qui), o il più recente Oscar Wao di Junot Díaz (anche questo è qui), cosa che avrebbe aperto l’analisi alla recente emorragia di immigrant fiction, tutta o quasi di stampo holdeniano. Poteva anzi allargare il raggio e estenderlo da Huckleberry Finn (di Mark Twain) a Huckleberry Finn (di Robert Coover) e avere un quadro ancora più esaustivo. O meglio avrebbe potuto, fosse stato pubblicato in Italia il secondo. Ma questa è un’altra storia.

Stesso problema per l’equivalente letterario del Mostro di Lochness: il Great American Novel. Pantarotto individua il grande fallimento della grande ambizione di Philipp Meyer su The Son, delinea una forma alternativa, o per lo meno non omologata, di Great American Novel nell’opera di Stephen King, ma lascia tutto sfumato, troppo aperto, orfano di pochi altri esempi di Grandi Romanzi Americani, riusciti e non, che avrebbero aiutato a arricchire il quadro.

La terza strada delineata (dopo GAN e romanzo holdeniano) è forse il punto più interessante del testo, ossia il nuovo romanzo rurale che nasce dall’elogio dell’antiribellione di Haruf. Mentre molti si lamentano di una presunta piattezza della letteratura americana del nuovo millennio, giudicata spesso sommariamente non all’altezza dei grandi massimalismi dei decenni precedenti (grossolanamente da Le periziea Infinite Jest), Pantarotto riesce invece a scorgere e a esaltare la nuova linea che ha dirottato il proprio interesse dall’ironia, dal post-moderno ma anche dall’epica del romanzo realista in stile Le correzioni, verso i territori del racconto del quotidiano, dell’esperienza più genuinamente umana, quelli di Haruf e Berry, e in generale dei libri che raccontano “la vita normale di persone come noi,” e che ci fanno capire “che, sì, poesia ed eroismo possono essere ingredienti costitutivi anche della quotidianità all’apparenza inerte e apatica che fa da sfondo alle nostre vite.” Sottovalutando forse il pericolo che tutto questo degeneri in un’altra insopportabile forma di lezioso minimalismo.

Ma nonostante questi tutto sommato piccoli difetti, difetti in senso etimologico e neutro di mancanze, Holden & Companyriesce benissimo a tirare le somme e delineare i contorni di una forma di romanzo ideale, un romanzo ben fatto che—seguendo la strada indicata da Chabon—sia anche intrattenimento (nel senso più nobile del termine), e che oltre che questo riesca anche a essere “qualcosa che sposti, magari anche lievemente, il mio punto di vista sul mondo, non che lasci intatto, insieme al mondo stesso, anche il modo in cui lo leggiamo.” Riesce a mostrare come la Letteratura sia l’insieme di queste opere ben riuscite, al di là dei generi, al di là dei pregiudizi, dei gusti e degli interessi mutevoli e soggettivi, e che sia tutta quella roba lì insieme, dove Wallace e Roth stanno insieme a King e Landsdale, dove esiste un ricambio naturale di generi che si auto-saturano e diventano temporaneamente sterili, e altre cose (come Paul Bowles o l’altro Burroughs) che stiamo riscoprendo o sarebbe il caso di riscoprire. Mette in guardia contro i “Maestrini di pagina 30” che affollano la blogosfera e la inquinano con «una scipita esternazione di “mi piace/non mi piace”» che appiattiscono la recezione che si ha di tutta la letteratura, fino a ridurla a uno scialbo campionario di gusti.

Holden & Company è un ottimo libro a metà tra la divulgazione e l’approfondimento tematico, scritto con un piglio franco e deciso, con un linguaggio affilato, accattivante e efficace. Tutto viene argomentato e esposto in modo chiaro e rigoroso e a ben vedere l’unico rammarico è che è troppo corto. Finisce presto e finisce prima che si abbia il tempo di chiedere all’autore le cose che questo libro ti fa venir voglia di chiedergli, tipo da dove iniziare a leggere Faulkner? E Steinbeck? E DeLillo? E dove vanno le anatre d’inverno quando il lago gela….

Luca Pantarotto, Holden & Company. Peripezie di letteratura americana da J. D. Salinger a Kent Haruf (Aguaplano, 2018).

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: